Nell’ economia reale si investe solo lo 0,3%

Scritto il alle 08:15 da [email protected]

A tutt’oggi non è ancora sufficientemente definito cosa indichi l’espressione “investire in economia reale”, perché tutti gli investimenti attengono al reale e non al metafisico, anche quando si tratta di pura speculazione, che comunque è esclusa per gli investimenti del risparmio. previdenziale. Il significato prevalente attribuibile è quello dell’ investimento nel privato e segnalatamente ma non esclusivamente nei titoli di debito e nei titoli di capitale di aziende non quotate, nonché in immobili, per il tramite di veicoli di investimento o mandati di gestione specializzati. Queste sono al momento le soluzioni adottate dai fondi pensione negoziali. Si ritiene, infatti, che l’impatto dell’investimento dei fondi pensione sia maggiore nelle piccole e medie aziende non quotate, rispetto alle grandi aziende quotate, favorite in vario modo dalle politiche di quantitative easing attivate dalla Banca Centrale Europea.
In secondo luogo, il supporto alle piccole e medie imprese può avere un impatto diretto sull’occupazione e un riflesso indiretto sul tessuto economico e produttivo, stimolando le imprese a una maggiore efficienza per poter attrarre capitali al di fuori dei classici circuiti bancari che comunque non godono di eccezionale stato di salute.
Al 30 giugno 2017, sette fondi pensione negoziali hanno investito o hanno intrapreso
i primi passi per investire nell’economia reale, tramite Oicr (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio) o mandati specializzati, come nel caso di Solidarietà Veneto. Secondo i dati contenuti nel Rapporto di Assofondipensione 2017, l’ammontare complessivo degli investimenti già effettuati da parte dei Fondi Pensione di categoria in veicoli di investimento specializzati nel private debt, private equity, infrastrutture ed energie rinnovabili ammonta a 122,5 milioni di euro, che corrisponde solo allo 0,3% degli investimenti al 30 giugno.

Di fronte a queta percentuale estremamente prudente, parlare di circuito virtuoso fra redditività dei fondi e riflessi sull’economia sembra eccessivamente azzardato. Il commitment, l’impegno complessivo, invece, è pari a 331,7 milioni di euro. Escludendo il dato relativo al mandato di gestione di Solidarietà Veneto, il totale investito al 30 giugno risulta pari a 76,2 milioni di euro, a fronte di un commitment di 285,4 milioni di euro: il 26,7% delle risorse destinate a questi investimenti (il commitment), pertanto, è stato richiamato dai fondi. private debt è l’asset class che ha ricevuto le maggiori attenzioni, con un commitment totale di 164,7 milioni di euro (il 49,7% degli impegni totali in economia reale), e risorse richiamate al 30 giugno 2017 pari a 80,1 milioni di euro. Seconde, tra le preferenze, le infrastrutture, con un affidamento di 75 milioni di euro (22,6%) e risorse richiamate per 6,7 milioni di euro.
Il private equity, poi, è in terza posizione con 54 milioni di euro di commitment (16,3%) e richiami per 8,6 milioni di euro, seguito in quarta posizione dai fondi immobiliari, con 20 milioni di euro (6%), a cui si aggiunge anche l’housing sociale (con un commitment di 5 milioni di euro). Infine, ci sono i fondi specializzati sulle energie rinnovabili, con 13 milioni di euro (3,9%)..
Guardando invece all’area geografica di riferimento degli investimenti in economia reale,
si può notare che non tutto è focalizzato sull’Italia. Sugli impegni totali di 331,7 milioni
di euro, 181,7 milioni di euro possono essere ricondotti a investimenti focalizzati
sul territorio nazionale (54,8%), mentre i restanti 150 milioni di euro sono costituiti da
investimenti che spaziano oltre confine (45,2%)..
Dei 181,7 milioni di euro di investimenti in economia reale focalizzati sul territorio italiano,
la quota maggiore spetta sempre agli investimenti in private debt (74,1%), seguiti
dal private equity (16%), dalle energie rinnovabili (7,2%) e dall’housing sociale (2,8%).
Non vi sono investimenti infrastrutturali in Italia da parte dei fondi pensione negoziali.

FONDO PENSIONE EUROFER
Il fondo Eurofer, Fondo pensione complementare dedicato ai dipendenti ai quali si applica il CCNL delle Attività Ferroviarie, di ANAS e Nuovo Trasporto Viaggiatori, è stato il primo fondo pensione negoziale a effettuare un investimento alternativo quando, nel 2012, acquistò quote del fondo immobiliare Caesar, gestito da Axa Reim Sgr.
Nel 2016, grazie alle aperture concesse dal Decreto 166, ha poi annunciato l’investimento
nel primo fondo infrastrutturale, il Macquarie European Infrastructure Fund 5 gestito dalla società Macquarie Infrastructure and Real Assets.
Fabio Ortolani, Presidente di Eurofer, spiega i motivi della scelta: “Il fondo infrastrutturale
MEIF5 è stato inserito nel comparto Bilanciato, il più grande di Eurofer, con un capitale, al 30 settembre, pari a oltre 800 milioni di euro. Sono state proprio le dimensioni e il montante gestito a farci propendere per questa scelta, visto che c’era più margine per una diversificazione degli investimenti. L’investimento nel fondo infrastrutturale è di 25 milioni di euro di commitment, pari a circa il 3% del totale”.

FONDO PENSIONE BYBLOS
Dopo aver approvato l’investimento in fondi alternativi dedicati all’economia reale per
una quota fino al 15% del comparto Bilanciato, il fondo Byblos, Fondo Pensione Complementare per i lavoratori dipendenti delle aziende Grafiche, Editoriali, della Carta e del cartone, Cartotecniche e Trasformatrici, ha proceduto a sottoscrivere
i primi tre strumenti di private debt, in attesa di selezionare nuovi strumenti di
private equity, real estate e infrastrutturali.
“Gli alternative sono stati inseriti nell’asset allocation del comparto Bilanciato (con risorse pari a 620 milioni di euro)”, spiega Giuseppe Pagliarani, Direttore Generale di
Byblos. “Il Cda ha deliberato di investire in tali prodotti per una percentuale pari fino al
15% del comparto”, prosegue Pagliarani, che specifica poi che sono stati suddivisi
per un 5% in strumenti alternativi di debito, per cui sono già stati sottoscritti 3 fondi di
private debt per un importo pari a 30 milioni di euro, mentre il restante 10% sarà da
selezionare tra strumenti di private equity, real estate e infrastrutture.

FONDO PENSIONE LABORFONDS
Laborfonds, Fondo pensione complementare negoziale a capitalizzazione individuale e
contribuzione definita, per i lavoratori dipendenti da datori di lavoro che operano nel Trentino-Alto Adige, è tra i fondi pensione negoziali pionieri nel realizzare investimenti alternativi.
“Per Laborfonds gli investimenti alternativi sono, a tutti gli effetti, un’asset class a sé
stante e diversificata rispetto alle attività cosiddette tradizionali, coerente con l’orizzonte temporale di lungo periodo dei fondi pensione e caratterizzata da una tendenziale stabilità e prevedibilità dei rendimenti prospettici sugli orizzonti medio lunghi”, sottolinea Ivonne Forno, Direttore Generale di Laborfonds. “Anche in ragione di ciò, a febbraio 2015, Laborfonds ha ritenuto maturo il tempo per affrontare questa nuova strada dando avvio alla gestione diretta presso il comparto principale, ovvero la Linea Bilanciata che, ad oggi, supera i 2 miliardi di euro di patrimonio in gestione.

c.l.

 

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