I fondi pensione europei preoccupati del potenziamento dell’EIOPA.

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In Italia in questo momento non si conosce ancora che impulso avrà la previdenza complementare. Le ultime leggi di bilancio le avevano dato una spinta non indifferente dal punto di vista degli sgravi fiscali, mentre le formazioni che hanno avuto maggior consenso nelle recenti elezioni, hanno già dichiarato che vogliono concentrare i loro sforzi sulla previdenza obbligatoria a partire dall’abolizione e/o modifica della legge Fornero. Ma mentre in Italia siamo in una situazione di stallo, in Europa si lavora per rafforzare le autorità di vigilanza, specie sui fondi pensione, perché sono considerati determinanti per le politiche sociali ed economiche comunitarie. Si pernsi per esempio alla prevista introduzione dei Pepp, i Piani pensionistici complementari europei. Questo potenziamento tuttavia  non è esente da possibili rischi. Ogni  rafforzamento della UE è oggi visto comunque con occhio critico e sospettoso.
Secondo PensionsEurope, i fondi pensione  sarebbero molto preoccupati dalla proposta di rafforzamento dell’EIOPA, l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali e di quello delle altre autorità europee di vigilanza (ESA), perché si darebbe loro troppo potere. Se come proposto  il bilancio dell’EIOPA fosse finanziato in misura minore dai contributi nazionali e dell’UE,  i fondi pensione temono che  si ridurrebbero le competenze delle altre autorità istituzionali comunitarie e degli Stati membri…
Tuttavia le proposte di nuovi poteri possono servire “per sollecitare le autorità nazionali di vigilanza a precisare il loro punto di vista su come i fondi pensione dovrebbero essere regolamentati” che temono uno scavalcamento in quanto l’Eiopa avrebbe potere direttamente sui fondi pensione potendo ottenere informazioni direttamente da questi .
Le autorità nazionali di vigilanza invece dovrebbero avere la libertà di decidere le proprie priorità sulla base delle politiche nazionali pur senza rigettare il piano di supervisione strategica proposto.
La Commissione vuole altresì riordinare l’autorità di vigilanza europee  conferendo  all’Autorità Europea degli Strumenti Finanziari e dei Mercati (ESMA), il potere di controllo diretto in determinati settori finanziari per arrivare alla creazione di “un unico supervisore dei mercati dei capitali” .e garantire che il regolamento armonizzato sia applicato coerentemente in tutta l’UE.
Ma e qui ci sono le dolenti note, i maggiori poteri per l’ESMA dovrebbero essere accompagnati da una “rappresentanza adeguata” dei fondi pensione, dei loro gestori patrimoniali e dei gruppi di stakeholder e l’’ESMA stessa dovrebbe rafforzare il suo impegno con le parti interessate.
Il processo di selezione dei membri dei gruppi di stakeholder dovrebbe essere trasferito alla Commissione..
Il Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS) deve evitare di avere un’impostazione bancaria nel suo approccio con altri settori finanziari come i fondi pensione che temono di essere indebitamente categorizzati come di importanza sistemica per la stabilità finanziaria.Nonostante le diverse assicurazioni in proposito,  il fatto stesso che la Commissione ha proposto che il presidente della Banca centrale europea presieda il CERS in modo permanente non fa che rafforzare l’impostazione bancaria. Tutte queste proposte sono ora all’esame del Parlamento e al Consiglio europeo che dovranno decidere a breve..

PENSIONI COMPLEMENTARI DEI CITTADINI COMUNITARI

Intanto in Italia è stato adottato una provvedimento in favore delle pensioni complementari dei cittadini comunitari
Il Consiglio dei Ministri riunitosi venerdì 16 marzo 2018, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo che, in attuazione della direttiva (UE) 2014/50 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 aprile 2014, relativa ai requisiti minimi per accrescere la mobilità dei lavoratori tra Stati membri migliora l’acquisizione e la salvaguardia di diritti pensionistici complementari (decreto legislativo – esame preliminare). Il decreto adotta le misure necessarie a garantire che i diritti pensionistici maturati dai lavoratori “in uscita” possano rimanere nel regime pensionistico complementare in cui gli stessi sono stati maturati.
Inoltre, si stabilisce che la Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP) è chiamata a garantire che gli iscritti attivi possano ottenere informazioni in merito alle conseguenze della cessazione del rapporto di lavoro sui loro diritti pensionistici complementari e che gli stessi iscritti, nonché i loro eredi, possano ottenere informazioni relative al valore dei loro diritti pensionistici in sospeso, o una valutazione dei diritti pensionistici in sospeso effettuata al massimo nei dodici mesi precedenti la data della richiesta, o informazioni sulle condizioni che disciplinano il trattamento dei diritti pensionistici in sospeso.
Infine, il decreto rende omogeneo con la normativa europea il periodo minimo di acquisizione dei diritti pensionistici complementari e conferma l’esclusione nel nostro ordinamento dalla decadenza dei diritti pensionistici complementari, dal momento che l’iscritto può sempre esercitare, in caso di perdita dei requisiti di partecipazione al fondo, il riscatto della sua intera sua posizione individuale, ovvero il trasferimento ad altro fondo pensione.

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