Le fasi della previdenza complementare

Scritto il alle 08:35 da [email protected]

Le fasi della previdenza complementare sono essenzialmente tre e si spalmano su un arco temporale in genere sufficientemente ampio per produrre effetti significativi di integrazione pensionistica. Gli investimenti a medio termine si calcolano in 5 anni, nel caso della previdenza complementare un orizzonte temporale di adesione non dovrebbe essere inferiore a 10.
Le fasi sono:
1  fase dell’ Adesione
2  fase di accumulo – Gestione Finanziaria
3  fase di decumulo – Erogazione della   prestazione .

Adesione

I lavoratori del settore privato hanno sei mesi di tempo dall’instaurazione del rapporto di lavoro per scegliere di aderire ad una forma di previdenza complementare o mantenere il Tfr. Dopo la finanziaria del 2018 anche i dipendenti pubblici dovrebbero avere il silenzio assenso.Esso scatta nel caso in cui il lavoratore non fa nessuna scelta.                              Il silenzio assenso comporta il versamento del Tfr maturando obbligatoriamente alla previdenza complementare senza alcun ulteriore contributo né da parte del lavoratore né da parte del datore di lavoro. Il Tfr in questo caso confluirà in prima istanza, alla forma previdenziale prevista dall’accordo aziendale se questo è stato fatto oppure alla forma di accordo collettivo prevista dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL). Nel caso ci fossero più forme collettive esistenti, come ad esempio un lavoratore metalmeccanico trentino (potrebbe aderire sia al Cometa che al Laborfond), il TFR deve essere conferito a quella forma che ha ottenuto il maggior numero di adesioni esplicite da parte dei lavoratori della stessa azienda. Nel caso non esistesse alcuna forma di secondo pilastro il TFR verrà conferito al Fondo Residuale Inps, più noto come Fondinps, soppresso del resto con la legge di bilancio 2018.


All’atto dell’ adesione ad una forma di previdenza complementare queste sono obbligate a fornire la documentazione informativa anche in formato cartaceo.
Le uniche forme collettive per le quali è possibile l’adesione per i dipendenti pubblici sono quelle istituite dalla contrattazione nazionale, cioè Espero, Perseo – Sirio, Fopadiva e Laborfond (quest’ultimi due fondi territoriali). L’adesione ad un Pip non comporta il versamento del TFR e il contributo datoriale Non si possono attivare adesioni collettive a fondi aperti. La contrattazione integrativa di secondo livello (decentrata) non può istituire forme pensionistiche complementari diverse dai fondi pensione negoziali già previsti ed istituiti dalla contrattazione di categoria e di comparto.
Mentre il Tfr dei lavoratori del settore privato consiste in un reale accantonamento monetario, Il TFR dei dipendenti pubblici iscritti ad un fondo negoziale non viene versato durante la fase di accumulo ma solo al momento della cessazione dal servizio Le quote di TFR destinate a previdenza complementare sono contabilizzate dall’Inps, ex gestione Inpdap che le rivaluta sulla base della media dei rendimenti di un paniere di fondi pensione Data la sua natura figurativa non può nemmeno essere oggetto di anticipazione. La gestione finanziaria
Dopo l’adesione gli iscritti ed il datore di lavoro  versano i loro contributi e le quote di tfr. Queste risorse non vengono messe in un salvadanaio e restituite così come sono alla fine della vita lavorativa, ma sono investite per ottenere un rendimento che punta ad essere mediamente pari o superiore quello assicurato dal tfr con le sue rivalutazioni previste per legge e che costituisce il parametro di riferimento oggettivo della bontà o meno della scelta effettuata (benchmark ombra).
L’asset allocation strategica
Il consiglio di amministrazione del fondo (CdA) individua l’asset allocation (allocazione delle risorse) strategica consistente nella ripartizione di lungo periodo delle risorse tra le varie classi di attivi: obbligazioni, azioni, liquidità etc. La legge fissa gli ambiti in cui i fondi possono muoversi ( DM MEF 166/2014).  Il CdA del Fondo dopo aver stabilito l’Asset Allocation Strategica, individua il benchmark di riferimento.

