La complementare e la pensione flessibile

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Secondo l’OCSE, la pensione flessibile è un’arma a doppio taglio per i governi. .
Finita la fase acuta della crisi economica e iniziata ormai la ripresa a livello globale, stanno riemergendo nel dibattito pubblico, in controtendenza rispetto all’invecchiamento della popolazione e ai connessi problemi di stabilità finanziaria le richieste di regole pensionistiche più flessibili sull’età pensionabile. Ormai la resistenza al continuo innalzamento dell’età pensionabile è un dato generalizzato,  afferma l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) – in inglese Organisation for Economic Cooperation and Development (OECD), un’organizzazione internazionale di studi economici dei paesi comunemente individuati come sviluppati perché hanno in comune un’economia di mercato. Lo dimostra il recente abbassamento del limite di età stabilito in 60 anni in Polonia, che diversamente dal passato non ha provocato nessuno strepito particolare.
L’Ocse è l’organizzazione svolge prevalentemente un ruolo di assemblea consultiva che consente un’occasione di confronto delle esperienze politiche, per la risoluzione dei problemi comuni, l’identificazione di pratiche commerciali e il coordinamento delle politiche locali e internazionali dei paesi membri.
Dal punto di vista di alcuni politici e sindacati, il pensionamento flessibile aumenta il benessere delle persone,  anzi induce perfino a lavorare volontariamente più a lungo, contribuendo così ad incrementare le loro pensioni future e in parallelo aumentando le entrate fiscali, perché le rendite pensionistiche sono comunque soggette al fisco, anche se il peso varia da Stato a Stato.
Tuttavia un’eccesiva anticipazione pensionistica può comportare ai richiedenti dei rischi, per la sottovalutazione dei loro bisogni finanziari futuri, potendosi trovare in  povertà in età avanzata.

