Pensioni: una Commissioni di studio non si nega mai

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Nella vulgata generale si afferma sovente, con un pizzico di verità, che quando non si vuol risolvere un problema, si istituisce una commissione di studio. Forse non sempre è così, ma spesso quest’è, anche se oggi sono state amputate delle munifiche prebende e dei rimborsi, origine delle spese pazze, che rendevano appetibile la loro partecipazione. Senza rimborso spese sono solamente un costo per il malcapitato prescelto. E’ facile immaginare che qualche professorone che abbia dato la sua disponibilità per la partecipazione, dovendosi spostare magari da Milano a Roma pagando di tasca propria viaggio, vitto e alloggio, invochi improrogabili impegni per assentarsi. E’ chiaro che della nomina se ne servirà per arricchire il curriculum. Poi c’è la possibilità che le spese siano accollate dall’istituzione che lo ha nominato. Col che la disposizione “senza nessun onere a carico del bilancio” rivela tutta la sua ipocrisia di sepolcri imbiancati, messa per non far irritare ulteriormente la “gente” o dare il destro ad attacchi in campagna elettorale da parte delle opposizioni. E’ ipocrita perché, se un dirigente dell’Inps o dell’Istat o altra istituzione, inserito in una commissione qualsiasi e che non abita a Roma, dovendo partecipare alle riunioni che si terranno nella Capitale, è coperto delle spese di missione dal proprio istituto, e quindi sempre di denaro a carico della finanza pubblica si tratta.
Poi contro le Commissioni c’è un’altra non peregrina osservazione e cioè che un cammello, altro non è che un cavallo disegnato da una commissione di studio.
Io non so quante commissioni di studio siano attualmente in essere, da quelle che devono stabilire la misura massima delle vongole per poter essere pescate, a quella della modifica della segnaletica stradale a quella della soppressione delle società partecipate eccetera, dico a caso, ma ce ne sono parecchie.
Sulla previdenza previste o  insediate ( o insabbiate per il precipitare degli eventi) ne conto almeno quattro:
1 il tavolo tecnico governo sindacati per la riforma della governance della previdenza complementare,
2 – Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria,
3 – Commissione tecnica incaricata di studiare la gravosità delle occupazioni,
4 – Commissione tecnica di studio sulla classificazione e comparazione, a livello europeo e internazionale, della spesa pubblica nazionale

La legge sul mercato e la concorrenza, la legge 4 agosto 2017, n. 124 entrata in vigore il 29 agosto 2017, al comma 39 ha previsto che al fine di aumentare l’efficienza delle forme pensionistiche complementari collettive, i fondi chiusi negoziali di categoria, e anche al fine di favorire l’educazione finanziaria e previdenziale, con decreto interministeriale da emanarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, quindi entro il 28 settembre scorso, si sarebbe dovuto convocare un tavolo di consultazione con i sindacali, le rappresentanze datoriali, la COVIP, esperti della materia previdenziale, per avviare un processo di riforma per:
a) revisione dei requisiti per l’esercizio dell’attività dei
fondi pensione, ispirati alle migliori pratiche nazionali e internazionali, con particolare riferimento
all’onorabilità e professionalità dei componenti degli organi
collegiali, del responsabile del fondo e dei responsabili delle principali funzioni;
b) fissazione di soglie patrimoniali minima;
c) individuazione di procedure di aggregazione per aumentare il livello medio delle consistenze e ridurre i costi di gestione e i rischi;
d) individuazione di forme di informazione mirata all’accrescimento dell’educazione finanziaria e previdenziale dei cittadini
“All’attuazione di queste disposizioni si provvede senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.

