I limiti degli investimenti dei fondi pensione

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Il 2017 è stato un anno positivo per i fondi pensione, nonostante i rendimenti zero dei bond  e in considerazione che la maggior parte degli investimenti sono investimenti domestici e nei titoli di stato. Quest’anno sugli scenari finanziari pesano parecchie incognite. In quello appena trascorso, per la prima volta dal 2010 gli utili societari hanno superato le attese. Le aziende che compongono il MSCI ( Morgan Stanley Capital International ) hanno registrato un aumento annuo del 15% rispetto alle previsioni del 13% Ci sono stati 12 mesi di guadagni consecutivi, cosa mai vista, con una volatilità molto bassa. L’indice S&P ha toccato il minimo storico di volatilità con un 3.5%.. Nel 2017 nonostante che gli azionari hanno avuto una redditività superiore del 20% sull’obbligazionario, gli investimenti a reddito fisso sono stati i più utilizzati.
Ma come devono muoversi i fondi per i loro investimenti? Poichè il risparmio previdenziale deve essere protetto, la regola aurea è quella di avere  comportamenti prudenziali ed attenersi alle indicazioni di legge. Poi bisogna avere competenze, lungimiranza e… tanta fortuna.
Il punto di riferimento è il DM 166/2014, ( G.U n.264 del 13-11-2014) che ha sostituito il DM 703/1996 e che stabilisce i criteri e limiti di investimento delle risorse dei fondi pensione. Si applica a tutti i fondi pensione, esclusi i PIP e i fondi pensione preesistenti.
Le disposizioni si applicano però solo alla parte del patrimonio relativa alle adesioni raccolte in Italia.
Innanzitutto i fondi non possono assumere e concederei prestiti nonché effettuare prestazione di garanzie in favore di terzi, ma possono:
a) effettuare operazioni di pronti contro termine ed il prestito titoli, ai fini di una gestione efficiente del portafoglio;
b) detenere liquidità, in coerenza con quanto previsto dalla politica di investimento adottata;
c) utilizzare i derivati.
Le operazioni di pronti contro termine ed il prestito titoli sono realizzate all’interno di un sistema standardizzato, organizzato da un organismo riconosciuto di compensazione e garanzia ovvero concluse con controparti di primaria affidabilità, solidità e reputazione e sottoposte alla vigilanza di un’autorità pubblica.
I derivati possono essere stipulati esclusivamente per finalità di riduzione del rischio di investimento o di efficiente gestione. L’utilizzo di derivati deve essere adeguatamente motivato dal fondo pensione in relazione alle proprie caratteristiche e dimensionali, alla politica di investimento adottata e alle esigenze degli aderenti e dei beneficiari delle prestazioni pensionistiche.
Il fondo pensione valuta in ogni momento i rischi connessi con l’operatività in derivati, tenuto conto anche dell’esposizione realizzata con essi, non investono più del 5 per cento delle loro disponibilità complessive in strumenti finanziari emessi da uno stesso soggetto e non più del 10 per cento in strumenti finanziari emessi da soggetti appartenenti a un unico gruppo.
L’investimento in OICR è consentito a condizione che:
a) sia adeguatamente motivato dal fondo pensione in relazione alle proprie dimensioni ed alla  politica di investimento  adottata e  che risponda a criteri di efficienza ed efficacia;
b) la politica di investimento degli OICR sia compatibile con quella del fondo pensione;
c) l’investimento in OICR non generi una concentrazione del rischio incompatibile con i parametri definiti dal fondo pensione;
d) il fondo pensione sia in grado di monitorare il rischio relativo a ciascun OICR al fine di garantire il rispetto dei principi e criteri stabiliti  per il portafoglio nel suo complesso;
L’investimento in strumenti finanziari non negoziati nei mercati regolamentati e in OICR (Organismi di investimento collettivo del risparmio) alternativi viene mantenuto a livelli prudenziali, entro il limite del 30 per cento delle disponibilità del fondo pensione e deve essere adeguatamente motivato. Gli OICVM (Organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari) e i depositi bancari si considerano strumenti finanziari negoziati nei mercati regolamentati. Gli «OICVM» sono gli OICR rientranti nell’ambito  della direttiva europea 2009/65/CE, concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative  e delle relative disposizioni di attuazione
Con la legge di bilancio 2017 è stato fatto un ulteriore tentativo di direzionare le risorse dei fondi nell’economia reale ma non si è visto, almeno per lo scorso anno, nessun significativo salto di qualità.
Le forme di previdenza complementare ora possono destinare somme, fino al 5 per cento dell’attivo patrimoniale risultante dal rendiconto dell’esercizio precedente, agli investimenti qualificati indicati al comma 89 della Legge 232/16, legge di bilancio 2017 in azioni o quote di imprese o di organismi di investimento collettivo del risparmio residenti nel territorio dello Stato o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo con stabile organizzazione nel territorio medesimo;
Gli investimenti qualificati devono essere detenuti per almeno cinque anni. I redditi, derivanti da questi investimenti sono esenti ai fini dell’imposta sul reddito e pertanto non concorrono alla formazione della base imponibile. In caso di disinvestimento prima dei cinque anni, i redditi realizzati con la cessione e quelli che non hanno concorso alla formazione della predetta base imponibile sono soggetti a imposta sostitutiva delle imposte sui redditi. In caso di rimborso o di scadenza degli strumenti finanziari oggetto di investimento prima del quinquennio, il controvalore conseguito deve essere reinvestito negli strumenti finanziari qualificati entro novanta giorni dal rimborso.
In ultimo la Covip, con circolare, n. 431 del 24 gennaio 2018 ha fornito delle precisazioni in merito all’introduzione di forme di impiego diretto delle risorse.
Com’è noto, il Decreto lgs. 252/2005 prevede la possibilità per le forme pensionistiche complementari di effettuare investimenti diretti attraverso sottoscrizione o acquisizione di azioni o quote di società immobiliari, nonché di quote di fondi comuni di investimento mobiliare o immobiliare chiusi, nel rispetto di limiti prestabiliti.
Lo Schema di Statuto dei fondi pensione negoziali, stabilito dalla COVIP fin dal 2006, prevede in questo caso una modificazione statutaria comn procedura ordinaria, senza cioè l’Assemblea Staordinaria.
Le risorse finanziarie del Fondo destinate ad investimenti sono comunque affidate in gestione mediante convenzione a soggetti gestori abilitati ai sensi della normativa vigente.

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