Assofondipensione: una marcia in più per i fondi

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Assofondipensione è l’Associazione dei fondi pensione negoziali, costituita nel settembre del 2003 ad opera delle principali organizzazioni delle imprese e dei lavoratori dipendenti. I fondi pensione iscritti sono 32, la quasi totalità, qualcuno come Laborfonds se ne è uscito qualche anno fa.
I Fondi soci rappresentano 2,67 milioni di aderenti, cresciuti del 12% negli ultimi tre anni grazie all’adesione automatica per via contrattuale in alcuni settori; gli oltre 47 miliardi di Euro di risorse accumulate e destinate alle future prestazioni; il rendimento medio quasi del 3% negli ultimi anni, con i costi più bassi in assoluto. Solo questi dati basterebbero a dimostrare che l’Associazione, a 15 anni dalla sua costituzione, ha saputo lavorare con efficacia per coordinare e valorizzare al meglio la crescita e il lavoro dei fondi pensione negoziali.
Si tratta di un bilancio importante che premia la lungimiranza e la capacità di collaborazione delle principali organizzazioni di rappresentanza delle imprese e dei lavoratori, che hanno istituito l’associazione e saputo interloquire utilmente con tutte le istituzioni politiche, economiche e sociali in special modo con la Covip al fine di promuovere nel Paese una cultura della previdenza complementare più matura e consapevole.
“In particolare va ascritto ad Assofondi il merito di aver costruito un percorso virtuoso, con un’azione il più possibile unitaria e in piena sinergia con gli associati, per il successo del nostro sistema di previdenza complementare, avendo cura di rimarcare la “specificità” dei fondi pensione negoziali rispetto ad altre forme di previdenza complementare e di difenderla con vigore e orgoglio”.
Nel corso degli ultimi dieci anni, Assofondipensione ha saputo valorizzare non solo la propria funzione di rappresentanza istituzionale ma, al contempo, anche la propria attività di assistenza e supporto tecnico a favore dei Fondi Pensione associati.
Degna di rilievo l’attività svolta in favore della creazione di una “rete” informativa sul territorio con i Patronati, attraverso la sottoscrizione di un Protocollo d’intesa, finalizzato a contribuire a rivitalizzare le adesioni e a favorire e sostenere la creazione una rete capillare di “sportelli” informativi sul territorio nazionale e ad assisterli nella fase di adesione e di successiva relazione con il Fondo pensione.
Secondo la Covip l’associazione è, “un sistema che dispone di un assetto ben strutturato e di modelli operativi trasparenti apprezzati anche nel confronto internazionale.”
L’Associazione dovrà affrontare le prossime sfide che attendono il secondo pilastro, anche sulla base delle novità normative recate dalla Legge di Bilancio 2017, dalla legge di bilancio 2018 e dai provvedimenti introdotti dalla legge annuale sulla Concorrenza. Temi di notevole rilevanza saranno la crescita dimensionale dei fondi (in termini di iscritti e quindi di patrimoni gestiti), nonché la diversificazione delle loro scelte di portafoglio, al fine di contribuire al sostegno dell’economia reale del Paese, che impone una crescente qualità organizzativa, maggiori sinergie. Soprattutto occorre favorire l’aggregazione delle realtà esistenti, come in ultimo è avvenuto per la cooperazione al fine di avere fondi di dimensioni più adeguati a sostenere il crescente carico di competenze e conoscenze gestionali sui processi di analisi e controllo del rischio richiesto dalla nuova normativa.
Fase nuova che ha visto il legislatore assegnare alla previdenza complementare anche il ruolo di copertura del sistema di protezione sociale, sempre più debole nell’attuale situazione di finanza pubblica. Non dimentichiamo che il tasso di disoccupazione giovanile che si registra tuttora in Italia, nonostante le iniziative poste sin qui in campo e il complessivo miglioramento dei dati sull’occupazione, rimane infatti ben al di sopra della media europea.
Non si dimentichi che l’equilibrio del sistema pensionistico italiano si regge inevitabilmente su una ripresa del numero dei contribuenti attivi, cioè dei lavoratori, sia sul versante del primo pilastro che sul sistema della previdenza complementare che, altrimenti, non solo non cresce, ma è destinata a comprimersi e a vedere compromessi i propri obiettivi. Vedi l’anticipo della Rendita a 5 o addirittura 10 anni prima del raggiungimento dell’età legale per il pensionamento. Da una parte c’è il sostegno ( auto pagato) di chi perde il lavoro, dall’altro la previsione che difficilmente gli over 60 saranno reinseriti nel circuito lavorativo.
Ma non esiste welfare senza lavoro. Nessun sistema di protezione sociale, sia esso pubblico o contrattuale, può reggere nel lungo periodo se non è supportato da uno sviluppo dell’economia e soprattutto dell’occupazione. L’equilibrio degli istituti di welfare richiede che il sistema economico cresca in maniera equilibrata.
