120 anni INPS: il welfare orizzonte del bene comune

Scritto il alle 08:44 da [email protected]

La celebrazione dei 120 anni dell’INPS sottolinea la rilevanza dell’ Istituto previdenziale italiano. Il tema del welfare appartiene di buon diritto alla delineazione dell’orizzonte del bene comune e da esso non è possibile prescindere”. È un augurio speciale il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione delle celebrazioni per i 120 anni dell’Istituto, iniziate giovedì 25 gennaio a Palazzo Wedekind, a Roma.
L’evento si è aperto con l’incontro su Trasparenza, informazione e consapevolezza previdenziale, che ha visto l’intervento del Presidente dell’INPS Tito Boeri. Nel suo discorso, è stata ribadita la centralità dell’educazione finanziaria e della consapevolezza previdenziale, prima della presentazione del simulatore “Ape volontaria” e l’avvio di un approfondimento sul tema delle carriere mobili e dell’esigenza di ampliare anche ai dipendenti pubblici la platea de “La mia pensione futura
“Oggi è una grande giornata perché si dimostra plasticamente che cosa rappresenta l’INPS per il Paese.” sono le parole del Direttore Generale dell’INPS Gabriella Di Michele, che ha inoltre sottolineato come l’Ente dovrà “mantenere la sua centralità, dando il giusto rilievo alle persone e ai loro bisogni”, e che “si dovranno anche incrementare gli ingressi tra il personale dell’Istituto, di cui abbiamo bisogno”.
Giuseppe Conte, Direttore centrale delle Relazioni esterne dell’INPS, ha quindi presentato l’esposizione delle opere d’arte di proprietà dell’Istituto. “È una selezione delle opere dell’INPS approntata per le celebrazioni dei 120 anni. Opere che provengono dagli acquisti fatti nei primi del ‘900 con l’acquisizione di palazzi storici che contenevano queste opere, continuata anche dopo con l’accorpamento di altri istituti che hanno portato con sé altre opere”.
Educazione finanziaria e consapevolezza previdenziale
Le celebrazioni sono proseguite con la tavola rotonda su “Educazione finanziaria, consapevolezza previdenziale e scelte economiche”, presieduta dal Direttore centrale Studi e ricerche INPS, Massimo Antichi: “Oggi, dopo le riforme degli anni ’90, è necessario che l’INPS si faccia carico dell’erogazione di servizi anche non economici, oltre che economici”. “Non è più semplice per i soggetti comprendere quale sarà la propria ricchezza pensionistica – ha aggiunto Antichi – Noi da tre anni abbiamo fatto partire una campagna informativa. Abbiamo verificato un gap generazionale: giovani e donne sono quelli che meno hanno utilizzato gli strumenti informativi che abbiamo messo a disposizione. Ruolo dell’Inps è quello di inserirsi con una corretta informativa”.
È quindi intervenuta Annamaria Lusardi, Direttore del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, sottolineando come “l’INPS è riuscito a restare sempre importante perché è riuscito a cambiare negli anni”
Hanno poi preso la parola Magda Bianco, del Servizio Tutela dei clienti e antiriciclaggio della Banca d’Italia, Francesco Silva, professore presso l’Università Bicocca di Milano, Luigi Guiso, Istituto Einaudi per l’Economia e la Finanza, e Mario Padula, Presidente della Commissione di Vigilanza su fondi pensione.
Le riforme pensionistiche modificano il risparmio previdenziale obbligatorio.
A fronte di variazioni del risparmio previdenziale obbligatorio si dovrebbe modificare anche il risparmio previdenziale non obbligatorio. Il risparmio previdenziale non obbligatorio può non variare in risposta a variazioni del risparmio previdenziale obbligatorio se manca la consapevolezza di tali variazioni.
Gli effetti misurati delle riforme degli anni ’90 sulle scelte individuali sono tanto più pronunciati quanto minore è l’errore di aspettativa sul tasso di sostituzione. Più elevato è l’errore di previsione, maggiore è il rischio che il risparmio previdenziale sia sub-ottimale.
Contribuiscono a ridurre l’errore di previsione progetti come la busta arancione e interventi formativi ed informativi su ampia scala che riconoscano che costi ed incentivi ad acquisire informazioni variano tra risparmiatori.
La consapevolezza sui temi previdenziali è il risultato di azioni promosse da soggetti diversi tra i quali un ruolo particolare spetta ai soggetti pubblici.
La limitata consapevolezza sui temi previdenziali è un tratto distintivo dell’analfabetismo finanziario. Il risparmio previdenziale, sia esso obbligatorio o non obbligatorio, deve
essere considerato come un unicum: se si riduce il livello dell’uno deve
crescere quello dell’altro.
Cruciale affinché variazioni dell’uno si riflettano in variazioni dell’altro è la consapevolezza delle variazioni stesse. Minore è la consapevolezza, maggiore è il rischio che le prestazioni previdenziali siano inadeguate al mantenimento dello standard di vita dopo l’uscita dal mercato del lavoro.
Il neo presidente Consiglio di Indirizzo e Vigilanza INPS Guglielmo Loy ha sottolineato l’importanza di rileggere la storia dell’INPS per ritrovare le radici delle proprie proposizioni e per comprendere meglio nascita, evoluzione e consolidamento del welfare italiano. Ha rimarcato, inoltre, l’importanza della storia dell’Istituto, definita parte importante della storia di un Paese che ha vissuto profonde trasformazioni ma che ha espresso la capacità, nel tempo e con tante contraddizioni, di includere milioni e milioni di persone nel mondo delle tutele e della crescita sociale e civile.

E’ un ente sostanzialmente bulimico che fagocita e assorbe tutte le altre presenze pensionistiche e assistenziali . Dall’Ipost all’Inpdap ed Enpals, tanto per fare gli esempi più noti anche per rispondere magari ad una esigenza di avere un’unica cabina di regia centrale contro le tendenze centripete delle Regioni che avrebbero  comportato ulteriori squilibri nell’erogazione delle prestazioni.
Oggi l’Istituto eroga circa 400 prestazioni e considerato lo stato delle risorse umane, carenti, delle strutture tecnologiche, ancora di più, siamo di fronte ad un vero miracolo di funzionalità. Ma in questo miracolo vi concorrono anche i Patronati, ai quali non è stato dato il dovuto risalto e che contribuiscono ad allentare la pressione sulll’Ente altrimenti insostenibile. I patronati del resto svolgono da tempo quell’attività consulenziale che dovrebbe essere la nuova mission dell’ente.
Alla ricorrenza dei 120 anni si è arrivati senza una riforma della governance, a parole voluta da tutti, nei fatti forse va bene così: avere un ente a guida sostanzialmente monocratica.

c.l.

 

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