I possibili investimenti previdenziali nei nuovi scenari geoeconomici

Scritto il alle 09:18 da [email protected]

Itinerari Previdenziali, coordinato dal prof Alberto Brambilla, ha svolto lo scorso 30 novembre il suo Convegno di fine anno. .L’appuntamento che, ormai da tradizione, conclude le annnuali attività istituzionali  di Itinerari Previdenziali si è posto l’obiettivo di offrire agli amministratori e gestori dei patrimoni previdenziali, fondazioni e a tutti gli interessati agli investimenti della previdenza complementare, di un possibile quadro anticipato delle previsioni economiche per i prossimi anni, fornendo indicazioni sulla sempre più complessa e interconnessa situazione geopolitica e finanziaria che caratterizza l’attuale fase internazionale. Il Convegno ha costituito, quindi, un’occasione per volgere uno sguardo al futuro, alle aspettative per il nuovo anno e per il medio termine, nonché alle opportunità che si profilano per gli investimenti al fine di accrescere i patrimoni previdenziali.
Il tema di quest’anno prosegue il ragionamento fatto nelle edizioni precedenti: QE, inflazione e tassi di interesse influenzeranno le politiche di investimento. Avendo acquisito l’uscita dalla crisi anche se in Italia non solo siamo ancora a metà del guado, ma i tre fattori sopramenzioonati possono cambiare radicalmente..
Gli indicatori volgono “al bello”. In Italia, il 2016 si è chiuso con una media quinquennale del Pil pari a 0,514%, un’inflazione pari a -0,10% e un TFR pari a 1,5%. Questi tre parametri sono stati superati dai rendimenti dei fondi negoziali (2,7%), aperti, (2,2%) e Pip unit linked (3,6%), con spread tra parametri obiettivo e rendimenti che si sono ridotti negli ultimi anni. Nel terzo semestre del 2017, l’inflazione – dopo la puntata di aprile a + 1,9% – si è attestato attorno a 1,30%, la media quinquennale del PIL a + 0,8% (entrano in media i Pil negativi del 2012 e 2013) e il TFR a 1,6%. Benchmark certamente non facili da battere sia per i gestori sia per i Fondi Pensione (lato TFR) e per le Casse (lato inflazione) e che, certamente, influenzeranno le politiche di investimento in questo difficile periodo di “tassi zero” o negativi, tanto più che, per il 2018, la media quinquennale del PIL si attesterà attorno all’1,05%, il Pil nominale al 3% e l’inflazione attorno all’1,8% (Def 2017). Quali strategie utilizzare allora?
Occorrerà aumentare l’esposizione ai cosiddetti FIA (investimenti alternativi), Noti soprattutto come fondi hedge (o fondi speculativi), i fondi alternativi si distinguono dai prodotti “tradizionali” perché hanno la possibilità di investire in una gamma di strumenti più ampia rispetto agli altri fondi comuni.

La regolamentazione dei fondi alternativi tuttavia  prevede vincoli specifici per la strategia di gestione e per la scelta dell’asset allocation. Proprio per questo motivo sono considerati strumenti con un profilo di rischio/rendimento non adatto a tutte le tipologie di clientela ( ad esempio i fondi pensione chiusi).
Ora però così alternativi non sono più, perché sempre più spesso coincidono con l’economia reale. Occorrerà, però, anche una revisione delle gestioni tradizionali a benchmark (i classici mandati obbligazionari, misti o bilanciati) e quindi  una maggiore apertura ai costi in linea con le complessità di questi nuovi mandati, anche perché non è praticabile un utilizzo di investimenti alternativi oltre una certa soglia, comunque aumentata nel tempo. Occorrerà innovare nelle strategie tradizionali e selezionare al meglio quelle alternative. In attesa che il Governo riveda l’eccessiva pressione fiscale sui rendimenti degli investitori istituzionali, specificando meglio la tassazione sul 5% degli investimenti in economia reale e prevedendo anche per questi soggetti i PIR istituzionali legati non solo ai titoli, e possibilmente alle iniziative di sviluppo delle singole categorie.

Su tutto conterà molto come si posizioneranno gli eventi economici nello scacchiere mondiale, a partire dall’Europa. Che succederà con la Brexit ma prima ancora si farà un governo in Germania? Per non parlare degli scenari possibili in Italia dopo le le elezioni politiche del 2018. Sono tutte incognite da far tremare i polsi a qualsiasi prudente investitore, ma che possono essere in parte superate dal consolidamento della ripresa in casa nostra. I fondi possono contribuire molto iniettando risorse fresche nella nostra economia in ripresa ed un’accorta politica fiscale di supporto sarebbe quanto meno auspicabile.

 

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