Quale pensione di garanzia per i giovani

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Con il sistema retributivo, qualora l’assegno pensionistico  è al di sotto del trattamento minimo, il pensionato può avere diritto ad una integrazione. Per il 2018 il traqttamento minimo  è fissato in 507,42€, per cui se, per es. un lavoratore con i contributi versati matura una pensione di 400€, lo Stato interviene e versa la differenza di 107,42€.
Nel sistema contributivo l’integrazione al minimo è stata abolita ed il lavoratore può andare in pensione, con 20 anni di contributi e 66 anni e 7 mesi, solo se la sua pensione è pari ad 1,5 l’assegno sociale. Poiché l’assegno sociale per il 2018 è di 453€ , l’ importo minimo è di 679€. L’apparente scomparsa del rischio di inadeguatezza dovuto alla fissazione della soglia di 1,5 volte l’assegno sociale, comporta la comparsa dell’anziano disoccupato e senza pensione perché è evidente che non basta la recente riforma degli ammortizzatori sociali. Finchè non si raggiunge quest’importo si dovrà lavorare fino a 70 anni, poi a questa età si potrà lasciare il lavoro, ma non si avrà diritto a 679 euro, bensì si avrà diritto all’importo della pensione corrispondente a quella maturata ib base ai contributi versati. Già questo di per sé non è una cosa equa, e mettiamoci che queste normative sono scaturite in base a previsioni di lavori continui e a retribuzioni crescenti per la quasi totalità dei lavoratori dipendenti, un Pil dell’1,5% ed un tasso di inflazione del 2% per avere un quadro completo. . Purtroppo non è così, per cui anche  679 euro, che è comunque un importo inadeguato a vivere, è difficile da maturare.
Da qui tutta una serie di proposte non ancora sufficientemente definite sul piano operativo e nella quantificazione dei costi, ma abbastanza consolidate dal punto di vista teorico per istituire il diritto ad avere una pensione minimas garantita. Oltretutto la pensione di garanzia per i giovani fa parte dell’accordo Governo Sindacati di cui al verbale condiviso del 28 settembre 2016.
Ora lo scenario è significativamente cambiato, non sappiamo in che senso si terrà conto di quell’accordo e come evolveranno e quali saranno i rapporti con le rappresentanze sociali, sia dei datori di lavoro che dei dipendenti.
In ogni caso il problema continua a sussistere, perché se è vero che ci sono timidi segnali di ripresa ed il Pil è stimato anche per il corrente anno in crescita all’1.5%, tutti gli altri indicatori sono ondivaghi e l’occupazione tutt’è tranne che stabile.
Le proposte sono tante, ma tutte, almeno finora, sono convergenti e vogliono introdurre dei correttivi alla normativa in vigore. Anche se si abolisse la Fornero, per esempio, si avrebbe la liberalizzazione dell’età per il pensionamento, ma non sulle modalità di calcolo che si basano sugli anni di lavoro e sull’importo degli stipendi. Ma sappiamo che il mondo del lavoro è costituito da lavori non continuativi. La prima garanzia cui si dovrebbe diritto è la valorizzazione pensionistica non solo i periodi lavorativi sui quali si versano i contributi effettivi ma anche di quelli di disoccupazione involontaria, certificati dai Centri per l’impiego, a dimostrazione che si è cercato attivamente lavoro ma non lo si è trovato, a cui dovrebbe essere  fatta corrispondere una contribuzione figurativa. L’ammontare della pensione contributiva di garanzia dipenderà dal numero di anni effettivi e figurativi e dall’età del pensionamento, incentivando la permanenza al lavoro. Se la pensione così calcolata risulta inferiore rispetto al limite individuato come prestazione di garanzia, essa viene integrata fino a quell’ammontare.
La proposta lega sempre la pensione contributiva di garanzia, agli anni di contributi e all’età di uscita ed ha l’obiettivo di garantire l’adeguatezza delle pensioni per gli assunti dal 1996 con redditi bassi e discontinui, a carico della fiscalità generale. Un’integrazione al minimo come avviene oggi per il retributivo. Un’ipotesi ventilata sarebbe quella di 650 euro mensili per chi ha 20 anni di contributi e l’età prevista per la legge Fornero, che possono aumentare di 30 euro al mese per ogni anno in più fino a un massimo di mille euro.
Una terza proposta invece stabilisce una pensione di base uguale per tutti, pari ad es all’assegno sociale di 450 euro sulla quale si aggiunge la pensione contributiva maturata. Un altro limite minimo  potrebbe esseere mutuato da quello previsto  per l’ape volontaria, 1,4 la pensione minima, cioè circa 700 euro mensili. Insomma le cifre sono queste.

Il costo dipende da dove si fissa l’asticella della soglia di garanzia, le future dinamiche del mercato del lavoro e l’andamento del Pil.

Come finanziare questa prestazione.
Naturalmente quando si indica la pensione contributiva di garanzia ciò sta a significare che comunque essa si calcola secondo il sistema NDC – calcolo a contribuzione definita nozionale (il sistema contributivo), ovvero uno schema a contributi definiti nel quale il tasso di rendimento offerto sui versamenti non è dato dal saggio di interesse effettivamente conseguito  (essendo lo schema a ripartizione i contributi non sono investiti sul mercato), ma da un saggio nozionale legato all’andamento di alcune variabili macroeconomiche (in Svezia la massa salariale, in Italia il PIL nominale).

Tuttavia altri fanno ulteriori distinguo. Per alcuni quando si parla di pensione di garanzia contributiva, significa che le fonti di finanziamento devono essere ricercate all’interno del perimetro previdenziale, con l’imposizione di un contributo di solidarietà sui lavoratori attivi e in quiescenza a decorrere da un certo reddito. A questa solidarietà devono concorrere anche i percettori di vitalizi, i membri delle istituzioni eccetera, che dovrebbero finanziare un fondo di Garanzia, come quello istituito, ma per altre finalità, presso l’Inps a garanzia dell’Ape Volontaria.
Per altri e allora si parla solamente di pensione di garanzia, significa che il costo è addebitato alla fiscalità generale. In questo caso si devono comprimere corrispondentemente altre spese del welfare pubblico, oppure si aumentano le tasse oppure si aumenta il debito pubblico.

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