La contribuzione aggiuntiva anche a Fopadiva e Laborfond

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La destinazione della contribuzione aggiuntiva spetta anche agli iscritti ai fondi territoriali. Invece di un incentivo per i fondi negoziali, ne beneficeranno anche quelli territoriali.
In Italia due terzi della popolazione attiva sono privi di un piano pensionistico complementare. A fronte delle difficoltà della previdenza pubblica e gli aumenti considerevoli previsti per l’età pensionabile, le cui misure adottate per scongiurarle, penso all’Ape e derivati, alla Rita, sono certamente importanti ma non risolutive, l’Italia si trova ad affrontare una sfida più grande rispetto agli altri paesi europei, in materia di pensione, come dimostra l’esito elettorale che è stato in parte imperniato sulla modifica/abolizione della Legge Fornero.
In assenza di un intervento forte dello Stato di rilancio, a parte la dovuta equiparazione dei fondi pensione dei dipendenti pubblici e quelli dei dipendenti del settore privato, i singoli fondi pensione hanno cominciato ad adottare delle soluzioni, in parte estemporanee, per affrontare questa bassa copertura. Un certo numero di Fondi negoziali di categoria, istituiti tramite accordi collettivi di lavoro, hanno messo in atto forme di iscrizioni automatiche, senza violae il principio della volontarietà di adesione ai fondi integrativi. L’adesione automatica per via contrattuale grosso modo funziona così. In sede contrattuale si stabilisce che i datori di lavoro versano per tutti i dipendenti una contribuzione aggiuntiva di x euro mensili che viene versata al fondo di categoria. Se il lavoratore poi decide di aderire in pieno alla previdenza complementare, dovrà versare il suo contributo, conferire il Tfr ed il datore di lavoro verserà il suo contributo ordinario.
Quando alcune categorie, in primis gli edili, hanno cominciato, attraverso la contrattazione collettiva, a utilizzare lo strumento della contribuzione aggiuntiva per favorire l’adesione alla previdenza complementare ai fondi negoziali, i fondi territoriali, specie Laborfonds, si sono subito attivati per non perdere l’occasione, e per evitare che questo contributo diventasse una calamita per dirottare gli iscritti dai fondi regionali a quelli nazionali. Cosicchè tramite i parlamentari locali, nella legge di bilancio 2018 sono state inserite delle norme di salvaguardia per i fondi pensione regionali. Infatti il comma 171 prevede che quando la contrattazione collettiva o norme specifiche stabiliscono il versamento di contributi aggiuntivi a fondi pensione su base nazionale, se il lavoratore non si fa sentire, il versamento può essere effettuato nei fondi pensione territoriali, anche nel caso che non sia iscritto alla previdenza complementare. Se invece è già iscritto, il contributo aggiuntivo si verserà nella posizione già attivata.
I fondi pensione negoziali territoriali dovranno adeguare il proprio ordinamento, entro il 30 giugno 2018. Decorso tale termine, i versamenti aggiuntivi sono comunque effettuati secondo quanto stabilito dalla norma. Prima del 30 giugno, i fondi pensione negoziali nazionali assicurano comunque la portabilità automatica dei contributi aggiuntivi accantonati per i lavoratori iscritti a Laborfonds o Fopadiva.
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Su questa questione la Covip ha emanato una specifica circolare applicativa, Circolare del 7 marzo 2018, n. 1598.
Le nuove disposizioni, in assenza di una diversa volontà dell’aderente, privilegiano l’unicità delle posizioni individuali, così da evitare la suddivisione su più forme pensionistiche delle contribuzioni ordinarie da un lato e delle contribuzioni c.d. “aggiuntive” dall’altro.
Tenuto conto che la norma trova applicazione anche ai lavoratori che non hanno destinato il TFR alla previdenza complementare – con ciò dando per scontato il versamento del contributo a carico del lavoratore e del datore di lavoro – si ritiene che lo stesso riguardi in particolare quei lavoratori che già aderiscono a un fondo pensione negoziale territoriale. Si tratta, cioè, di quei lavoratori che già versano al fondo pensione territoriale gli ordinari contributi del datore di lavoro e del lavoratore, anche senza TFR nei casi in cui ciò sia previsto, ovvero a tale fondo siano iscritti per effetto del conferimento tacito del solo TFR (in base alle disposizioni che regolano la destinazione del TFR). Nei riguardi di costoro, qualora un contratto collettivo o una norma di legge facciano sorgere il diritto del lavoratore di beneficiare di un ulteriore contributo datoriale, esso affluirà al fondo pensione negoziale territoriale al quale il lavoratore è già iscritto.
La norma non riguarda, invece, quei lavoratori che non hanno ancora aderito alla previdenza complementare. In tal caso il contributo affluirà alla forma individuata dalla contrattazione collettiva, finché gli stessi non attivino un’eventuale adesione ad un fondo pensione territoriale.
In questo caso, infatti, l’ adesione al fondo territoriale comporterà, il trasferimento ad esso della posizione in essere presso il fondo di categoria e alimentata esclusivamente con il versamento dei contributi “aggiuntivi”.
Inoltre in alcuni contratti collettivi di secondo o terzo livello, al fine del versamento del contributo aggiuntivo si richiede al lavoratore di effettuare una scelta tra il fondo pensione di settore e quello territoriale. In mancanza di un’esplicita scelta, se il lavoratore risulta già iscritto a un fondo pensione negoziale, il contributo aggiuntivo affluirà alla posizione già in essere ritenendosi prevalente la volontà già manifestata dallo stesso in fase di adesione; se il lavoratore non è iscritto a nessun fondo pensione negoziale, il fondo di destinazione è invece individuato applicando la norma per il conferimento del TFR tacito.
Camillo Linguella

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