I costi della complementare, come variano e quanto incidono

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Nei suoi rapporto sulle pensioni, l’ Ocse, nella parte relativa ai fondi pensione (private pension), afferma costantemente che l’efficienza dei sistemi pensionistici privati può essere giudicata misurando i costi operativi totali in relazione al patrimonio gestito. Essi includono tutti i costi di amministrazione e di gestione degli investimenti coinvolti nella processo di trasformazione dei contributi in prestazioni pensionistiche. Questa è stata una viva preoccupazione anche per l’Italia fin dalla istituzione della previdenza complementare. Il perché è ovvio: i costi incidono in maniera determinante nel calcolo della rendita finale. Conoscere e contenere i costi è quindi fondamentale.
La Covip, l’autorità di vigilanza sulla previdenza complementare, per favorire il confronto dell’onerosità tra le diverse forme pensionistiche ha messo a punto uno strumento di agevole consultazione che esprime in modo semplice e immediato il costo annuale, in percentuale della posizione individuale maturata, sostenuto da un iscritto ad una forma pensionistica, il “Comparatore dei costi delle forme pensionistiche complementari”.
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ISC (Indicatore sintetico dei costi)
L’indicatore sintetico dei costi indica quanto i costi complessivi praticati dalla forma pensionistica complementare incidono percentualmente ogni anno sulla posizione individuale.
Esso fornisce una rappresentazione immediata della loro incidenza durante la fase di accumulo e viene calcolato secondo una metodologia analoga per tutte le forme di previdenza complementare definita dalla COVIP, in modo che il raffronto si possa fare con dati omogenei.
In particolare, l’Isc è dato dalla differenza tra due tassi di rendimento, al netto del prelievo fiscale: uno relativo a un ipotetico piano di investimento che non prevede costi e il tasso di un piano che li prevede. L’ISC viene riportato per differenti periodi di permanenza nella forma previdenziale (2, 5, 10 e 35 anni) poiché alcuni costi (costo di iscrizione, spesa annua in cifra fissa o in percentuale sui versamenti …) diminuiscono nel tempo al crescere della posizione individuale maturata. Nel calcolo si fa riferimento a un aderente-tipo che effettua un versamento contributivo annuo di 2.500 euro ipotizzando un tasso di rendimento annuo del 4 per cento. Quest’ultimo dato è certamente da rivedere, ma la Covip non l’ha mai cambiato finora. Comunque i risultati non varierebbero grnchè
I costi presi in considerazione sono il costo di iscrizione, la spesa annua (in cifra fissa o in percentuale sui versamenti), le commissioni in percentuale sul patrimonio; viene considerato nel calcolo anche il costo per il trasferimento della posizione individuale, tranne per l’indicatore a 35 anni, perché a quel punto c’è il pensionamento.
Le spese dirette sono generalmente destinate alla copertura delle spese di natura amministrativa (organi di amministrazione e controllo, direzione, personale, costi per l’acquisto di immobilizzazioni materiali e immateriali e di servizi amministrativi), e possono essere commisurate in somma fissa o in percentuale sulla retribuzione o sulla contribuzione.
Rimangono esclusi tutti quei costi di carattere eccezionali o che sono collegati a eventi o situazioni non prevedibili a priori (ad esempio, i costi legati all’esercizio di facoltà individuali o quelli derivanti dalle commissioni di incentivo eventualmente previste per la gestione finanziaria).
Per comprendere appieno l’incidenza dei costi sulla rendita si riportano due esempi di fonte Covip sul cui sito si trova l’Isc dei fondi pensione negoziali, dei fondi pensione aperti e dei PIP :
Un comprendere appieno l’incidenza dei Il Il
Il Signor Esposito aderisce ad una forma pensionistica complementare versando un contributo annuo pari a 2.500 euro. L’ISC della forma pensionistica complementare alla quale è iscritto è pari allo 0,5% del patrimonio su 35 anni di partecipazione.
Il signor Rossi aderisce ad un’altra forma di previdenza complementare versando lo stesso contributo annuo (2.500 euro). L’ISC della forma pensionistica complementare alla quale è iscritto il signor Rossi è pari all’1,5% del patrimonio su 35 anni di partecipazione.
Dopo 35 anni di contribuzione, quindi, ipotizzando che tutte le altre condizioni – in particolare i rendimenti medi lordi delle due forme pensionistiche complementari – siano uguali, il signor Esposito riceve una pensione complementare di 5.400 euro; il signor Rossi, invece, ottiene una pensione complementare di 4.600 euro. Fra le due pensioni c’è una differenza di 800 euro (cioè il 16%).
Il gettito derivante dai costi in somma fissa aumenta con la crescita del numero di aderenti. Ne consegue che un forte accrescimento delle adesioni, come pure un miglioramento organizzativo, portano ad un riduzione degli costi amministrativi.
Particolare rilievo hanno i costi di ingresso e di uscita dal piano pensionistico. Appartengono al primo gruppo le commissioni una tantum corrisposte al momento dell’adesione, destinate al funzionamento del fondo e, nel caso di fondi aperti e dei Pip, alla remunerazione della rete dei collocatori.
Al secondo gruppo appartengono invece le commissioni da corrispondere in caso di uscita anticipata dal piano pensionistico. Le spese d’ingresso e d’uscita anticipata hanno una particolare importanza perchè, se fissate a livelli elevati, rischiano di limitare la portabilità della posizione personale.

