Quinto Rapporto Previdenziale italiano: Falsi gli allarmi sulle pensioni

Scritto il alle 09:20 da [email protected]

Due sono i temi che appassionano da sempre e che hanno impatti mediatici oscillanti a seconda del contesto in cui vengono a cadere, e cioè il mondo del lavoro ed il sistema previdenziale. E’ un binomio inscindibile ed uno è causa ed effetto dell’altro. Su entrambi ci sono studi, statistiche, dibattiti e a volte anche delle cose concrete. Se il mondo del lavoro ristagna o arretra, immediatamente ne soffre il sistema previdenziale. Viceversa se l’occupazione cresce le pensioni e l’assistenza ne traggono un immediato beneficio. Il maggior lavoro riducendo le fasce di povertà, libera risorse che possono essere destinate per altri interventi assistenziali e riduce la pressione sulle pensioni.
Su queste ultime poi non si sa qual è la spesa effettiva e l’incidenza sul Pil. In mancanza di cifre ufficiali che una volta erano fornite dal Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale, costituito dalla legge n. 335/95 e cessato nel giugno del 2012, oggi il compito se lo è assunto il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali che annualmente attraverso il suo rapporto che si pone in una continuità ideale con il Nucleo di Valutazione, redige con competenza e precisione il suo Rapporto, leggendo il quale non mancano delle sosprese che contraddicono il pensiero comune e quello degli addetti al settore.
Sorprese confermate anche nell’ultimo Rapporto, il V° della serie.
Il Rapporto sul Bilancio del sistema previdenziale italiano, giunto  alla quinta edizione, presentato a Roma nalla Camera dei Deputati il 22 febbraio 2018, rappresenta l’ideale continuazione delle pubblicazioni realizzate dal Nucleo di Valutazione. Il documento, oggi curato da  Itinerari Previdenziali, si pone l’obiettivo di fornire  una visione d’insieme del complesso sistema previdenziale del nostro Paese ed una riclassificazione della spesa pensionistica e assistenziale all’interno del più ampio bilancio dello Stato.
Le principali novità del Quinto Rapporto sono il dettaglio sulle prestazioni di alcune particolari categorie di lavoratori, l’analisi delle pensioni erogate ai cittadini residenti all’estero, da un lato, e agli stranieri presenti in Italia, dall’altro.
In base ai risultati delle proiezioni relative al sistema pensionistico obbligatorio, nel volume vengono illustrate le tendenze e l’andamento del rapporto spesa totale/ PIL successivi al 2015 e in una prospettiva di breve e medio lungo termine anche con riferimento sia alla sostenibilità finanziaria sia all’adeguatezza delle prestazioni.
La pubblicazione analizza inoltre il bilancio dell’INAIL, la spesa sanitaria pubblica e privata, i “tassi di sostituzione” offerti dal sistema con proiezioni per differenti carriere e scenari economici e i numeri del welfare complementare ed integrativo. Tutti elementi che consentono di completare il bilancio del sistema di welfare italiano.
Nella sezione finale del Rapporto vengono evidenziati e riclassificati gli andamenti della
spesa per pensioni previdenziali e quella per l’assistenza non coperta da contribuzioni sociali
L’elemento di spicco che si ricava dall’esame delle singole gestioni e dai dati finali aggregati, è che la spesa pensionistica cresce ma a tassi molti ridotti. In particolare, la spesa totale per prestazioni nel 2016 ha evidenziato un aumento pari allo 0,22% sull’anno precedente; anche il 2015 sul 2014 aveva fatto segnare un aumento di circa 0,81% (+ 0,69% il 2014 sul 2013). Ciò significa che la dinamica della spesa per le pensioni è sotto controllo e le riforme hanno colto l’obiettivo di stabilizzarla.
