Un altro passo in avanti per l’ape volontaria e la Rita

Scritto il alle 08:49 da [email protected]

Con la pubblicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 settembre 2017, n. 150 sulla GU 17/10/2017, l’Ape volontaria fa un altro passo in avanti. Mancano solo le convenzioni con le banche e le assicurazioni, la circolare Inps e poi finalmente si potrà andare in pensione prima o integrare il reddito mensile continuando a lavorare.
Quella dell’ape volontaria è la classica invenzione all’italiana per salvare capra e cavoli, necessitata dalla richiesta sempre più pressante dei lavoratori dipendenti di poter andare in pensione prima dei limiti imposti dalla legge Fornero e dalla politica di austerity imposta dalla Ue che non avrebbe tollerato nessun ulteriore “splafonamento” oltre quello concesso per le leggi di bilancio 2016/2017 e anche 2018. L’invenzione è stata quella di poter concedere a tutti una cessione del V° dello stipendio a certe condizioni. Questa fu la pensata di Nannicini sottosegretario del governo Renzi confermata dal consigliere economico dell’attuale governo,Stefano Patriarca.
Finalmente, seppure con notevole ritardo, è stato portato a compimento un altro pezzo del complesso puzzle dell’Anticipo pensionistico, pensato come uno strumento indolore ( per lo Stato) ma oneroso per gli interessati, anche se non tutti.
I fruitori dell’ape presumibilmente si divideranno in due grosse categorie, coloro che una serie di motivazioni individuali non reggono più allo stress del lavoro e accettano qualsiasi capestro pur di poter andare “virtualmente” in pensione e quei dipendenti fruitori di un reddito medio alto o membri di un nucleo familiare plurireddito che sceglieranno di approfittare della possibilità di avere un prestito a tasso agevolato, continuando a lavorare.
L’operazione pensata nel 2016 e consacrata con la legge di bilancio 2017 doveva partire lo scorso maggio, ma meglio tardi che mai. L’atteso decreto tuttavia, anzicché calmare gli animi, per il periodo temporale in cui ha visto la luce, proprio in concomitanza del varo della manovra 2018, il rifiuto del blocco dell’ aumento dell’età pensionabile, il rinvio delle nuove norme sulla perequazione delle pensioni dal 2019 ed infine la bocciatura quasi totale di tutte le domande di ape sociale, il tutto condito dall’affermazione che la previdenza non è una priorità, li ha ulteriormente rinfocolati. Le risultanze dell’ape sociale poi supera ogni pessimistica previsione previsione. Il direttore generale dell’Inps Gabriella Di Michele, durante l’audizione alla commissione Lavoro della Camera, ha dichiarato che delle 39.721 domande presentate , ne sono state accolte solo 13.601, mentre quelle respinte sono state 25.895. Ci sono poi 425 domande che sono ancora in istruttoria. Per quanto riguarda l’Anticipo pensionistico per i precoci, le domande presentate sono state 26.251, quella accolte 7.356 e quelle respinte 18.411, con ancora 484 domande in istruttoria. Complessivamente, quindi, le domande respinte sono più della metà  e nel caso dei lavoratori precoci si supera il 70% dei casi di respingimento.

Andrà meglio cone l’ape volontaria? Come si sa possono chiedere l’ape i dipendenti che al 30 aprile 2017 avevano 20 anni di contributi e 63 di età. Coloro che hanno maturato i requisiti in una data compresa tra
il 1° maggio 2017 e la data di entrata in vigore del presente decreto ( 18/10/2017, come certificata dall’INPS ai sensi dell’articolo 5, possono richiedere, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore del  decreto attuativo, cioè entro il 17/4/2018, la corresponsione di tutti i ratei arretrati maturati a decorrere dalla data di maturazione dei requisiti. Ricevuta la domanda l’Inps certifica ciò che il lavoratore avrà di pensione in futuro e, su queste basi. comunicherà il minimo e il massimo che l’interessato potrà richiedere. Su questo’ultimo fronte, se l’importo minimo richiedibile sarà di 150 euro mensili, quello massimo non potrà superare il 75% se intercorrono non meno di 36 mesi fra la data di presentazione della richiesta di certificazione e l’età di pensionamento di vecchiaia, l’80% se intercorrono da 24 a meno di 36 mesi, l’85% da 12 a meno di 24 mesi, il 90% se intercorrono meno di 12 mesi.
C’è un ulteriore paletto: la rata di ammortamento non deve essere superiore al 30% della pensione, calcolando anche eventuali altri prestiti in corso, debiti erariali, assegni divorzili o di mantenimento dei figli. Il calcolo si effettua al netto dell’imposta sui redditi e dell’addizionale regionale, e al lordo dell’addizionale comunale.
Sul sito dell’INPS verrà pubblicato uno strumento per simulare gli importi dell’APe spettante in base alla pensione maturata.

Il decreto dettaglia poi le regole per la non cumulabilità con pensioni dirette. Chi percepisce un trattamento previdenziale diretto non può accedere all’Ape volontaria (e questo era già previsto dalla norma primaria). Se la pensione viene maturata invece durante l’Ape, si interrompe il beneficio, di ridetermina la rata di ammortamento, e la compagnia assicurativa restituisce la parte di premio non goduta.
E’ stata inoltre confermata la clausola di allungamento qualora fossero modificati i requisiti di pensionamento, nel 2019. Come sappiamo dal 2019 l’età di vecchiaia per andare in pensione potrebbe slittare a 67 anni in virtù dell’adeguamento dalla speranza di vita. In tal caso la rata di ammortamento del prestito potrà essere rideterminato. Il lavoratore potrà, al momento della domanda, indicare se avvalersi o meno di tale facoltà.
E’ prevista anche la possibilità, per il lavoratore che ha sottoscritto l’ape volontaria, di estinguere il prestito bancario prima del tempo.
La partenza dell’Ape fa partire anche la cosiddetta Rita, la rendita anticipata integrativa temporanea.
Infatti coloro che hanno diritto all’ape volontaria e sono iscritti ad una forma di previdenza complementare possono chiedere congiuntamente o alternativamente l’anticipo della rendita complementare così da ridurre i costi ed avere complessivamente un assegno maggiore.

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