I fondi negoziali vanno forte ma investono poco in Italia

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Università Luiss Roma

Il 12 dicembre 2017 si è tenuto a Roma presso l’Università Luiss l’Assemblea annuale dei Fondi Pensione negoziali di categoria con un parterre ricco e variegato parterre in rappresentanza delle forze istitutive dei fondi stessi. Le forme di previdenza complementare italiane si dividono sostanzialmente in due blocchi: i fondi chiusi o di categoria istituiti dai datori di lavoro e rappresentanze dei sindacati e i fondi aperti istituiti da banche, società di assicurazione, Sim. Poi ci sono i Pip, i piani assicurativi individuali sempre gestiti da assicurazioni. Hanno partecipato Luigi Abete, presidente della Luiss, Giovanni Maggi presidente di Assofondipensione, Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, Carmelo Barbagallo, segretario generale della UIL, Mario Padula, presidente Covip, Pierpaolo Baretta sottosegretario del Mef, Giuliano Poletti, ministro del lavoro e Roberto Ghiselli vice presidente di Assofondipensione. Maggi ha illustrato il Rapporto annuale dell’associazione ricco di dati e di spunti di riflessione.
Assofondi raggruppa 32 i fondi pensione  istituiti, su base nazionale o regionale, nei principali comparti produttivi. I 2,67 milioni di aderenti, comunque cresciuti del 12% negli ultimi tre anni grazie all’adesione automatica per via contrattuale in alcuni settori; gli oltre 47 miliardi di euro di risorse accumulate e destinate alle future prestazioni; il rendimento medio quasi del 3% negli ultimi anni, con i costi più bassi in assoluto, dimostrano che l’Associazione, a 14 anni dalla sua costituzione, ha saputo lavorare con efficacia per coordinare e valorizzare al meglio la crescita e il lavoro dei fondi pensione negoziali.
Importante è stato il supporto dell’Associazione anche alla tenuta del sistema rispetto ad alcuni interventi del Governo, come l’incremento della tassazione sui rendimenti nel 2014 (dall’11% al 20%) e la previsione del TFR in busta paga per il triennio 2015-2018. Significativo è stato, inoltre, l’intervento recente dell’Associazione su eventuali rischi bail-in per le somme liquide dei fondi pensione depositate temporaneamente presso gli istituti di credito. L’impegno è continuare il percorso sin qui realizzato, al fine di sviluppare  il duplice ruolo istituzionale e di servizio agli associati. Il contesto politico ed economico, le più recenti novità normative recate dalla Legge di Bilancio 2017 e dalla Legge sulla Concorrenza, il raggiungimento di masse gestite di grande rilevanza, aprono una nuova fase nel passaggio da una fase pionieristica ad una fase più matura, per il quale la dimensione associativa è fondamentale.
La destinazione dei premi di produttività ai fondi pensione
La Legge di Stabilità 2016 aveva previsto un regime fiscale agevolato per i premi di risultato (ovvero IRPEF pari al 10%) erogati da imprese del settore privato: tale beneficio nel 2016 operava entro il limite di importo complessivo di 2 mila euro annui lordi, mentre dal 2017 è stato innalzato a 3 mila euro. Inoltre tale beneficio era ammesso solo per i titolari di reddito di lavoro dipendente di importo non superiore a 50 mila euro annui, che la Legge di Bilancio 2017 ha innalzato a 80 mila euro. La novità per i fondi pensione è che la Legge di Bilancio 2017 stabilisce inoltre che, qualora il lavoratore decida di destinare, in tutto o in parte, i premi di produttività alla forma di previdenza complementare a cui è iscritto, i relativi contributi non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente, anche se eccedenti il limite ordinario di 5.164,57 euro annui. Inoltre, questi contributi non concorrono neppure a formare la parte imponibile delle prestazioni pensionistiche complementari.
La Legge per la Concorrenza 2017, ha previsto e introdotto provvedimenti ispirati al criterio della maggiore flessibilità in entrata e in uscita dai fondi pensione, che possano contribuire a dare nuova linfa e appetibilità alla previdenza complementare, favorendo la ripresa delle adesioni. In tal senso va la possibilità di iscriversi conferendo  anche una parte del Tfr.
La distribuzione geogrfica degli investimenti
A fine 2016, il 32,3% degli investimenti dei fondi pensione negoziali soci di Assofondipensione era allocato in Italia, il 46,6% in altri Paesi dell’Unione Europea, il 20,7% in altri Paesi dell’Ocse e lo 0,4% in Paesi al di fuori dell’Ocse. Ma come investono i fondi pensione negoziali in Italia? Guardando al dettaglio degli investimenti effettuati nella Penisola, si nota come la stragrande maggioranza sia in Titoli di Stato (83,5%), seguiti dai titoli di debito (3,8%), dai titoli di capitale (3,3%), dalle quote di Oicr (0,1%) e dai depositi bancari (9,3%). Questo significa che poco meno di 1 miliardo di euro viene investito dai fondi pensione negoziali in aziende italiane, tramite l’acquisto di titoli di capitale o titoli di debito.
Le garanzie
I fondi pensione negoziali, per poter accogliere il Tfr dei lavoratori silenti, hanno dovuto istituire una linea garantita. Nel contesto attuale di bassi rendimenti, i gestori finanziari sono in difficoltà a offrire garanzie di rendimento, pertanto, a oggi, la scelta prevalente è quella di garantire la restituzione del capitale versato.
Gli investimenti nell’economia reale
Sebbene non vi sia chiarezza sul significato dell’espressione “investire in economia reale”, in questo rapporto si è voluta declinare come investimento nel debito privato o nei titoli di capitale di aziende non quotate, nonché in immobili, per il tramite di veicoli di investimento o mandati di gestione specializzati, soluzioni al momento adottate dai fondi pensione negoziali che hanno intrapreso questa strada. Si ritiene, infatti, che l’impatto dell’investimento dei fondi pensione sia maggiore nelle piccole e medie aziende non quotate. L’ammontare complessivo degli investimenti già effettuati in veicoli di investimento specializzati nel private debt, private equity, infrastrutture ed energie rinnovabili ammonta a 122,5 milioni di euro, che corrisponde allo 0,3% degli investimenti diretti e in gestione totali al 30 giugno.

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