La RITA unificata

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Fra le varie misure varate recentemente, due sono quelle che nelle intenzioni degli ideatori potrebbero teoricamente assorbire, neutralizzandola, la pressione per eliminare l’eccessivo innalzamento dell’età pensionabile prevista dalla legge Fornero: l’ape volontaria e la rendita anticipata della pensione complementare. Questi due nuovi istituti, la cui natura previdenziale, specialmente l’ape, è molto discutibile, hanno una caratteristica in comune. Non gravano sulle casse dello Stato, ma direttamente sulle spalle dei richiedenti. In sostanza una nuova tipologia di ammortizzatore sociale che li distingue radicalmente dall’ape sociale che è un intervento assistenziale di carattere solidaristico e quindi a carico della collettività.
Previsti n partenza dal maggio dell’anno scorso, la partenza effettiva slitta di mese in mese.
La manovra finanziaria 2018 rende strutturale la Rita (Rendita integrativa temporanea anticipata) che era stata introdotta con la legge di bilancio per il 2017 (Legge n.232/2016) in via sperimentale dal 1° maggio 2017 – 31 dicembre 2018).
Inoltre, la legge annuale per il mercato e la concorrenza (Legge n.124/2017), aveva introdotto la “Rendita Temporanea” con diverse condizioni di accesso rispetto alla RITA e che, a differenza della RITA, non poteva essere richiesta dai dipendenti del settore pubblico. Quindi, due misure diverse. Ora la “Rendita Temporanea” è stata incorporata nella Rita e disciplinata, in via strutturale, sia per i dipendenti privati che per i dipendenti del settore pubblico con requisiti  diversi da quelli previsti precedentemente.
Vediamo di seguito le caratteristiche, i requisiti di accesso e la tassazione applicata.
La RITA (circolare Covip n. 888 del 8/02/2018) , riservata ai soli iscritti alla previdenza complementare, consiste nell’erogazione in tutto o in parte del montante accumulato presso la previdenza complementare – su richiesta dell’aderente – in forma di rendita temporanea. L’ erogazione decorre dal momento dell’accettazione della richiesta fino al conseguimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia. Rispetto al montante residuo ai fini della richiesta in rendita e in capitale non rileva la parte di prestazione richiesta come RITA.
Essa si applica alle forme di previdenza complementare in regime di contribuzione definita ( sono quei fondi in cui sono definiti i contributi che si versano mentre le prestazioni  dipenderanno dalla gestione finanziaria e dai contributi versati). Sono quindi escluse quelle in regime di prestazione definita (sono quelle in cui  le prestazioni sono predefinite mentre i contributi variano). Si ricorda che i Fondi Pensione Negoziali sono a contribuzione definita (DC).
La nuova rita unificata non è più collegata all’Ape volontaria e alla certificazione rilasciata dall’INPS e prende come riferimento l’età anagrafica relativa alla pensione di vecchiaia prevista nel regime obbligatorio di appartenenza.
Sono previsti i seguenti requisiti di accesso:
• aver cessato l’attività lavorativa;
• maturazione dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i cinque anni successivi;
• possesso del requisito minimo di 20 anni di contributi nei regimi obbligatori alla data di presentazione della domanda di accesso alla RITA.
Viene inoltre riconosciuta nel caso di:
• inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 24 mesi;
• maturazione dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i dieci anni successivi.
Per i dipendenti pubblici che cessano l’attività lavorativa e richiedono la RITA il termine  per l’erogazione del trattamento di fine rapporto e di fine servizio è fissato tra i 12 e i 24 mesi successivi al compimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia.
Sull’importo erogato al netto dei contributi già assoggettati ad imposta si applica una ritenuta a titolo di imposta del 15% ridotta dello 0,30% per ogni anno eccedente il 15° anno di partecipazione fino a un limite massimo del 6% per gli importi maturati dal 1° gennaio 2007. Si prevede, inoltre, la facoltà di non avvalersi della tassazione sostitutiva facendolo risultare espressamente nella dichiarazione dei redditi. In tale caso la rendita anticipata sarà assoggettata a tassazione ordinaria.
Soppressione FONDINPS – Forma pensionistica complementare residuale (commi da 173 a 177)
La legge di bilancio 2018 ha altresì disposto la soppressione di Fondoinps (Forma pensionistica complementare residuale). Confluisce in tale forma il TFR dei lavoratori dipendenti privati che non hanno manifestato alcuna scelta esplicita al termine dei sei mesi dall’assunzione sulla destinazione del TFR (cosiddetta adesione con modalità tacita) e contemporaneamente non hanno una forma pensionistica di riferimento istituita attraverso la contrattazione collettiva.
Per rendere pienamente operativa la norma bisognerà attendere un decreto del Ministro del lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze che disciplinerà:
• la data di decorrenza della soppressione;
• la forma pensionistica presso la quale far affluire le quote di TFR maturando (flussi futuri) nell’ipotesi di adesione tacita e mancanza di fondo di riferimento e presso cui trasferire le posizioni individuali già esistenti presso FONDINPS secondo le modalità definite da tale decreto, sentita la COVIP .
La forma pensionistica complementare cui far confluire i flussi futuri e attuali delle posizioni individuali, sarà individuata – sentite le organizzazioni dei datori di lavoro e dei sindacati – tra le forme pensionistiche negoziali di maggiori dimensioni sul piano patrimoniale e adeguate dal punto di vista organizzativo a ricevere il conferimento tacito del TFR.

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