Iorp2: Verso una normativa unica Ue sui fondi pensione

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Entrata in vigore il 12 gennaio scorso, la direttiva 2016/2341, nota come Iorp2, prevede impone che entro il 13 gennaio 2019 in tutti gli Stati dell’Unione europea siano emanate, ed entrino in vigore, le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie a garantirne la sua applicazione. Non è vincolante ma dà delle indicazioni per una base minima di adempimenti in modo che nel recepirla, ogni Stato membro è lasciato un margine discrezionale secondo il proprio assetto normativo in modo che gli enti pensionistici aziendali o professionali (EPAP) dovrebbero avere la possibilità di operare in tutti i 27 Stati membri, garantendo nel contempo un livello elevato di protezione e sicurezza dei propri aderenti e beneficiari.
La direttiva mirando ad un’armonizzazione minima non impedisce agli Stati membri di mantenere o adottare disposizioni supplementari a condizione che tali disposizioni siano coerenti con gli obblighi di tutela previsti dal diritto comunitario. Essa tuttavia non interferisce sulle legislazioni nazionali in materia di sicurezza sociale, di diritto del lavoro, di diritto tributario o di diritto contrattuale, né l’adeguatezza delle pensioni negli Stati membri.
Norme omogenee serviranno a facilitare ulteriormente la mobilità dei lavoratori tra gli Stati membri. I punti cardini sono una corretta governance dei fondi, l’informazione chiara e comprensibile agli aderenti, la trasparenza e la sicurezza delle pensioni aziendali o professionali.
Il modo in cui i fondi pensione sono organizzati e regolamentati varia sensibilmente tra gli Stati membri. Le forme di previdenza sono gestiti sia dai fondi di categoria, sia dalle imprese di assicurazione sulla vita. Non è pertanto opportuno adottare un approccio unico indifferenziato. La Commissione e l’Autorità europea di vigilanza (Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali) (“EIOPA“), dovrebbero considerare le diverse tradizioni degli Stati membri nel quadro delle loro attività e agire nel rispetto dei rispettivi ordinamenti nazionali .
La precedente direttiva del 2003 (2003/41/CE) ha rappresentato una prima tappa legislativa verso la costituzione di un mercato interno all’Unione Europea degli enti pensionistici aziendali e professionali. Un autentico mercato interno degli enti pensionistici complementari è un elemento fondamentale per la crescita economica, la creazione di posti di lavoro e per affrontare i problemi connessi con l’invecchiamento della popolazione. La direttiva del 2003, non è stata modificata in modo sostanziale perché un’adeguata regolamentazione e supervisione a livello comunitario e nazionale restano importanti.
Come principio generale, gli EPAP dovrebbero anche tener conto dell’obiettivo di garantire l‘equilibrio intergenerazionale nelle forme di previdenza, mirando a un’equa ripartizione dei rischi e dei benefici tra le generazioni e migliorare ulteriormente il risparmio destinato alle pensioni private. Si tratta di un aspetto fondamentale in quanto i sistemi di sicurezza sociale sono sottoposti ad una pressione crescente, specie sul versante della sostenibilità e dell’adeguatezza, il che significa che si farà sempre più ricorso alle pensioni complementari per integrare in futuro le prestazioni pensionistiche statali. Gli EPAP costituiscono un tassello fondamentale dell’economia dell’Unione, detenendo attivi per un valore di 2,5 trilioni di euro per conto di circa 75 milioni di aderenti e di beneficiari. Occorre migliorare queste pensioni aziendali, senza tuttavia mettere in discussione l’importanza fondamentale dei sistemi pensionistici della sicurezza sociale obbligatoria ai fini di una protezione sociale sicura, durevole ed efficace, che dovrebbe garantire un livello di vita decoroso durante la vecchiaia e che dovrebbe pertanto essere al centro dell’obiettivo del rafforzamento dei modelli sociali europei.
Un sistema pensionistico sostenibile include una gamma di prodotti diversificata, una varietà di enti e sistemi di vigilanza efficaci ed efficienti.
Gli Stati membri dovrebbero tutelare i lavoratori dalla povertà in età avanzata e promuovere sistemi pensionistici integrativi legati ai contratti di lavoro quale integrazione delle pensioni pubbliche.
La direttiva inoltre rispetta i diritti fondamentali dell’Unione europea, in particolare il diritto alla protezione dei dati di carattere personale, la libertà d’impresa, il diritto alla proprietà, il diritto di contrattazione e di azione collettiva e il diritto a un livello elevato di protezione dei consumatori, garantendo, nello specifico, un maggiore livello di trasparenza delle forme di previdenza nonché una pianificazione finanziaria e previdenziale informata e personalizzata, una semplificazione dell’attività transfrontaliera degli EPAP e il trasferimento dei fondi pensione.
L’agevolazione delle attività dei Fondi pensione fra i diversi Stati oppure il trasferimento dei Fondi fra di essi, rimuovendo gli ostacoli burocratici, potrebbe incidere positivamente sulle imprese interessate e i loro dipendenti, a prescindere dallo Stato membro in cui operano, grazie all’accentramento della gestione dei servizi pensionistici offerti.
Per questi motivi si punta alla creazione di un contesto sempre più uniforme dei prodotti di previdenza complementare, incentivando al contempo la mobilità della forza lavoro ed è una impostazione rinvenibile anche nella proposta di regolamento sui PanEuropean Personal Pensions.
In quest’ottica entro la fine del mese di giugno dovrebbe essere varata da parte della Commissione europea, una proposta legislativa sui PEPP (Pan-European Personal Pension product). Lo scopo è quello di introdurre un prodotto pensionistico paneuropeo ad adesione individuale che andrà ad aggiungersi ai prodotti già esistenti a livello nazionale, senza comprometterne il funzionamento o alterarne in alcun modo la disciplina, insomma una sorta di PIP europeo.
Inoltre l’EIOPA, l’Autorità di vigilanza europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali,lo scorso 7 marzo 2017 ha avviato un’indagine conoscitiva per la definizione di un quadro normativo omogeneo delle forme di previdenza complementare a contribuzione definita (Pan-European occupational DC). Tali cambiamenti daranno una spinta all’aumento delle adesioni anche in Italia, con un prodotto strutturato a livello comunitario il lavoratore iscritto può con maggiore tranquillità spostarsi da un paese membro all’altro senza dover attivare nessuna procedura di portabilità, riscatto o trasferimento.

Camillo Linguella

 

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