Natale in dirittura di arrivo, ma regali scarsi per pensionati e pensionandi

Scritto il alle 09:06 da [email protected]

Quest’anno Natale si presenta come comanda Dio, recitava Eduardo in Natale in Casa Cupiello, un lavoro di prammatica nei teatri ed in televisione nel periodo natalizio fino a qualche anno fa. Freddo, qualche pioggia alluvionale, presepi, addobbi. Gli addobbi natalizi sono in leggera crescita rispetto agli anni scorsi, ma assolutamente non paragonabili all’overdose degli anni sessanta, in pieno favoloso consumismo che io da giovane contestavo e ora rimpiango un pò. Natale è nell’aria, è un sentimento ed è anche il periodo in cui la maggior parte degli italiani si appresta ad andare in pensione il primo gennaio prossimo. Veramente, da quando la Fornero ha abolito le famose “finestre”, quella di gennaio appunto e quella di luglio che costringeva il pensionamento in massa solo un paio di volte all’anno, nel prossimo mese non ci sarà l’esodo in massa come nel passato, ma una cospicua massa critica c’è sempre. A settembre c’è stato l’annuale pensionamento del personale insegnante.
Agognata, blandita, vista come un avvenimento lontanissimo, quando si presenta il momento della pensione, i soggetti interessati mascherano la malinconia e la paura, perché molte volte di paura si tratta, con esagerata euforia. A volte è reale felicità nel pensare di non dover più recarsi in un luogo che gradualmente ha perso ogni attrattiva fino a diventare fonte di stress.. Nell’ ultimo periodo di lavoro il pensiero dei pensionandi si concentra sulle tante da fare per non lasciare “appeso” nessun lavoro assegnatogli, così che la mente è impedita a soffermarsi in maniera approfondita sul prossimo futuro. L’attenzione è tutta presa dai lavori da portare a termine prima della data fatidica, seguire l’aspetto burocratico: fare la domanda di pensione, approntare la documentazione, controllare se l’ufficio del personale non commetta errori, decidere l’accredito in banca o alla posta. Nel frattempo si comincia a portare a casa, alla chetichella, carezzando come se fossero creature viventi, gli oggetti personali che hanno arredato il posto di lavoro, svuotare i cassetti di tanta di quella carta di appunti e documenti che sembrati indispensabili si sono poi rivelati inutili, svuotare la memoria del Pc di tutte le cose private. Da qualche parte spuntano vecchie foto sgranate fatea con i colleghi. Solo allora si ha la piena percezione di quanto tempo sia passato. Niente è più impietosa che una vecchia fotografia. Il dramma è se strapparla o conservarla. Fra un tale coacervo di pensieri e sensazioni, si insinua anche quello essenziale sulla capacità di poter vivere con l’importo della pensione maturata. Perché non ci saranno più i rinnovi contrattuali con i relativi aumenti ed una tantum per gli arretrati, né i premi di produzione, né i buoni pasto né il welfare aziendale che tutto sommato non era malvagio, a cominciare dalla sanità integrativa. Oggi se non ci fosse il SSN ci si sarebbe senza assistenza medica.
Uno sguardo ed un pensiero va anche a chi non è un pensionando a breve termine, ma con ancora molta strada da fare. In questo caso le inquietudini sulle aspettativa della futura pensione hanno uno spessore diverso. Fondamentalmente pervase da pessimismo per mancanza di prospettive future.
Quando dopo la guerra, polverizzate le pensioni calcolate con il sistema a capitalizzazione mediante premio medio generale, si introdusse il sistema retributivo, l’Italia era non solo un paese in crescita, ma un paese che al posto della recriminazione e del livore aveva la solidarietà non solo dichiarata, ma anche praticata. La pensione non era solo una restituzione dei contributi versati, ma anche un’operazione risarcitoria del lavoro profuso per la crescita morale ed economica dello Stato. Solo successivamente i pensionati con il sistema retributivo hanno scoperto di essere quasi delinquenti, di quelli che rubano il pane ai propri figli! Molti hanno cercato e cercano di rimediare a questo presunto “privilegio”. Infatti non a caso è stato presentato da alcuni parlamentari, un progetto di legge costituzionale (proposta di legge n. C3478) per riformare l’art. 38 della Costituzione, con lo scopo non tanto nascosto di poter ricalcolare le pensioni in essere.
Questa idea di modifica costituzionale, mascherata dietro intenti nobili dell’equità, ragionevolezza e non discriminazione tra generazioni, nasconde il vero intento di diminuire le rendite, mediamente del 20%, senza che il bilancio dello Stato ne tragga un sensibile sollievo, perché con l’entrata a regime del sistema contributivo, la spesa previdenziale si riduce da sé. Ecco perché nonostante ai vari strombazzamenti pre- elettorali sulle pensioni, i lavoratori ci credono poco. Anzi molti non ci credono per niente. Semplicemente è opinione realistica quanto diffusa che i proponenti delle mirabilia parlano tanto per parlare e che passate le votazioni, che ci consegnerà forse qualche governo Arlecchino, le promesse verranno archiviate fino al prossimo giro elettorale e nel frattempo utilizzate per polemiche feroci sui social.
La cartina di tornasole di questo ragionamento la possiamo trovare nell’aumento esponenziale della ricerca di informazione sulla previdenza complementare, come ha rivelato il sito Facile.it, ripreso un po’ da tutti i mass media.L’aumento sarebbe del 79%. Ma quest’aumento della sete di conoscenza, finora non si è tradotto non dico in un equivalente, ma almeno in un flebile aumento delle iscrizioni ai fondi. Rimangono nella media statistica. I giovani si stanno attrezzando per trovare possibili vie di fuga contro lo spettro delle pensioni di fame o comunque inadeguate, ma al momento non possono permettersi il lusso di risparmiare alcunché.
Meno male che i sindacati ci sono ancora e grazie a loro, anche se non tutti saranno d’accordo, qualcosa si è riuscito a mantenere e perfino ad ottenere. L’ape sociale non è una cosa di poco conto. Offusca questo merito la ristretta platea dei beneficiati, in pratica solo uno su tre ha avuto accolto la loro domanda. Ed i due che se la son vista respingere, spesso sono quelli che hanno finito la disoccupazione. Sicchè si troveranno ad affrontare il prossimo Natale senza Naspi e senza pensione. Poiché si tatta di persone vere in carne ed ossa e non pura filosofia, speriamo che babbo Natale porti qualche regalo concreto o una concreta speranza di soluzione del problema.
Buon Natale e buone feste a tutti.

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