White hair economy, una risorsa per il Paese

Scritto il alle 09:22 da cli[email protected]

Mentre diventa sempre più stringente il confronto governo sindacati per regolamentare in maniera diversa l’aumento automatico dell’età pensionabile, non possiamo ignorare che una parte rilevante della popolazione ha un’età anagrafica molto alta che non è sempre negativo ma contiene come vedremo molta positività. Sull’aumento dell’età pensionabile  proprio ieri c’è stata una nuova apertura del governo s. In pratica l’Esecutivo propone che dal 2021 l’aspettativa di vita è calcolata considerando la media del biennio 2018-2019 confrontata coi due anni precedenti. In caso di aumento della vita media l’incremento dell’età verrebbe applicato dal 2021-2022, se il risultato è negativo questo non dà luogo ad una riduzione dell’età ma verrebbe invece «scalato» nel biennio successivo (2023-2024).

Ma torniamo a coloro che hanno i capelli bianchi. Attualmente il 28% della popolazione ha un’età superiore a 60 anni che diventeranno circa il 40% nel 2040. Considerando che l’età media al pensionamento è di 63 anni, si deduce che i due terzi di costoro sono anche pensionati.
Nella vulgata comune, più simile ad una fake news che ad una notizia oggettiva, i pensionati italiani, specie quelli andati via con il sistema retributivo o misto o con una pensione di anzianità, sono dei privilegiati, quasi una specie di casta che si affianca alle altre che usufruisce  immeritati privilegi a danno dell’economia nazionale e soprattutto dei giovani che per colpa loro, quando arriverà il loro turno pensionistico, avranno pensioni al limite della sussistenza. Fake news appunto.
Innanzitutto i pensionati con la pensione hanno “indietro” i contributi versati durante la loro carriera lavorativa e con il processo continuo dell’innalzamento dell’età non è detto che riescano a spendere tutto il montante accumulato, nonostante il convincimento contrario, poi restituiscono alla collettività parte delle loro pensioni come irpef, perché in Italia, diversamente dagli altri paesi della Ue che hanno una tassazione ridotta, i pensionati sono soggetti ad una tassazione ordinaria. Solo per gli iscritti alla previdenza complementare la rendita è tassata dal 15% al 9%. I pensionati italiani, che non possono sfuggire al fisco, hanno un’aliquota media del 27%. Sulla previdenza complementare dei pubblici dipendenti il governo ha proposto la parificazione del trattamento fiscale della previdenza complementarecon i dipendenti del settore privato ed un meccanismo di silenzio assenso per i nuovi assunti in modo da portare le adesioni dall’attuale 4 al 20%.
Gli anziani  sono innanzitutto dei consumatori e alimentano tutta un’economia che ruota attorno ai loro bisogni.
Non un costo per la collettività, ma al contrario una risorsa. Secondo una ricerca di Itinerari previdenziali il valore aggiunto prodotto dalla White hair economy sarebbe quantificabile in almeno 43,4 miliardi di euro (dato riferito al 2014).
Oltre alle attività classiche finanziarie e assicurative, gli indicatori del suo enorme potenziale economico, considerando i per intero tutti i settori in cui esercita un impatto diretto,come “sanità e assistenza sociale” il settore principalmente interessato senza cioè fare alcuna ponderazione della domanda espressa dagli over, il valore aggiunto prodotto sale addirittura a quota 122,5 miliardi.
Dobbiamo aggiungere  il social housing ma anche i viaggi, lo svago, cultura e tempo libero. Basti pensare che, per quel che riguarda i consumi culturali, gli anziani presentano nel complesso consumi simili o di poco inferiori alle altre fasce di popolazione, mentre fatte 100 le vacanze brevi o lunghe, gli over 65 rappresentano il 15-16% dei vacanzieri (e il 22% della popolazione). Che le attività economiche finalizzate a dare risposta ai bisogni legati all’allungamento della vita possano costituire una risorsa per il Paese è confermato anche dalle stime riguardanti l’impatto in termini occupazionali: infatti Itinerari previdenziali stima i lavoratori che gravitano attorno al soddisfacimento dei bisogna sopraccennati, stima un aggregato pari a 2,5 milioni di posizioni lavorative, non solo medici, assistenti sociali, care giver, operatori finanziari e del tempo libero cui bisogna aggiungere  architetti, ingegneri, operatori già da ora impegnati nel co-housing per superare la ghettizzazione delle attuali case albergo, come quelle gestite dall’Inps, oppure le RSA, le Residenze sanitarie per anziani che molte volte si sono rivelati dei veri lager anche se le rette sono molto elevate.
Già ora la platea di imprese riconducibile alla “Economia dei capelli bianchi” sarebbe quantificabile in almeno 251mila, valore che sale a 675mila, laddove si tenga ancora una volta conto per intero di tutti i settori su cui la White hair economy esercita un impatto diretto.

Uno studio del Censis già nel 2015 (Censis e Future Concept Lab nell’ambito dell’evento “Il buon valore della longevità. Dagli scenari alle soluzioni”), affermava che i consumi trainati dagli anziani fanno girare l’economia più dei giovani.
Per la prima volta la spesa per consumi delle coppie con un capofamiglia anziano (di 65 anni e oltre) è superiore (e non di poco: circa 1.200 euro l’anno in più) a quella delle coppie con a capo un giovane di 18-34 anni. E negli anni della crisi (2009-2014) gli anziani che vivono soli hanno aumentato la spesa per consumi del 4,7% in termini reali, mentre quella dei millennials single è andata a picco (-12,4%), così come la spesa media delle famiglie italiane nell’insieme (-11,8%).
Cura della salute e aiuti ai figli e nipoti sono i canali tradizionali di intervento degli anziani, ma ora si aggiunge la formazione e lo sport, vedi le università e lo sport per la terza età. La potenza di spesa che gli anziani sostengono di tasca propria ammonta a 13 miliardi di euro per far fronte con risorse proprie a bisogni non coperti dal welfare pubblico. Anche perché con il pensionamento vengono a cessare quasi tutti i benefici legati al neo welfare aziendale, a cominciare dall’assistenza sanitaria integrativa, che non è integrativa per niente, ma in molti casi sostitutiva del SSN! Gli anziani inoltre spendono 2,7 miliardi di euro l’anno per attività formative proprie o di membri della famiglia (magari un corso di inglese o di violino per un nipote). In totale, sono 7 milioni gli anziani che contribuiscono con i propri soldi al benessere della famiglia, di figli o nipoti, anche finanziando consumi altrui.
Apparentementei in controtendenza rispetto alla battaglia per bloccare l’adeguamento automatico dell’età pensionabile, molti pensionati manifestano una forte voglia di lavorare, voglia di reddito. Ma dopo aver acquisito la pensione però. Il che non è paradossale. I lavoratori dipendenti sentono come forche caudine i limiti di età della Fornero e pertanto vogliono poter stabilire, ad un’età accettabile , quando uscire dal mondo del lavoro e quelli che hanno ancora forza e volontà,lavorano non solo per disporre di una quota di reddito aggiuntiva, ma anche per vincere l’inedia . Molti sono costretti a lavorare perché hanno ancora i figli a spasso o alle prese con lavoretti precari. In questo caso, e non sono pochi, fanno di necessità virtù. Sono 3,2 milioni quelli che già lavorano regolarmente o di tanto in tanto mentre molti proveranno ad avviare un’attività autonoma.

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