Un sistema in crisi aumenta la pressione sul secondo pilastro. In primo luogo, perché in una prospettiva di precarietà e mancanza di lavoro le persone non aderiscono. Per altro verso, perché, se devo far fronte ad un bisogno immediato di reddito, si è costretti ad erodere la posizione previdenziale con continue richieste di anticipazione della posizione accantonata.
Il dibattito sugli investimenti per lo sviluppo deve entrare a far parte della normale riflessione dell’intero sistema.
Le recenti misure legislative stanno disegnando una cornice regolamentare nuova, finalizzata ad ampliare i canali e gli strumenti di finanziamento e di irrobustimento patrimoniale delle imprese, con l’obiettivo di incrociare i flussi di risparmio e investimento a lungo termine. È il caso ad esempio dei PIR, dei mini-bond, delle cambiali finanziarie, che stanno avendo uno sviluppo notevole, anche superiore alle previsioni. E’ anche il caso del finanziamento diretto delle imprese da parte delle assicurazioni e dell’agevolazione fiscale per gli investimenti in economia reale di casse previdenziali e fondi pensione. I fondi pensione potrebbero offrire un contributo rilevante, anche dal punto di vista della quantità delle risorse mobilizzabili, per lo sviluppo dell’economia nostrana.
Gli stessi fondi alternativi (private equity, private debt e venture capital) si sono visti riconosciuti un ruolo concreto a sostegno delle imprese in Italia e in Europa negli ultimi anni, anche se il gap rispetto agli altri Paesi resta alta. L’Associazione, al riguardo, si propone di trovare una sintesi di sistema che crei le condizioni per consentire ai fondi pensione di destinare – liberamente e volontariamente – almeno una parte del risparmio previdenziale al finanziamento dell’economia reale e allo sviluppo infrastrutturale. Ciò in cambio di buoni rendimenti ed adeguate condizioni di controllo del rischio per gli aderenti, tenendo in considerazione gli incentivi fiscali introdotti dalla recente normativa.
A tal fine, sono in corso di approfondimento le diverse opzioni di investimento, la tipologia degli strumenti utilizzabili e possibili interventi per creare sinergie di tipo consortile tra i soci.
Naturalmente tutte le diverse opzioni di investimento elencate- che indirizzano le in Italia -presentano rischi ed opportunità che devono essere attentamente analizzati. Nell’ambito di un processo di investimenti strategici non si deve dimenticare la natura dell’investimento previdenziale, per sua finalità prudenziale rispetto all’investimento finanziario puro prettamente speculativo, con le necessità e le opportunità di diversificazione.
Alcuni fondi soci, come meglio evidenziato nel “Rapporto sui Fondi Pensione Negoziali 2017”, hanno coraggiosamente aperto la strada ai nuovi obiettivi, includendo nuovi asset nei portafogli e rinnovando le linee per ottenere una maggiore diversificazione.
Eurofer  ha sottoscritto quote di un fondo immobiliare chiuso, riservato a investitori istituzionali, per un ammontare di circa 30 milioni (pari al 3,2 per cento del patrimonio complessivo del fondo). I due fondi territoriali, Laborfonds  e Solidarietà Veneto, hanno invece investito in quote di fondi mobiliari chiusi a vocazione territoriale, aventi l’obiettivo di sostenere progetti di crescita ed espansione delle piccole e medie imprese sul territorio di riferimento. Infine, Priamo ha sottoscritto quote di un fondo di fondi di private debt aventi come sottostante titoli emessi da imprese italiane, mentre Byblos ha proceduto a sottoscrivere i primi tre strumenti di private debt, in attesa di selezionare nuovi strumenti di private equity, real estate e infrastrutturali per una quota fino al 15% del comparto Bilanciato.
E’ un primo passaggio ma il peso dei suddetti investimenti, sul patrimonio complessivo dei rispettivi fondi pensione si attesta, per il 2016, su valori al di sotto dell’1,5 per cento. La legge annuale sulla Concorrenza ha attribuito alla contrattazione anche la possibilità di ridurre la quota di TFR da versare al Fondo pensione rispetto all’attuale 100%. Un utilizzo responsabile di questa possibilità consentirà una maggiore diffusione delle adesioni, soprattutto nelle aziende sotto i 50 dipendenti.

Tuttavia, per completare la destinazione del TFR a previdenza complementare nel settore delle piccole e piccolissime imprese, dove l’adesione è molto bassa, servono anche strumenti idonei a sostenere l’equilibrio finanziario delle piccole imprese che conferiscono il TFR dei propri dipendenti alla previdenza complementare, migliorando le misure compensative e facilitando, soprattutto in una fase come quella attuale, le possibilità di accesso al credito sostitutivo del TFR. Tutti aspetti che erano stati promessi, ma mai realizzati.

Camillo Linguella

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