Covip: gli iscritti hanno superato gli otto milioni

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Sono 8.145.572 gli aderenti alle forme di previdenza complementare a settembre 2017. Lo rende noto la Covip nel suo aggiornamento dei principali dati statistici fino allo scorso settembre. Erano 7.787.488 a dicembre 2016. L’incremento percentuale è del 4,6%, non eclatante ma comunque significativo atteso il clima di incertezza che grava su tutto il blocco previdenziale/pensionistico complessivo. Incremento che sta a dimostrare come sempre più lavoratori si convincono che è ora di mettere le mani nella propria tasca e pensare da sé ad irrobustirsi la pr4opria futura pensione perché è difficile che nel futuro ci sarà una situazione più rosea almeno a livello previdenziale.
Le adesioni
A fine settembre 2017 il numero complessivo di iscritti a forme di previdenza complementare, incluse le duplicazioni di coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, è di 8,145 milioni; al netto delle uscite, la crescita dall’inizio dell’anno è stata di circa 358.000 unità (4,6 per cento). Nei fondi negoziali si sono registrate 135.000 iscrizioni in più rispetto alla fine del 2016 (5,2 per cento), portando il totale a fine settembre a 2,733 milioni. Su tale incremento ha influito l’avvio del meccanismo di adesione contrattuale da parte del fondo rivolto ai lavoratori del settore autostrade e del fondo destinato ai dipendenti delle aziende del gruppo Ferrovie dello Stato; in parte è anche dovuto agli effetti dell’esperienza di adesione contrattuale a suo tempo avviata per i lavoratori del settore edile, senza che vi sia stato finora un corrispondente incremento dei contributi. Nelle forme pensionistiche di mercato offerte da intermediari finanziari, le adesioni sono aumentate di 77.000 unità nei fondi aperti (6,1 per cento) e di 148.000 nei PIP “nuovi” (5,2 per cento); il totale complessivo a fine giugno è, rispettivamente, di circa 1,336 milioni e 3,017 milioni.

Le risorse in gestione
A fine settembre 2017 il patrimonio accumulato dalle forme pensionistiche complementari ammonta a 157,5 miliardi di euro; il dato non tiene conto delle variazioni nel periodo dei fondi pensione preesistenti e dei PIP “vecchi”. Le risorse dei fondi negoziali ammontano a 48,5 miliardi di euro, in crescita del 5,6 per cento. I fondi aperti dispongono di un patrimonio di 18,5 miliardi e i PIP “nuovi” di 26 miliardi; l’incremento nei nove mesi dell’anno è stato, rispettivamente, del 7,9 e del 9,7 per cento.

I rendimenti
Dall’inizio del 2017 i rendimenti aggregati, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, sono stati in media positivi per tutte le tipologie di forma pensionistica. I fondi negoziali e i fondi aperti hanno reso in media, rispettivamente, l’1,8 il 2,7 per cento; per i PIP “nuovi” di ramo III, il rendimento medio è stato inferiore e pari all’1,1 per cento. Nello stesso periodo il TFR si è rivalutato, al netto dell’imposta sostitutiva, dell’1,4 per cento. In media i risultati più elevati si sono registrati per le linee di investimento azionarie, per effetto dell’intonazione nel complesso positiva delle borse mondiali. L’andamento dei mercati obbligazionari, sui quali hanno continuato a prevalere tassi di interesse su livelli storicamente bassi anche se in leggera risalita, ha portato a rendimenti marginalmente negativi per gran parte dei comparti obbligazionari puri e a rendimenti modesti per gli altri comparti obbligazionari e per i garantiti.
Intanto si segnala che nella manovra di bilancio 2018 in discussione al Senato si prevede o quanto meno più prudentemente si spera in un forte rilancio delle adesioni ai fondi di previdenza complementare del Pubblico Impiego a seguito della prevista equiparazione delle regole fiscali che lo vedeva svantaggiato.
Da segnalare infine un emendamento primo firmatario il Senatore Franco Panizza, segretario politico del PATT – Partito Autonomista Trentino Tirolese, sul quale il governo ha dato il suo assenso che prevede l’automatica adesione i contratti e gli accordi collettivi di livello nazionale prevedano l’adesione dei lavoratori ad un fondo integrativo nazionale di categoria, nelle province di Trento e di Bolzano può essere prevista, con accordi territoriali o aziendali, la possibilità per i lavoratori di aderire al fondo integrativo territoriale (emendamento 23.0.31). In sostanza un ulteriore aiuto a Laborfonds.

c.l.

 

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