L’ultima edizione di Pensions at a Glance, evidenzia come il pensionamento flessibile è possibile e non deve essere scoraggiato, anche perché nonostante sembra ci sia una pressione eccessiva in tal senso, a conti fatti, le richieste individuali sono relativamente basse.
Secondo l’OCSE, in Europa circa il 10% delle persone di età compresa tra 60-64 e 65-69 cumulano il reddito da lavoro con la pensione e rappresentano, uno su cinque e uno su otto, nelle rispettive fasce d’età. La percentuale media di lavoratori di età superiore ai 65 anni che lavoravano part-time nei paesi dell’OCSE è rimasta stabile al 50% negli ultimi 15 anni. Il basso ricorso al pensionamento flessibile è dovuto a impedimenti esistenti al di fuori del sistema pensionistico, come la discriminazione basata sull’età da parte dei datori di lavoro e i limiti all’autonomia delle persone nel decidere quando andare in pensione.
Per risolvere queste barriere, i governi devono integrare le misure di politica pensionistica con politiche più ampie del mercato del lavoro e rendere adeguate le rendite da pensione.
Le sfide della sostenibilità finanziaria e dell’adeguatezza delle pensioni significano che è ancora necessaria un’azione coraggiosa da parte dei governi“, ha affermato il segretario generale dell’OCSE, Angel Gurría. “Il mondo del lavoro sta cambiando rapidamente ed i responsabili delle politiche devono garantire che le decisioni prese oggi ne tengano conto nel definire i nostri sistemi pensionistici e di protezione sociale “.
Il ritmo delle riforme pensionistiche è rallentato negli ultimi due anni poiché il miglioramento delle finanze pubbliche ha allentato parte delle pressioni dirette a riforme di carattere penalizzanti.
Secondo la legislazione attualmente in vigore, entro il 2060 l’età normale di pensionamento aumenterà in circa la metà dei paesi dell’OCSE, mediamente di 1,5 anni per gli uomini e di 2,1 anni per le donne, raggiungendo poco meno di 66 anni. La futura età pensionabile andrà da 60 anni del Lussemburgo, Slovenia e Turchia a 74 in Danimarca. Aumentare l’età pensionabile è fonte di tensione. In Italia, i partiti politici promettono di abbassare l’età pensionabile statale e aumentare le prestazioni pensionistiche, mentre nei Paesi Bassi c’è una forte opposizione alla decisione del governo di innalzare l’età pensionabile statale a 67 nel 2021.
Anche in Italia, che ha al momento l’età pensionabile più elevata nella UE,  la politica previdenziale ha imboccato questa strada sia pure in maniera che sembra più frutto di estemporaneità che di programmazione nel lungo periodo. La futura legge di bilancio 2018 comunque viaggia in tal senso., mentre si registrano i fallimenti delle politiche di flessibilizzazione introdotte con la legge di bilancio 2017, vedi l’Ape sociale e l’Ape volontaria.
La flessibilità, consentendo di poter andare in pensione prima incide sui montanti contributivi sui quali viene calcolata la rendita. Occorre, che di tasca propria i lavoratori facciano uno sforzo aggiuntivo. Utilizzandeo forme di previdenza privata, cioè la pensione complementare per rimpinguare i propri montanti..
Il ruolo della complementare nei paesi OCSE
Le pensioni private svolgono un ruolo importante in circa la metà dei paesi aderenti all’OCSE. Per i regimi obbligatori, la media Ocse dei tassi di sostituzione lordi di un pensionato medio che gode del solo  sistema pensionistico pubblico,  è del 41%, rispetto al 53% delle pensioni gestite da sistemi privati. Per otto paesi dell’OCSE, dove sono diffuse le pensioni private integrative su basi volontarie, il tasso di sostituzione medio è del 63% riferito ad un lavoratore medio che sceglie di aderire rispetto al tasso medio del 37% riferito alla sola pensione pubblica obbligatoria.
In Australia, Danimarca, Islanda e Norvegia la previsione di tassi di sostituzione della pensione pubblica molto bassi è  spesso accompagnata dall’obbligo della previdenza privata. In Cile, in Messico, nella Repubblica Slovacca e Svezia,  parte della previdenza pubblica è stata sostituita da sistemi obbligatori privati.
Canada, Irlanda, Regno Unito e gli Stati Uniti hanno da tempo pensioni pubbliche relativamente basse e diffuse forme volontarie complementari.
Tra le altre principali economie, le pensioni pubbliche sono obbligatorie in Argentina, Brasile, Cina, India, Indonesia, la Federazione Russa e Arabia Saudita. Il Sudafrica costituisce un’eccezione avendo solo regimi privati volontari.
Pensioni private obbligatorie
Le pensioni private obbligatorie esistono in 12 paesi. Danimarca, Paesi Bassi e Svezia includono sistemi di pensioni private, un po’ come le casse dei professionisti privatizzate da noi, che danno una copertura quasi universale.
In Islanda, Paesi Bassi e Svizzera, i fondi pensione privati sono principalmente a prestazioni definite, mentre nell’altri paesi sono a contribuzione definita. I Tassi di sostituzione derivanti da schemi privati obbligatori vanno dal 6% della Norvegia a oltre il 60% in Danimarca, Islanda e Paesi Bassi. In tutti gli altri paesi sono compresi tra il 18% e il 34%, con i’eccezione di Israele al 49%. In Italia si punta ad un tasso integrativo fra il 10 ed il 20% per mantenere il tasso di sostituzione dell’80% vigente prima della riforma Dini.
Pensioni private volontarie
Si presume che i lavoratori aderenti ai fondi pensione privati a carattere volontarie abbiano una carriera piena nel fondo. Le forme di previdenza  includono sia i fondi di categoria sia le assicurazioni individuali
Le pensioni private volontarie per Belgio, Canada, Germania, Irlanda, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti hanno un tasso di sostituzione medio del 60% rispetto al 36% quando sono considerati solo considerati gli schemi obbligatori. La componente volontaria ha il maggiore impatto sul tasso di sostituzione (oltre 30 punti percentuali) nel Regno Unito, Stati Uniti e Irlanda). In Italia il tasso di sostituzione medio  nel sistema contributivo è del 55% mentre con l’adesione alla complementare può arrivare anche all’80%. Bisogna notare a chi fa… notare che l’Italia è il paese a più basso tasso di adesione agli schemi privati,  che da noi esiste l’istituto del trattamento di fine rapporto, unico al mondo che può essere definito come antesignano della previdenza complementare. Poi bisogna aggiungere un tentativo altrettanto indedito nel panorama mondiale come l’introduzione della Rita, la rendita integrativa temporanea anticipata, vigente solo  teoricamente, perchè di fatto non è ancora operativa, nonchè la rendita tempranea complementare. In sostanza si tratta di tentativi di mettere a carico degli interessati, un pò comel’Ape volontaria, anch’essa non ancora partita, dei para ammortizzatori sociali.

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