Il fascino del trattamento di fine rapporto

Scritto il alle 08:55 da [email protected]

Il governo Monti ( 2011/12) e in una breve parentesi il governo Letta (aprile 2013/febbraio 2014), hanno contribuito a superare la fase emergenziale più acuta della crisi economica, lasciando comunque un paese tutto da rimettere in piedi. Così il successivo governo Renzi con una dinamica forse eccessivamente frettolosa preso dall’ansia della prestazione ottimale, tentò immediatamente in tutti i modi di fa uscire l’Italia dalla crisi con un’azione che si è snodata lungo due linee direttrici, dare più ampia libertà di manovra alle imprese e rilanciare i consumi. Direttrici realizzate attraverso il jobs act e la politica dei bonus.
Dopo la constatata inefficacia del bonus degli 80 euro, l’esecutivo ha tentato di giocare un’altra carta per il rilancio dei consumi, una carta già conosciuta del resto, avendola utilizzata per primo Umberto Bossi: l’utilizzo del tfr in busta paga. Nella politica dei bonus c’è anche quella della distribuzione immediata del Tfr che non consisteva in distribuzione di nuova ricchezza, bensì di quella accumulata. Le intenzioni erano certamente ottime, ma alla luce dell’epilogo della sperimentazione che scade alla fine del corrente mese di giugno, si può affermare che questa misura, fortunatamente non è servita a niente.
Il Tfr, il trattamento di fine rapporto, è quella somma che si riscuote quando si finisce di lavorare, per scadenza contrattuale o perchè si va in pensione. E si costruisce accantonando mese per mese una somma equivalente al 6.91% della propria retribuzione. Grosso modo, giusto per dare un’idea, su una retribuzione mensile di 1000 euro, il datore di lavoro ne mette da parte circa 70. Pari a 840 euro annui. Più è alta la retribuzione, più congrua è la cifra.
L’anticipo del tfr non era indolore almeno per tre motivi:
1) Mancato introito al fondo di tesoreria
2) Meno risorse alle piccole e medie imprese e quindi meno possibilità di ricorrere all’autofinanziamento
3) Meno risorse alla previdenza complementare e meno pensione integrativa.
I vantaggi:
1 rilancio dei consumi come volano virtuoso in moto del’economia, come era nelle intenzioni degli 80 euro;
2 Maggiore introito fiscale perché il tfr in busta paga è soggetto a tassazione ordinaria. Con l’adesione di una soglia minima del 10% degli interessati, il fisco avrebbe incassato annualmente dai 3 ai 5 miliardi di euro.

Nessuna delle suddette previsione positive si è realizzata
Da questa misura naturalmente sono stati esclusi i pubblici dipendenti come al solito, esclusione giustificata dalla mancanza di risorse, è stata facilitata dal fatto che non tutti i dipendenti pubblici hanno diritto al TFR.
Infatti i dipendenti assunti prima del 2001, che sono circa il 40%, invece del TFR, hanno diritto al TFS, il trattamento di fine servizio che non è un accantonamento mensile, bensì una somma una tantum che spetta al pensionamento e che si calcola sull’80% dell’ultima retribuzione in godimento. Si tratta quindi di una somma quantificabile nel suo importo solo a fine carriera ma non mensilmente. Per equiparare questi dipendenti agli altri si era già tentato nel 2011 di trasformare il tfs in tfr(comma 10 dell’art. 12 del DL n. 78/2010) che scatenò un putiferio, una serie di ricorsi, una pronuncia della Corte Costituzionale e una marcia indietro del governo.
l flusso complessivo di TFR generato nel sistema produttivo può essere stimato in circa 25,5 miliardi di euro; di questi, più del 50% pari circa a 13,7 miliardi sono rimasti accantonati presso le aziende, del rimanente, 5,5 miliardi versati alla previdenza complementare e 5,6 miliardi destinati al Fondo di Tesoreria, 0,1 a Fondinps.. Dall’avvio della riforma, la ripartizione delle quote di TFR  fra i diversi utilizzi è rimasta pressoché invariato: circa il 55 per cento dei flussi resta accantonato in azienda, un quinto del TFR viene annualmente versato ai fondi di previdenza complementare quasi un altrettanto quinto viene indirizzato al Fondo di Tesoreria e il il residuo a Fondinps.
Per quanto riguarda la possibilità di avere le quote di TFR in busta paga (cosiddetta Quota integrativa della retribuzione o Qu.I.R.), facoltà concessa dalla Legge 190/2014, Legge di Stabilità 2015), l’adesione è stata di entità marginale (meno dell’1 per cento della platea potenziale), in cifra assoluta circa 250.000 lavoratori dipendenti.
Questi dati che accompagnano la fine ingloriosa della sperimentazione del QUIR dimostrano innanzitutto che gli italiani sono meno sprovveduti di quanto si pensa. Per tornare all’esempio fatto prima, una somma in più di 70 euro mensile non avrebbe cambiato granchè nel tran tran quotidiano, ma avrebbe svuotato il “salvadanaio della vecchiaia”. Perché la seconda cosa che emnerge subito dopo è che i lavoratori dipendenti sono troppo affezionati alla “liquidazione” per potervi rinunciare.
E’ una garanzia per tutti gli imprevisti futuri, è la possibilità di poter finalmente, una volta nella vita, di poter disporre di una somma che li può far sentire vicino a Paperon de Paperoni quanto si fa il bagno in mezzo alle monete d’oro.
Non a caso, proprio per venire incontro a questa esigenza, ormai stabilmente insoerito nel DNA dei dipendenti, la previdenza complementare non prevede l’esclusiva erogazione della rendita, a a scelta, l’aderente può chiedere fino al 50% del capitale accumulato, in unica soluzione e, in alcune specifiche situazioni, il riscatto dell’intero capitale.

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5 commenti Commenta
trajanshaka99
Scritto il 20 giugno 2018 at 09:22

Monti e Letta hanno contribuito a superare la crisi? Ma cosa sta dicendo?

mander
Scritto il 20 giugno 2018 at 12:34

Se la coperta è corta,tirandola da una parte scopri l’altra.Se la PC con il contributivo è una necessità,occorre essere coerenti.

A mio avviso poi il trattamento fiscale riservato non era equo

minusplus
Scritto il 20 giugno 2018 at 17:05

Articolo interessante e pertinente.
Oltre che condivisibile.
Adesso si dovrebbe alleggerire la pressione fiscale sulla previdenza complementare

minusplus
Scritto il 20 giugno 2018 at 17:06

trajanshaka99@finanzaonline,

Beh direi che è abbastanza indiscutibile…

trajanshaka99
Scritto il 21 giugno 2018 at 15:31

minusplus@finanzaonline,

ah beh se giri tutti i grafici al contrario certo.

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