Se si mette un costo elevato sulla prima annualità del premio, Invece di ripartirlo sull’intero arco temporale dell’investimento, seppure con la previsione della restituzione in caso di trasferimento o riscatto, è come aggiungere un vero costo addizionale proporzionale al periodo di tempo mancante per il pensionamento.
Oltre l’Isc ci sono altri indicatori di costo, con i quali presenta molteplici analogie.
Ad esempio il Taeg (Tasso annuo effettivo globale – a sua volta oggi denominato Isc, utilizzato nel settore dei mutui e del credito al consumo, e con il Costo percentuale medio annuo (Cpma) che era stato adottato per i Pip, con cui condivide la logica.
Il Total Expense Ratio (Ter) è il rapporto fra gli oneri posti a carico del fondo e il patrimonio medio dello stesso. Un dato che in modo semplice e sintetico rappresenta la percentuale del patrimonio prelevata dal fondo, in un anno solare, per la remunerazione dei servizi di gestione. Il Ter tiene conto delle commissioni di gestione e di performance, delle spese di revisione, del compenso per la banca depositaria e di altri oneri (ma non comprende i costi di negoziazione riconosciuti ai broker per la compravendita dei titoli). Dal Ter, inoltre, sono esclusi gli oneri fiscali e le commissioni di sottoscrizione, rimborso e switch, pagati direttamente dal sottoscrittore.

La validità dell’Isc si limita a una situazione in cui valgono le condizioni di base della stima: tanto più ci si allontana dai parametri ipotizzati, tanto minore sarà l’efficacia rappresentativa dell’indicatore in questione. Va poi sottolineato come nella formula di calcolo non siano ricompresi alcuni oneri che sono determinabili soltanto in fase di consuntivo, come ad esempio le commissioni di incentivo. Esse potrebbero alterare l’effettivo costo finale sopportato dall’aderente rispetto a quanto predeterminato, anche in maniera significativa. Infine, il fatto di fissare una contribuzione stabile nel tempo non consente di stimare l’impatto derivante dalla variazione del flusso contributivo. Tuttavia poiché si calcola in modo uguale per tutti, è uno strumento prezioso per fare i raffronti fra le diverse offerte previdenziali.

Dal loro esame emerge subito come I fondi negoziali di categoria hanno costi infinitivamente inferiore alle altre forme di previdenza. Non hanno scopo di lucro e la rete che cura le adesioni è costituita per la maggior parte da rappresentanti sindacali che svolgono gratuitamente, rimettendoci anche il caffè, anche il ruolo di consulenti e di informatori.

Camillo Linguella

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