Gli aderenti non subiscono passivamente le scelte del cda, ma possono scegliere fra i vari tipi di investimenti proposti, scegliendo il comparto di investimento attivati dai fondi. Questi possono essere:
Gestione Monocomparto : è il solo comparto esistente nella fase di avvio di un fondo e nel primo esercizio.
Pluticomparto: Ci devono essere almeno due linee di investimento differenziate per rischio e rendimento. Il lavoratore all’atto dell’adesione sceglie il comparto di investimento nel quale far confluire i versamenti contributivi . In caso di mancata scelta si intende attivata l’opzione verso un comparto identificato dal Fondo.
L’aderente successivamente può variare il comparto nel rispetto del periodo minimo di permanenza di un anno
Comparto Garantito: Il comparto garantito è la linea di investimento meno rischiosa.. In tale linea, inoltre, vanno ad essere investite le risorse di coloro che aderiscono in via tacita. La presenza di una garanzia consente di soddisfare le esigenze di un soggetto con una bassa propensione al rischio o ormai prossimo alla pensione. La garanzia è pari alla restituzione del capitale versato e/o di un rendimento minimo pari al tasso di rivalutazione del TFR .
Multilinea  E’ la possibilità offerta da alcuni fondi pensione in base alla quale è possibile ripartire contemporaneamente, nell’ambito della stessa posizione previdenziale, tra più linee di investimento i propri contributi.
Il Life cycle è un meccanismo automatico di investimento, presente in alcuni strumenti previdenziali, che colloca la posizione individuale del lavoratore presso le diverse linee/comparti di investimento a seconda dell’età anagrafica o delle fasi della vita lavorativa. Si parte con le linee a maggiore contenuto di azioni ad inizio carriera per poi spostarsi gradualmente verso linee obbligazionarie, monetarie e con minimo garantito mano a mano che ci si avvicina al pensionamento.
Il Controllo della gestione finanziaria è un’attività che fa in capo al Consiglio d’Amministrazione.

Fase 3 – La pensione complementare (rendita)
Le regole vigenti con il d.lgs. 124/93 per i pubblici dipendenti
• Prestazione pensionistica per vecchiaia: 5 anni di partecipazione al Fondo ed età anagrafica prevista per il sistema pensionistico obbligatorio
• Prestazione pensionistica per anzianità: 15 anni di partecipazione al Fondo con un’ età anagrafica inferiore a quella prevista dal sistema pubblico obbligatorio di 10 anni e cessazione attività lavorativa
• La liquidazione del maturato può essere richiesta in capitale nella misura massima del 50%; se la rendita ricavabile dal montante maturato è inferiore all’assegno sociale allora si può chiedere tutta la prestazione in capitale. L’assegno sociale Inps nel 2012 è di 429 euro mensili.
Cosa prevede il d.lgs 252/05
• Unica prestazione pensionistica: 5 anni di partecipazione al Fondo e maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche previste dal sistema obbligatorio (anzianità e vecchiaia)
• Cessazione con successiva inoccupazione superiore a 24 mesi, anticipo accesso alla prestazione di max 5 anni (pensione anticipata)
• Liquidazione in capitale di max 50%, tranne che il 70% del maturato non risulti inferiore al 50% dell’assegno sociale; in tal caso possibile tutto in capitale. Cioè se dalla conversione del montante in rendita viene inferiore a 215 euro mensili.
La Rita è disciplinata dal comma 168 della Legge. 205/17 e prevede che i lavoratori che cessano l’attività e maturano l’età per la pensione di vecchiaia entro i cinque anni successivi, con 20 anni di contributi, possono chiedere ai fondi pensione, con esclusione di quelli a prestazione definita, in tutto o in parte dal montante accumulato, una rendita temporanea (RITA), decorrente dal momento dell’accettazione fino al conseguimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia. Essa consiste nell’erogazione mensile, per il periodo considerato, del montante accumulato richiesto.Esempio se un lavoratore ha accumulato un montante di 100.000 euro presso un fondo pensione, può chiedere per 5 anni una rendita sulla metà del montante, cioè 50.000. Avrà diritto ad una rendita temporanea di circa 800 euro lordi. Quando avrà raggiunto i 67 anni previsti dal 2019 per la pensione di vecchiaia, potrà chiedere la rendita vitalizia sui rimanenti 50.000 euro che nel frattempo saranno aumentati per effetto dei rendimenti finanziari. Se varia l’età pensionabile nel frattempo, bisogna rimodulare tutto, com’è previsto del resto per l’ape volontaria.

 

 

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: +1 (from 1 vote)
Nessun commento Commenta

Articoli dal Network
Stoxx Giornaliero Buongiorno, siamo quasi arrivati al dunque sul principale indice dell’eur
DJI Giornaliero Buonasera e ben ritrovati per l’analisi sull’indice mondiale per eccellen
Setup e livelli angolari DOW JONES Setup Annuale Ultimo :2017 Range: 19667 – 24876 Uscit
La settimana ha avuto come grande protagonista il petrolio. E i mercati sembrano prendersi un pi
DISCLAIMER : Qualsiasi informazione, notizia, nozione, previsione, valore, prezzo o tec
Ftse Mib: l'indice italiano tenta di recuperare i 19.000 punti in apertura. In caso di break dei 19.
Dilettanti. Dilettanti allo sbaraglio. E la cosa grave che spesso, oltre che essere dilettanti,
Mentre infuria il dibattito sulle penalizzazioni implicite connesse a quota 100, e l’umore degli i
Alla fine avevo ragione, è bastata una rapida lettura delle quasi 600 pagine dell'accordo capes
Dare feedback, comunicare in modo chiaro ed efficace, ma anche trasmettere entusiasmo e saper bilanc