IL tavolo tecnico non è stato ancora convocato e se ne parlerà farse con il nuovo governo, ma intanto è stato instituito il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria: Questo comitato dovrebbe costituire il punto di arrivo di una serie di tentativi fatti in tal senso già dall’allora Ministro del Lavoro Sacconi che istituì “una giornata per il futuro “ che vide una sola edizione a maggio del 2011 e della stessa Fornero ( comma 29 art 24 DL 201/2011) che nella sua riforma previde una cosa del genere mai attuata, per non parlare della citata legge sul mercato e la concorrenza..
ll Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione, in realtà non c’entra niente con quello previsto dalla legge sulla concorrenza, ma trova la sua fonte nell’articolo 24 bis del decreto-legge n. 237/2016 per la tutela del risparmio nel settore creditizio” e stabilisce le “Disposizioni generali concernenti l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale”, volte a prevedere misure ed interventi intesi a sviluppare l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale.
Ha il compito di programmare e promuovere iniziative di sensibilizzazione ed educazione finanziaria per migliorare in modo misurabile le competenze dei cittadini italiani in materia di risparmio, investimenti, previdenza, assicurazione.. E’ composto da undici membri
designati: dal Ministro dell’economia, dal Ministro dell’istruzione, dal Ministro dello sviluppo economico, dal Ministro del lavoro, dalla Banca d’Italia, dalla CONSOB, dall’Ivass, dalla COVIP, dal Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti ed dall’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo dei consulenti finanziari (OCF).
Il Comitato opera attraverso riunioni periodiche, prevedendo, ove necessario, la costituzione di specifici gruppi di ricerca cui possono partecipare accademici ed esperti nella materia.
La partecipazione al Comitato non dà titolo ad alcun emolumento o compenso o gettone di presenza.
Veniamo ora alla recentissima legge di bilancio 2018, la legge 205/17.
Il comma 155 accoglie una richiesta dei sindacati contenuta nella  fase due. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge ( entro la fine del mese quindi), è istituita una Commissione tecnica incaricata di studiare la gravosità delle occupazioni, anche in relazione all’età anagrafica e alle condizioni soggettive dei lavoratori e delle lavoratrici, anche derivanti dall’esposizione ambientale o diretta ad agenti patogeni.
La Commissione ha il compito di acquisire elementi conoscitivi e metodologie scientifiche a supporto della valutazione delle politiche statali in materia previdenziale e assistenziale. La Commissione è presieduta dall’ISTAT ed è composta da rappresentanti del Mef, del lavoro, della salute, del Dipartimento della funzione pubblica, dell’INPS, dell’INAIL, del Consiglio superiore degli attuari, nonché da esperti designati dai sindacati e dai datori di lavoro.
. La Commissione conclude i lavori entro il 30 settembre 2018 ed entro i dieci giorni successivi.
Ai componenti della Commissione non spetta alcun compenso, indennità, gettone di presenza, rimborso spese o altro emolumento comunque denominato. Lo scopo della commissione è quella di stabilire le diverse età di pensionamento a seconda dei lavori svolti. La Commissione tranne qualche marginale aggiustamento, prevedibilmente non farà che confermare i diversi limiti di età per coloro che svolgono lavori usuranti o lavori gravosi, sulla falsariga di quanto attuato con la legge di bilancio 2018 che ha confermato l’aumento biennale deil’età pensionabile ed ha esonerato 15 categorie di lavori gravosi..

Il comma 158 accoglie un’altra richiesta sindacale per una diversa rappresentazione dei dati relativi al welfare in modo che separando la spesa previdenziale da quella assistenziale si possa sapere con certezza quanto è imputabile ad una e quanto all’altra. Questo aspetto fa parte di un ragionamento più ampio che coinvolge la stessa Ue e va verso l’omogeneizzazione dei metodi delle statistiche sociali. Prendiamo la spesa previdenziale per esempio, in alcuni paesi comprende quella per gli ammortizzatori sociali, altri no. Già questo semplice elemento origina delle rappresentazioni statistiche completamente diverse.
Il 24 agosto 2016 la Commissione europea – Lavoro – Affari sociali e Inclusione, ha adottato una proposta di regolamento sui nuovi modi per raccogliere e utilizzare dati relativi alle indagini sociali per avere una rappresentazione omogenea dei dati.
L’Ue con questa decisione compie un passo importante per ammodernare delle statistiche sociali avendo la consapevolezza che non si tratta solo di numeri, ma che le buone politiche iniziano dai buoni dati. C’è bisogno di informazioni più accurate nel campo sociale, non solo ma c’è anche. bisogno di dati aggiornati e in tempo reale al fine di progettare politiche sociali che corrispondono alle reali esigenze dei cittadini in Europa.
Il regolamento quadro che è stato proposto aumenterà la comparabilità e la coerenza delle statistiche sociali dell’UE, riunendo le indagini attualmente svolte nell’UE e armonizzare le variabili comuni ai vari sondaggi.

Tale Commissione tecnica studierà la classificazione e comparazione, a livello europeo e internazionale, della spesa pubblica nazionale per finalità previdenziali e assistenziali. Anche questa commissione sarà ( dovrebbe) insediata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, entro il 31 gennaio prossimo,
La composizione di questa Commissione è identica a quella sulle attività gravose, ivi compresi i divieti di gettoni e rimborsi spese e la tempistica dei lavori. Avrebbero potuto istituire una sola commissione con due obiettivi e si sarebbe fatto prima.

 

 

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