Lo scontro sulle pensioni

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A conclusione del confronto svolto con le Organizzazioni sindacali sugli interventi di natura sociale e previdenziale da inserire nella manovra di bilancio per l’anno 2018, ieri si è consumato l’ennesimo strappo sul fronte sindacale che ha visto la Cgil da una parte e le altre organizzazioni dall’altra. Giusto per ricordare, nel settembre del 2016 fu firmato un verbale “condiviso” fra il governo e i sindacati diviso in due fasi: Una prima con le misure recepite nella finanziaria del 2017 con la possibilità di andare in pensione prima, la seconda conteneva l’attuazione di altre misure come la pensine ai giovani, il rilancio della previdenza complementare, eccetera.  Rispetto alla cosiddetta fase due il governo ha dato delle risposte, ma non proprio quelle ipotizzate alla fine del 2016, specie sulle pensioni ai giovani ( solo delle parole molto generiche)  mentre la fase uno, incentrata  sulla flessibilità in uscita  non ha dato nessun apprezzabile risultato nel corrente anno, in quanto le “Apivolontarie, sociali e aziendali,  previste sono rimaste ben tappate nei loro alveari e quelle che sono volate via sono un numero veramente striminzito ( vedi l’ecatombe delle domane di ape sociale). C’è di che lamentarsi insomma,anche se c’è sempre chi pensa che è meglio il poco che il niente..
Nel corso della riiunione il Governo ha ricordato come nel disegno di legge di bilancio 2018 si prevede  l’ampliamento di alcune misure che, pur nei ristretti margini di bilancio  prevede, sul tema della valorizzazione del lavoro di cura, un primo riconoscimento concreto  con l’introduzione di un requisito contributivo ridotto per le lavoratrici con figli per ottenere l’Ape sociale per il 2018, beneficio esteso anche alle lavoratrici che hannno il sistema di calcolo etributivo e misto, mentre sulla perequazione   sarà ripristinato, a partire dal 2019, il  meccanismo di rivalutazione dei trattamenti pensionistici basato su “scaglioni di importo”.

Inoltre,  con riguardo ai temi individuati nell’ambito del documento dell’accordo sindacale 28 settembre 2016, il Governo si è impegnato a proporre l’adozione, ove necessario con norma di legge, delle seguenti misure:

1)  sul tema del rapporto tra demografia e previdenza, a fronte dell’innalzamento dell’età pensionabile per il 2019 all’incremento della speranza di vita , con effetto dallo scatto biennale del 2021, la revisione  del meccanismo di calcolo, attraverso le seguenti modifiche:

– l’assunzione per il calcolo dell’adeguamento della media della speranza di vita nel biennio di riferimento rispetto a quella del biennio precedente;
– l’assorbimento di un’eventuale riduzione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento, da portare in riduzione dell’adeguamento successivo;
– la fissazione di un limite massimo di tre mesi per ciascun adeguamento futuro, da riassorbire nell’ambito dell’adeguamento successivo qualora sia registrato un incremento superiore;
2) l’immediata esenzione di 15 categorie di occupazioni particolarmente gravose dall’innalzamento previsto per il 2019 per la pensione di vecchiaia e della pensione anticipata: 11 categorie già individuate ai fini dell’Ape sociale e 4 categorie aggiuntive (operai e braccianti agricoli, marittimi, addetti alla pesca, siderurgici di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non ricompresi tra i lavori usuranti. L’esenzione è condizionata allo svolgimento di attività gravose da almeno sette anni nei dieci precedenti il pensionamento, nonché, al fine degli effetti per il requisito anagrafico, al possesso di un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni;
3) ai fini della rilevazione su base scientifica della gravosità delle occupazioni, anche in relazione all’età anagrafica dei lavoratori, l’istituzione di una Commissione tecnica di studio presieduta dal presidente dell’ISTAT e composta da rappresentanti del MEF, del Ministero del lavoro, del Ministero della salute, di ISTAT, INPS e INAIL, con la partecipazione di esperti indicati dai Sindacati e la Confindustria e la consultazione di esperti e accademici di istituzioni nazionali, comunitarie e internazionali. La Commissione conclude i lavori entro il 30 settembre 2018 ed entro i dieci giorni successivi il Governo presenta al Parlamento una relazione sugli esiti dei suoi lavori;
– sul tema della previdenza complementare, l’introduzione di incentivi idonei a incrementare significativamente la percentuale di adesione dei lavoratori del settore pubblico, in particolare attraverso:
4) la parificazione della tassazione sulle prestazioni di previdenza complementare per i dipendenti pubblici al livello di quella dei privati;
5) la previsione, con norma di legge, di forme di adesione basate anche su sistemi di silenzio-assenso, destinate ai pubblici dipendenti che saranno assunti in futuro. Tali forme devono garantire l’ampia e trasparente informazione dei soggetti alle quali sono dirette;
6) con riguardo all’esigenza di approfondire la comparazione della spesa previdenziale a livello intemazionale, l’istituzione di un’apposita Commissione tecnica di studio presieduta dal presidente dell’ISTAT e composta da rappresentanti del Mef, del Ministero del lavoro, del Ministero della salute, di ISTAT, INPS e INAIL, con la partecipazione di esperti indicati dai Sindacati e Confindustria e la consultazione di esperti e accademici di istituzioni nazionali, comunitarie e intemazionali. La Commissione conclude i lavori entro il 30 settembre 2018 ed entro i dieci giorni successivi il Governo presenta al Parlamento una relazione sugli esiti dei suoi lavori.
7) Al fine di consentire un più largo accesso agli ammortizzatori sociali finanziati dal FIS (Fondo di integrazione salariale), il Governo si impegna a incrementare il limite normativo di erogabilità delle prestazioni da 4 a 10 volte l’ammontare dei contributi dovuti da ciascuna azienda richiedente la prestazione.
Il Governo si è impegnato altresì a garantire:
–  rideterminazione per il 2018 e gli anni successivi dell’APE sociale e per i lavoratori precoci nell’ambito dei limiti di spesa programmati, l’utilizzo delle risorse già stanziate per le medesime annualità, nonché:
8) all’ampliamento della platea alle nuove categorie di attività gravose;
9) all’allargamento, di un anno per ogni figlio entro il limite massimo di due anni, dei requisiti di accesso alle prestazioni per le lavoratrici con figli, volto ad avviare il processo di superamento delle disparità di genere e dare primo riconoscimento al valore sociale del lavoro di cura e di maternità svolto dalle donne;
10) la proroga e in prospettiva la messa a regime dell’istituto dell’Ape sociale.
11) della sostenibilità sociale dei trattamenti pensionistici destinati ai giovani, al fine di assicurare l’adeguatezza delle pensioni medio-basse nel regime contributivo, con riferimento alla flessibilità sia per la pensione anticipata che per quella di vecchiaia;
12) dello sviluppo della previdenza complementare nel settore privato nell’ambito di un confronto aperto anche alle rappresentanze delle organizzazioni dei datori di lavoro.

Forse i punti di maggior caduta sono proprio gli ultimi tre in quanto si evidenziano come propositi programmatici ma non come norme precettive, cioè vincolanti e produttive di effetti concreti.

 

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