Come ottenere l’esonero dell’aumento dell’età pensionabile

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Dal gennaio 2019, almeno finora, per andare in pensione di vechiaia o anticipata, bisognerà lavorare 5 mesi in  più per effetto dell’aumento della speranza di vita. Durante tutto il 2017 si è svolta una tenace battaglia per bloccare questo aumento automatico senza peraltro riuscirvi, ma ottenendo qualche ammorbidimento. Il primo è stato quello dell’istituzione di una Commissione tecnica di esperti che dovrebbe pronunciarsi sull’incidenza dell’età pensionabile sui singoli lavori, commissione che già a settembre dovrebbe terminare i suoi lavori per poter riferire al Parlamento. A tutt’oggi questa Commissione non è stata neppure nominata per cui, se sarà mantenuta, i tempi slitteranno notevolmente. L’altro “ammorbidimento” ottenuto è la modifica dell’adeguamento della speranza di vita ( Legge di bilancio 2018 – Legge n° 205/2017 c. 146/148), con la quale viene modificato l’attuale sistema di rilevazione dell’adeguamento dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita.
In particolare: si dovrà fare riferimento alla media dei valori registrati nei singoli anni del
biennio  rispetto alla media dei valori registrati nei singoli annidel biennio precedente;
gli adeguamenti (a decorrere da quello operante dal 2021) non potranno essere superiori a 3 mesi (con recupero dell’eventuale misura eccedente in occasione dell’adeguamento o degli adeguamenti successivi); eventuali variazioni negative sarebbero recuperate in occasione degli adeguamenti successivi (mediante compensazione con gli incrementi che ne  deriverebbero).
Infine, a decorrere dal 2019 è stata disposta l’esclusione dall’aumento dei 5 mesi per  alcune specifiche categorie di lavoratori e per quelli impegnati nelle cd attività usuranti, a condizione che invece dei 20 anni di contributi previsti per la pensione di vecchiaia ordinaria, ne abiano 30. Cioè per risparmiare 5 mesi bisogna aver lavorato 10 anni in più..
In attuazione di questa salvaguardia, il 12 giugno 2018 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 134 , il Decreto del Ministero del Lavoro del 18 aprile 2018, previsto dal comma 153 della legge di Bilancio 2018, relativo alla definizione delle procedure di presentazione della domanda di pensione (anticipata o vecchiaia) e della verifica della sussistenza dei requisiti per l’esonero dall’incremento della speranza di vita previsto per il biennio 2019/2020.
In attesa della pubblicazione della circolare dell’INPS e della predisposizione della procedura telematica per l’inoltro delle domande, da una prima lettura del decreto si rileva che, a differenza degli altri benefici come ad esempio l’APE sociale, il Decreto non fa nessun riferimento alla presentazione della domanda di verifica delle condizioni di accesso al beneficio e alla relativa certificazione del diritto, ma solo alla presentazione della domanda di pensione.

Alla categorie già previste per l’ape sociale con la legge di bilancio 2018 surrichiamata,   sono state ’aggiunte quattro nuove categorie:
1.Siderurgici di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature
2.Operai dell’agricoltura, della zootecnia e pesca
3.Marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini ed acque interne
4.Pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare dipendenti o soci di cooperative
Per le mansioni gravose la disposizione si applica:

a) a chi svolge da almeno sette anni nei dieci precedenti il pensionamento le attività gravose
b) che ha un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni;

c) agli addetti ai lavori notturni e usuranti che siano in possesso di un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni
d) che svolgano tali lavori da 7 anni negli ultimi 10 oppure per la metà della vita assicurativa.

La domanda deve essere corredata da una dichiarazione del datore di lavoro attestante il periodo di svolgimento del lavoro gravoso, il ccnl applicato, il codice Istat applicato relativo alle mansioni svolte, ove previsto. Se però il datore di lavoro non è più reperibile, vedi per cessazione attività, si può presentare una dichiarazione sostitutiva di notorietà. L’Inps verifica le dichiarazioni con i dati disponibili nei suoi archivi. Nell’impossibilità del datore di lavoro di fare la dichiarazione, l’Inps fa i suoi accertamenti tramite l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) e teoricamente dovrebbe decidere entro i successivi 30 giorni. Ma  se l’INL non si va vivo entro i tempi stabiliti, la pratica va avanti lo stesso. Comunque se successivamente arriva la documentazione ispettiva, l’Inps è obbligato a tenerne conto. E’ facile prevedere mediamentesi impiegheranno più trenta giorni, che burocraticamente sono un nano secondo. Speriamo che per risparmiare 5 mesi, i lavoratori interessati non debbano aspettare anni.

c.l.

Decreto 18 aprile 2018

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