Parte “Previdenza Cooperativa”, il fondo unificato della cooperazione

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Alla fine del 2016, l’ offerta della previdenza complementare contava 452 forme pensionistiche: 36 fondi negoziali di categoria, 43 fondi aperti, 78 piani individuali pensionistici di stampo assicurativo (PIP), 294 fondi preesistenti e FONDINPS ora soppresso. Il processo di riduzione e fusione ha riguardato quasi esclusivamente i fondi integrativi preesistenti dei gruppi bancari, di grandi e medie dimensioni, impegnati in processi di riorganizzazione.
La razionalizzazione ha interessato i fondi pensione aperti a seguito di operazioni societarie ovvero di revisioni della politica di offerta.
Infatti il numero di forme operative si è ridotto di ulteriori 17 unità, interessando 10 fondi preesistenti e 7 fondi pensione aperti. Comunque si tratta di un processo troppo lento e cosparso di ostacoli di vario genere.
Nel tentativo di superarli, la legge sul mercato e la concorrenza, la legge 124 del 2017 al comma 39 dell’unico articolo fa uno sforzo in tal senso.
Esso così recita:
“Al fine di aumentare l’efficienza delle forme pensionistiche
complementari collettive e anche al fine di favorire l’educazione finanziaria e
previdenziale, il Ministro del lavoro convoca un tavolo di
consultazione cui partecipano le organizzazioni sindacali e le
rappresentanze datoriali maggiormente rappresentative, la COVIP, nonchè esperti della materia previdenziale, finalizzato ad avviare un processo di riforma secondo le seguenti linee guida:
a) revisione dei requisiti per l’esercizio dell’attività…..
b) fissazione di soglie patrimoniali di rilevanza minima…
c) individuazione di procedure di aggregazione finalizzate ad aumentare il livello medio delle consistenze e ridurre i costi di gestione e i rischi entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge.”
Si tratta dei soliti buoni propositi all’italiana, perché allo scorso agosto nel quale la legge è entrata in vigore, ad oggi, non è stato convocato nessun tavolo né si presume quando potrà avvenire. Nel periodo considerato si sono accavallati troppi problemi, dall’inadeguatezza dell’ape, allo scontro sulle pensioni, ai tentativi di bloccare  l’aumento dei limiti di età.
Purtuttavia senza aspettare input dall’esterno, i fondi della cooperazione (Cooperlavoro, Previcooper e Filcoop) hanno avviato e concluso un eccezionale processo di aggregazione.
I tre precedenti fondi del sistema cooperativo hanno deciso di fondersi, dando vita a “Previdenza Cooperativa” .
Il nuovo fondo unico di previdenza complementare per i lavoratori della cooperazione  diventa il quinto per iscritti in Italia (112.000) e l’ottavo per patrimonio (1,9 miliardi di euro).

La fusione è stata annunciata, al termine delle tre Assemblee dei delegati che lo scorso 16 febbraio 2018 , a Bologna, hanno approvato il progetto, lo statuto e il regolamento elettorale del nuovo fondo. Previdenza Cooperativa sarà aperto a tutti i settori ed imprese cooperative.
La fusione crea valore in termini di efficienza, per assicurare ai lavoratori aderenti prestazioni ancora più sicure e vantaggiose e ampliare ulteriormente il bacino degli iscritti. Nell’Italia in cui tutti si dividono il fondo unico è uno strumento prezioso a disposizione dei lavoratori delle cooperative italiane a cui vogliamo garantire, attraverso il secondo pilastro previdenziale, un futuro con maggiori sicurezze.
Si stima che dalla fusione si otterranno una diminuzione tra il 5% e il 10% delle principali voci di spesa di gestione, grazie alla razionalizzazione dei servizi e alla rinegoziazione con i fornitori e i gestori finanziari. Si renderà inoltre possibile investire meglio le risorse, consolidare gli assetti organizzativi e strategici e rispondere all’ampia domanda potenziale di previdenza integrativa ancora non soddisfatta nel mondo cooperativo.
L’unificazione attua l’Accordo Interconfederale del 21 febbraio 2017, e verrà ora comunicata alla Covip, l’istituto di vigilanza sui fondi pensione. Alla data di efficacia, tra circa tre mesi circa, gli iscritti a Cooperlavoro, Previcooper, e Filcoop diverranno automaticamente iscritti di Previdenza Cooperativa, mantenendo senza alcun onere, tra le altre, le anzianità di iscrizione maturate nei Fondi di origine, i requisiti di partecipazione, le posizioni individuali accumulate e il medesimo comparto di investimento. Il nuovo Consiglio di amministrazione transitorio porterà a fine anno all’elezione dei nuovi organi statutari di Previdenza Cooperativa.

Il presidente di Previdenza Cooperativa è Stefano Dall’Ara, che ricorda come la nuova realtà della previdenza complementare italiana nasca “da tre storie cooperative di successo”, rafforzando “ulteriormente la validità ed il ruolo dei fondi pensione negoziali come strumenti fondamentali nella previdenza integrativa”
Per il responsabile nazionale Cgil, Salvatore Casabona, “il fondo unico della cooperazione consentirà di migliorare i livelli di tutela del risparmio previdenziale degli aderenti e di realizzare una più efficace politica di investimento nell’economia del paese. “ .
Ora che la strada è segnata, ci si aspetta che altri fondi seguano questo esempio che va nell’interesse di tutti, specialmente gli iscritti.
Tuttavia è appena il caso di accennare come il processo di fusione non può riguardare solo i fondi pensione negoziali, ma dovrebbe riguardare anche le Casse pensioni privatizzate dei professionisti che sono ben 21. Da anni si parla anche in quest’ambito di promuovere processi di aggregazione, ma finora di concreto non si è fatto niente.

Camillo Linguella

 

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