Abolire l’ape sociale? E’ meglio di no

Scritto il alle 08:38 da [email protected]

Incassata la fiducia anche alla Camera il governo Conte – Di Maio – Salvini è entrato  nella pienezza dei suoi poteri e potrà procedere all’attuazione del programma così come stabilito dal “contratto”. Ma già si è visto che su alcuni temi “irrinunciabili”, come la flax tax, l’abolizione della Fornero, il reddito di cittadinanza, le posizioni si stanno facendo più realistiche. Anche la cosiddetta quota 100 , quel mix di anni contributivi ed anzianità anagrafica raggiunto il quale si può andare in pensione a prescindere, non sarebbe proprio così. Ci sarebbero dei vincoli, tipo un’età minima di 64 anni o contribuzione pari a 41 anni per poter lasciare il lavoro. Comunque l’idea della quota 100  in sé sembra aver conquistato un po’ tutti, compreso le rappresentanze sindacali,  perché rimarrebbero in piedi gli altri elementi come l’adeguamento dell’età alla speranza di vita e i coefficienti di trasformazione non verrebbero modificati. Staremo a vedere i sacri testi quando saranno scritti e se si precederà col confronto con le forze sociali o sarà ritenuto inutile. Nell’euforia del primo approccio quota 100 rendeva quantomeno superflua l’ape sociale, che ha dato scarsi risultati soprattutto per la macchinosità nel provare il proprio diritto.
Intanto ricordo che la legge di bilancio 2018 ha previsto l’istituzione di due Commissioni tecniche, una per l’analisi sulla gravosità delle occupazioni, un’altra per la Separazione assistenza-previdenza
La Commissione tecnica incaricata di studiare la gravosità delle occupazioni,
anche in relazione all’età anagrafica e alle condizioni soggettive dei lavoratori e delle
lavoratrici, ha il compito di acquisire elementi conoscitivi e metodologie scientifiche per stabilire i diversi limiti di età a secondo del lavoro svolto.

Essa dovrà completare lo studio entro il 30 settembre 2018.
L’altra commissione è stata istituita sulla classificazione e comparazione, a
livello europeo internazionale, della spesa pubblica nazionale per finalità previdenziali e
assistenziali. Anche questa dovrà completare lo studio entro il 30 settembre 2018 ed entro i dieci giorni successivi il Governo dovrebbe presentare alle Camere una relazione sugli esiti dei lavori  per decidere cosa fare.
Ma la prima domanda da porsi è se queste commissioni saranno attivate oppure a quanto da queste previste ci penserà direttamente il governo a farlo. E’ vero che c’è un obbligo di legge, ma insomma non è la prima volta che si scrive una cosa e se ne fa un’altra.
Ma se introducono quota 100 con il limite minimo di 64 anni, l’ape sociale  non diventa proprio superflua, oppure, anche a prescindere da questo limite, si tratta sempre di un riconoscimento di natura sociale che rompe l’impianto attuariale di stampo assicurativo delle pensioni per introdurre elementi di solidarietà per situazioni ritenute meritevoli di particolare tutela? Questo è il punto.
L’Ape agevolata non è uno strumento previdenziale, ma un’indennità economica di carattere assistenziale, introdotta della legge 232/2016 (legge di bilancio 2017) che accompagna il lavoratore al raggiungimento della pensione di vecchiaia, a partire dal 1° maggio 2017. Possono accedere  alcune categorie di lavoratori con 63° anno di età e riguarda tanto i lavoratori del settore pubblico e privato, gli autonomi ed  i parasubordinati con esclusione dei liberi professionisti iscritti alle rispettive casse professionali. La legge di bilancio per il 2018 ha modificato a partire dal 1° gennaio 2018, le condizioni richieste per accedere ai benefici.
Possono richiederla quei lavoratori che versano in condizione di difficoltà individuata in base a quattro fattispecie (disoccupati, invalidi, soggetti che assistono parenti disabili, addetti a mansioni cd. gravose). Tra le condizioni per la sua concessione spicca, tra l’altro, la residenza in Italia. Niente ape sociale per andare a fare il nababbo a  Tenerife!
Dal 1° gennaio 2018 le professioni definite gravose sono diventate 15 dalle precedenti 11 (con inclusione degli operai agricoli, lavoratori della pesca, marittimi ed impianti siderurgici), viene meno il vincolo della tariffa inail non inferiore al 17 per mille e si amplia il periodo di ricerca della continuità dell’attività gravosa: se sino al 31.12.2017 il lavoratore doveva dimostrare di aver svolto l’attività gravosa per almeno sei anni negli ultimi sette, dal 1° gennaio 2018, basteranno sette anni di attività gravosa negli ultimi dieci.
Per accedere all’Ape sociale bisogna, inoltre, soddisfare un minimo di 30 anni di contributi, inferiore ai 35 previsti da quota cento, ma che diventano 36 anni per i lavoratori impiegati nelle attività gravose. Dal 1° gennaio 2018, sempre con l’ape sociale,  le lavoratrici madri avranno uno sconto di un anno per ogni figlio entro un massimo di due anni: una madre con due figli potrà dunque accedere al beneficio con 28 anni di contributi anzichè 30 (34 nei lavori cd. gravosi).
L’ape sociale è erogato direttamente dall’Inps per 12 mesi all’anno e l’importo è pari all’importo della rata mensile della pensione calcolata al momento della concessione non può superare 1.500 euro lordi.

L’ape che è un istituto sperimentale: durerà sino al 31 dicembre 2018 dopo di che per la sua proroga servirà una legge.

Camillo Linguella

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