I Fondi pensione di fronte allo spread e al mibtel un po’ si preoccupano

Scritto il alle 09:27 da [email protected]

Nell’ultima settimana, chissà come, chissà perché sui mercati finanziari latitudine e longitudine Italia, non c’è più aria di bonaccia. Veramente non c’è mai stata, ma c’era una leggera brezzolina quel tanto che bastava a tenere le vele gonfie e la barca andava. E’ risaputo che finchè la barca va, bisogna lasciarla andare. La scorsa settimana abbiamo assistito al fenomeno  in cui lo spread saliva e l’indice mibtel scendeva, segnali preoccupanti secondo alcuni che sarebbero costati all’economia italiana già 200 miliardi, pari a circa 2000 euro a testa ( secondo me molto di più se consideriamo i 60 milioni di residenti). Altri invece non si danno preoccupazioni per queste quisquilie perché le considerano ininfluenti o al massimo indebite ingerenze e pressioni varie messe in atto dai “poteri forti” per indebolire l’Italia: tutte cose che si sarebero recuperate appena  “il cambiamento”avesse cominciato  ad agire. Come sappiamo ieri sera il governo giallo verde non è andato a buon fine e mentre si profila sul proscenio una crisi istituzionale senza precedenti, la mossa di convocare subito Cottarelli ha avuto l’effetto di far scendere lo spread a circa 190 e rianimare i titoli bancari.
Speriamo che questo trend mantenga, altrimenti  rischiamo di ritrovarci un’altra volta a pagare l’IMU. Infatti come sappiamo bene almeno dal 2011 quando toccò quota 500, lo spread è costantemente sotto osservazione perchè considerato un indicatore della capacità di un paese di restituire i prestiti.
Lo Stato italiano, per esempio, ha moltissimi debiti, costituiti sostanzialmente da tutti i titoli di stato (Bot, btp ecc) emessi in cambio di soldi presi in prestito da cittadini, banche,istituzioni nazionali ed estere. Quando sale, magari accompagnata da abbassamento di rating  da parte delle agenzie internazionali, significa che i creditori si allarmano sulla capacità di restituzione dei soldi prestati e pretendono interessi più alti. Il FTSE MIB è lacronimo di  Financial Times Stock Exchange Milano Indice di Borsa, ed è l’indice azionario della Borsa italiana. Al suo interno sono racchiuse 40 azioni di importanti società italiane ed estere, comprese quasi tutte le banche italiane quotate nei listini del mercato regolamentato della Borsa Italiana e rappresenta l’80 per cento della capitalizzazione del mercato azionario italiano. Dall’andamento del FTSE MIB si può comprendere se gli investitori comprano o se ne scappano per paura del peggio.
Come si configura allora la questione per la previdenza complementare, che fra l’altro è la grande assente dalla bozza programmatica, cioè dal contratto del probabile nuovo governo? Al momento niente
Non bisogna allarmarsi eccessivamente, se le turbolenze rimangono circoscritte all’area italiana. Mi riferisco agli aderenti ai fondi pensione naturalmente.
Le scelte strategiche degli asset allocation dei fondi pensione è stata sempre quella di privilegiare gli investimenti in titolo di debito e segnalatamente in bond italiani, che nel corso del tempo hanno ridotto progressivamente i loro rendimenti fino ad annullarsi arrivando ai rendimenti zero. La politica del QE che ora viene rinfacciata più o meno sommessamente a Draghi, se da un lato ha impedito che il debito pubblico italiano si ingrossasse ulteriormente, dall’altro ha ridotto i margini di rendimento della previdenza complementare. Questo è stato anche un bene, perché ha costretto i Fondi pensione, per mantenere performance accettabili, ad esplorare altre possibilità di investimento, abbandonando i bond, non solo, ma a discettare, perché fino ad oggi di questo si è trattato, sulle possibilità di investimento nell’economia reale, infrastrutture, green economy, housing sociale eccetera.
Proprio in questi giorni la Covip ha gli elenchi dei rendimenti aggiornati al 31.12.2017 di tutte le forme di previdenza complementare.
Se noi spulciamo a caso alcuni rendimenti legati all’obbligazionario o all’azionario, vediamo subito il divario dei rendimenti.
FONCHIM AZN 6,23 OBB MISTO 3,10
FONDOSANITA OBB PURO 0,71 AZN 8,97
LABORFONDS OBB MISTO 1,24 BIL Dinamico 6,73
PREVICOOPER OBB MISTO 1,34 AZN 4,49

L’azionario rende molto di più dei bond ed il perché lo abbiamo esaminato sopra. Ora forse i rendimenti dovrebbero scendere sul versante delle azioni e salire su quello delle obbligazioni. Ma è una cosa poco probabile. Nel breve periodo i gestori non cambieranno gli asset strategici, ma piuttosto staranno a vedere come andrà la situazione generale.

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