Scuola: Il fondo Espero rinnova gli Organi e punta al rilancio

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Espero è il Fondo di pensione complementare per i lavoratori della scuola, nato nel 2001 a seguito dell’accordo istitutivo fra le Organizzazioni Sindacali del settore e l’ARAN . E’ un fondo pensione di categoria a contribuzione definita, che non ha scopo di lucro e oltre a questo, altro elemento proprio dei fondi di categoria,  vede coinvolti nell’attività di indirizzo e vigilanza i diretti interessati che attraverso l’Assemblea dei delegati, possono partecipare attivamente alla vita delo fondo. Nei Fondi chiusi, quelli istituiti dalle banche o società di assicurazione, quest’assemblea non esiste, anche se esiste il responsabile del fondo a tutela degli interessi degli iscritti. Responsabile del fondo che comunque esiste anche nei fondi chiusi, come Espero appunto. .

Il fondo Espero ha fatto registrare  negli ultimi quindici anni, performances positive, malgrado i periodi di crisi economica e l’instabilità dei mercati. Il numero degli aderenti pur essendo consistente in termini assoluti, circa 100 mila aderenti, è assolutamente inferiore alle aspettative, almeno rispetto alla platea dei potenziali aderenti di circa 1.100.000 dipendenti. Le novità introdotte nell’ultima legge di bilancio che danno maggiori benefici fiscali sia in fase di accumulo durante l’iscrizione portando la deducibilità fino a 5164.27 euro come per i lavoratori del settore privato, sia per la rendita, se usufruiscono la Rita dove l’aliquota fiscale da quella ordinaria passa al 15% con possibilità di ulteriori riduzioni.
Un’altra possibilità di aumento delle adesioni è l’utilizzo dellistituto del silenzio assenso che dovrà essere disciplinato da un accordo specifico, ma che comunque prevede che entro un certo periodo di tempo, se il dipendente non sceglie sarà iscritto automaticamente ad Espero. Anche se qui bisogna ricordare, per spegnere i facili entusiasmi, che quando il silenzio assenso fu introdotto nel settore privato nel 2007, provocò l’iscrizione automatica di solamente 70.000 persone, cioè una cifra insignificante rispetto ai 20 milioni di lavoratori attivi. Una forte spinta alle iscrizioni può venire anche da una ben congegnata campagna di formazione ed informazione. Gli insegnanti non si iscrivono perchè fondamentalmente non vogliono mettere a rischio il loro Tfr.Tuttavia se si analizzano i risultati raggiunti in questi anni, si vede chiaramente che i  fondi pensione di categoria, con il +44% sul TFR sono andati oltre ogni aspettativa. Un ottimo risultato se pensiamo alle crisi finanziarie che l’Italia ha affrontato dal 2007. In particolare, il  Fondo Espero è al primo posto nella classifica dei rendimenti: in 10 anni, +60% per il comparto Crescita e +27% per il comparto Garanzia.
Il fondo rappresenta una risorsa in più, soprattutto per quella parte della categoria che si è affacciata da poco  nel mondo della scuola e che, per ragioni anche anagrafiche, ha la necessità di integrare il prevedibile trattamento previdenziale ordinario. Possono aderire ad Espero tutti i lavoratori della scuola con contratto a tempo indeterminato (tempo pieno o parziale), a tempo determinato di durata minima di tre mesi continuativi,  e, tramite accordo istitutivo, anche i dipendenti di scuole private. Ogni dipendente decide volontariamente la propria adesione al fondo.
Ogni lavoratore che aderisce al fondo apre un proprio conto individuale dove confluiscono i contributi versati, che vengono investiti sui mercati finanziari. Le prestazioni finali dipendono dall’importo dei versamenti e dai rendimenti ottenuti dall’impiego delle risorse finanziarie.
Espero è amministrato e controllato dai rappresentanti eletti dai lavoratori e dai componenti designati dal MIUR. Tutti gli organi del Fondo sono a composizione bilaterale e paritetica e i componenti restano in carica tre anni e possono essere eletti per non più di due mandati consecutivi.
L’Assemblea dei delegati, costituita da 60 componenti, 30 in rappresentanza dei lavoratori e 30 dell’Amministrazione, elegge il Consiglio di Amministrazione, che è costituito da 18 componenti, metà in rappresentanza dei lavoratori e metà in rappresentanza dell’Amministrazione Il Collegio dei sindaci, eletto dall’Assemblea è costituito da 4 componenti effettivi + 2 supplenti, L’Assemblea dei delegati a sua volta è eletto per la parte di rappresentanza dei lavoratori, da tutti gli iscritti al Fondo.
Le elezioni per il rinnovo dell’Assemblea si terranno nei giorni del 26, 27 e 28 aprile con la modalità on line. In questa tornata elettorale  i sindacati confederali della Scuola si presentano insieme con una lista unitaria.