Nel 2016 la spesa pensionistica, al netto delle prestazioni assistenziali non contributive ha raggiunto i 218.504 milioni di euro mentre le entrate contributive sono state pari a 196.522 milioni di euro per un saldo negativo di 21.981 milioni. A pesare su questo disavanzo è la gestione dei dipendenti pubblici che evidenzia un passivo di ben 29,34 miliardi, parzialmente compensato dall’attivo di 2,22 miliardi del FPLD (Fondo pensione lavoratori dipendenti – il maggior fondo italiano) e dai 6,6 della gestione dei parasubordinati. I contributi, rispetto al 2015, sono invece aumentati del 2,71% (0,92%.
l’incremento 2015 su 2014); conseguentemente il saldo negativo che nel 2015 era pari a 26,562 miliardi, si riduce di 4,56 miliardi.
Poiché è opinione diffusa, anche sulla base dei dati forniti da Istat, che la spesa per pensioni sia troppo alta, è utile qui calcolare la “spesa pensionistica previdenziale” cioè quella supportata da contributi realmente versati. Il calcolo è svolto come segue. Il primo passo è ricomprendere nella spesa di 218,504 miliardi i 8,95 miliardi di GIAS per i dipendenti pubblici e gli 8,83 miliardi di integrazioni al minimo per il settore privato, che vengono erogati solo in base al reddito che si ricava dai mod 770. Se sottraiamo alla spesa totale queste due voci l’incidenza della spesa per pensioni sul Pil passa dal 13,07% al 12,00%, cioè un valore in linea con la media Eurostat.
Anche nel 2016 prosegue la riduzione del numero dei pensionati che ammontano a 16.064.508 di unità, (circa 115 mila in meno rispetto al 2015 e 195 mila in meno sul 2014), segnando il punto più basso dopo il picco del 2008, riportandosi sui valori ante 1995. Il numero di prestazioni in pagamento diminuisce a 22.966.016, (129 mila in meno del 2015) con una riduzione rispetto al picco del 2009 di oltre 869.000 prestazioni, riportandosi sui valori prossimi a quelli del 2003-2004. Interessante è il rapporto tra numero di prestazioni in pagamento e numero dei pensionati: ogni pensionato riceve in media 1,43 prestazioni, il numero più elevato dal 1997. La pensione media (che si ricava dal rapporto tra costo totale delle prestazioni sul numero delle prestazioni), è pari a 12.297 euro annui, con un aumento dell’1,33% (quasi raddoppiata in vent’anni); ma il vero rapporto è tra il costo totale delle prestazioni diviso per il numero effettivo di pensionati – teste (16.064.508) il che porta la pensione media effettiva a 17.580 con un incremento rispetto al 2015 dell’1,48%, ben al di sopra dei mille euro al mese. Ma parliamo di medie alla Trilussa, perc hè la maggioranza si assesta  sotto i 700 euro.. Cresce anche il numero degli
attivi pari a 22.757.586, un dato simile a quello del 2006 e superiore a quello del 2009 (il massimo si è toccato nel 2008 con 23.090.348 occupati). Tocca il massimo livello di sempre il rapporto tra occupati e pensionati, dato fondamentale per la tenuta del nostro sistema pensionistico (che funziona secondo lo schema della “ripartizione”) che nel 2016 è arrivato a 1,417 attivi per pensionato, prossimo all’1,5 che avevamo indicato nei precedenti Rapporti come soglia minima ditenuta del sistema. Infine, prosegue la crescita del rapporto tra numero di prestazioni in pagamento e popolazione che raggiunge 2,638 cioè una prestazione ogni 2,638 abitanti, in pratica una prestazione per famiglia. Ciò indica l’elevato numero di prestazioni in pagamento, spesso meramente assistenziali, e quanto siano sensibili i cittadini all’argomento pensioni.

 

 

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3 commenti Commenta
andrea357
Scritto il 23 febbraio 2018 at 14:12

cos’è il reddito77?

clinguella
Scritto il 26 febbraio 2018 at 09:51

la frase corretta è: “che si ricava dai mod 770”

andrea357
Scritto il 26 febbraio 2018 at 11:58

Grazie

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