Un libro da leggere: Sos dal pianeta pensioni

Scritto il alle 08:32 da [email protected]

Su kindle Store di Amazon si può trovare l’ e-book “Sos dal pianeta pensioni”, un agile saggio che affronta le principali problematiche  pensionistiche. Il dibattito su questo tema è diventato sempre più centrale, anzi molte volte, a seguire i talk show, sembra addirittura sopravanzare quello più importante e decisivo per le sorti di un paese e dei singoli individui, parlo del mercato del lavoro. Forse perché le pensioni costituiscono l’ultimo approdo della vita e se si è sofferto durante l’esistenza, almeno la vecchiaia dovrebbe essere tranquilla e serena. Tuttavia gli scenari reali non sono tranquillizzanti.
Da un sistema di welfare state di una società ideale, nella quale tutti i diritti sono perfetti ed esigibili universalmente, passo dopo passo   si sta trasformando in un sistema di welfare affievolito di matrice contrattuale, territoriale e individuale. Non vi è dubbio che le pensioni sono in pericolo. Quella che è una delle maggiori espressioni concrete della collettività nei confronti del singolo individuo, il diritto al sostegno economico per poter vivere adeguatamente quando si perde la capacità di guadagno o quando non la si ha mai posseduta, rischia di essere stravolto. Gli altri esseri viventi se non posseggono le capacità di procurarsi da vivere, soccombono e muoiono. L’homo sapiens, ed in questo una volta tanto l’etichetta è aderente alla realtà, ha costruito una rete di protezione, il welfare appunto composto essenzialmente da assistenza, previdenza e la tutela della salute. Mentre l’assistenza e la cura della salute nasono  con i primi gruppi umani, la pensione che ci permette di lasciare il lavoro per esempio ed aspirare ad una vecchiaia serena anche se l’asticella del pensionamento viene sempre spostata più in avanti, ha meno di due secoli. La prima legge di invalidità e la vecchiaia e del 1889 in Germania e quest’anno l’Inps ha celebrato i primi 120 anni di vita. Potremmo dire, così giovane e già così cagionevole.
Il saggio esamina i meccanismi di funzionamento dei sistemi previdenziali, analizza le possibili soluzioni per avere pensioni che non mandano a rotoli i bilanci pubblici, ma che non costringano ad una vecchiaia indigente. Una soluzione forse, ma non l’unica, è la previdenza complementare. Ma ora è la carta migliore da giocare.
L’ebook analizza anche quello che si muove in ambito internazionale ed europeo come i Pepp, i piani pensionistici europei che forse potrebbero essere una soluzione per tutti.
Purtroppo da qualche anno, complice diversi fattori avversi, questo sistema si sta riducendo. Da qui i disperati appelli, gli S.o.s che vengono lanciati per il mantenimento del welfare universalistico, sia pure aggiornato con qualche restyling indispensabile.
La Distopia è il contrario dell’Utopia. Laddove per Utopia intendiamo un modello immaginario di un sistema, di una società ideale, nella quale tutti i diritti sono perfetti ed esigibili universalmente e le persone vivono felici in perfetta armonia con gli altri. Al contrario una situazione distopica è la rappresentazione di un futuro pieno di aspetti negativi e comunque non desiderabili, su cui incombe la disgregazione di tutti i diritti sociali e dove il rancore e l’invidia avvelenano le relazioni fra le persone ed i gruppi (rapporto Censis 2017). Dal “Sol dell’avvenire” all’”Apocalisse” par di capire. In mezzo c’è tutto il complesso sistema di welfare che vede progressivamente chiudersi le verdeggianti praterie nelle quali era cresciuto ed irrobustito fino a pochi decenni fa. Tendenzialmente è un percorso involutivo, sempre più accelerato che si sta imponendo al welfare previdenziale, sia a livello globale che quello localistico dei singoli Stati. Non si sa ancora se siamo di fronte ad un destino ineluttabile oppure è uno scenario modificabile nel medio lungo periodo anche se nell’immediato si dovrà inevitabilmente fare i conti più difficili. Non si sa. Il futuro per quanto tendenziale e probabilistico, rimane sempre “il futuro”, incerto e aleatorio con svolte impreviste. Basta vedere i cambiamenti introdotti da internet. Da punto di accesso di dati a fonte di mutamenti economici ed antropologici attraverso l’e-commerce ed i social network con las minaccia di diventare un pericoloso “grande fratello” che sa tutto di noi e ci governerà senza neppure obbligarci.
La fase del welfare state, ha inizio con l’industrializzazione, ma è solo nel dopoguerra che si afferma come diritto universale.
Il sistema pensionistico nostrano come del resto nella maggior parte dei paesi europei non sembra in grado di fronteggiare il pianeta pensionistico finchè l’importo della pensione sarà strettamente correlato al periodo lavorativo e al montante individuale accantonato, senza nessun intervento solidaristico.
L’Italia ha in comune con i paesi europei la caratteristica di sistema pensionistico di tipo “assicurativo” mentre i regimi di tipo “universalistico” invece forniscono pensioni flat rate, cioè un importo sociale indipendente sia da livelli retributivi sia con la durata del periodo lavorativo.
Ora si punta al welfare contrattuale, per una serie di motivi, il primo e fondamentale perché cessa il finanziamento globale da parte dello Stato.
L’utilizzo del mercato privato migliorerebbe il sistema di protezione sociale. Il sistema a capitalizzazione della previdenza complementare produce rendimenti superiori a quelli della ripartizione, in campo sanitario, i fondi integrativi consentono l’accesso alle cure in tempi brevi, evitando le liste d’attesa. Non solo questo. Le strutture private si organizzano meglio e più velocemente con tecnologie più avanzate rispetto alle strutture pubbliche ( se si tolgono i punti di eccellenza). Ma il percolo del welfare contrattuale e quello aziendale è di creare pericolose esclusioni. Per cui potremmo avere categorie di super protetti e categorie affidate alla pubblica carità. Per evitare questo un drammatico Sos è più che giustificato.

 

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