 

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4 commenti Commenta
noise
Scritto il 26 marzo 2018 at 15:43

Forse bisognerebbe ricordare che già l’istituto del TFR è un’eredità insulsa di un regime autoritario. Non si capisce per quale motivo mi si deve levare una quota rilevante del mio stipendio (circa una mensilità annua al netto delle integrazioni in busta), contro la mia volontà.
Adesso, quella mensilità accantonata per finanziare i buchi dello stato (in realtà lo stato non versa niente, è solo una scrittura contabile fino a fine carriera), dovrebbe essere sottratta al mio “salvadanaio” garantito per finire ad alimentare i mercati?
Rimettete il TFR in busta e lasciate che ogni persona adulta decida per se invece di trattare i lavoratori come bambini che devono essere guidati dagli “esperti”. O obbligati tramite sotterfugi del silenzio/assenso che in realtà è l’ennesimo modo per fregare i meno informati.
Il governo Monti ha dimostrato in modo chiaro e inequivocabile che non esistono contratti tra il cittadino e lo stato. Lo stato può in qualunque momento bloccare o eliminare qualunque vincolo contrattuale:
– scatti di carriera
– rinnovo dei contratti
– età di pensionamento
– metodologia di calcolo dei contributi
– risparmi tracciabili
L’unica pensione certa è quella che ti puoi fare risparmiando (chi può), convertendo in monete d’oro e nascondendole in un posto inaccessibile al fisco.
L’assemblea di gestione “democratica” ah ah ah …. fatta dai sindacati che hanno firmato le peggiori scempiaggini ai danni dei lavoratori e il ministero … lo stesso che ti porta l’età di pensionamento ai 230 anni nella speranza che tu muoia prima.
Ovviamente si aggiungeranno le novità proposte dal FMI: “ricalibrazione” della reversibilità che già oggi in molti casi è ridicola. Cioè: ti freghiamo e basta! Manco i tuoi eredi ne beneficiano.

noise
Scritto il 26 marzo 2018 at 15:54

A proposito di rendimenti: in 10 anni +60%, caspita!!
Forse dovrebbe aggiungere che le borse non hanno fatto che crescere dal 2009 ad oggi, in misura mostruosamente superiore a quel 60% e in barba a qualunque ragionamento macroeconomico per il solo fatto che le banche centrale hanno inondato di liquidità i mercati. Quando la musica si fermerà vedremo quel 60% dove va a finire ……

clinguella
Scritto il 26 marzo 2018 at 17:32

In merito alla destinazione del Trattamento di fine rapporto ( TFR) ci sono tre possibili opzioni previste dalla vigente normativa lasciate alla libera scelta dei diretti interessati:
1 lasciare il Tfr in azienda
2 versare il tfr alla previdenza complementare
3 ricevere il tfr mensilmente in busta paga

Per quanto riguarda la possibilità di avere le quote di TFR in busta paga (cosiddetta Quota integrativa della retribuzione o Qu.I.R.), questa possibilità è stata concessa dalla Legge 190/2014, Legge di Stabilità 2015) e l’adesione è stata di entità marginale (intorno all’1 per cento della platea potenziale).
Per chi invece non vuole conferire il proprio Tfr alla previdenza complementare, la legge sul mercato e la concorrenza la legge n. 124/2017, art. 1 comma 39, consente ad ogni singolo lavoratore di poter aderire alla previdenza complementare anche versando solo una parte o addirittura niente del proprio trattamento di fine rapporto.

noise
Scritto il 26 marzo 2018 at 21:03

Mi corregga se sbaglio:
1) Il TFR in busta paga è possibile solo per i lavoratori del settore privato. Per gli statali (come gli insegnanti di cui stiamo parlando) invece no.
2) La scelta di ricevere il TFR in busta paga viene tassato per aliquota marginale mentre quello a fine rapporto su un’aliquota media.
Le chiedo: le sembra una cosa giusta? E’ come dire: vuoi una caramella oggi o una tonnellata di torta domani?
La libertà di scelta per me significa
a) condizioni uguali per tutti i lavoratori
b) poter scegliere senza penalizzazioni che “orientano” la scelta a bastonate.

In ogni caso , anche se la pensiamo diversamente, la ringrazio per la risposta.
clin­guel­la@fi­nan­za,

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