Nato il maxifondo per i lavoratori della cooperazione

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Nelle sue relazioni annuali, la Covip non manca mai di sottolineare come l’offerta della previdenza complementare è molto ampia, forse più di quella necessaria. Alla fine del 2017, la struttura  è costituita da 415 forme pensionistiche: 35 fondi negoziali, 43 aperti, 77 piani individuali pensionistici (PIP), 259  fondi preesistenti, oltre ancora a Fondinps, soppresso solo quest’anno.. Con i risultati di dispersione di risorse, aumenti di costi, una molteplicità di consigli di amministrazioni, strutture amministrative, a volte adeguate a volte no. Da qui l’esigenza di raggiungere assetti dimensionali più consistenti e di adeguare la struttura gestionale del sistema di previdenza complementare all’evoluzione dei più avanzati assetti societari.
Pur essendo atto  tendenze di aggregazione, va  rilevato come il quadro risulta ancora significativamente frammentato e sussistono quindi margini per l’ulteriore sviluppo di operazioni di concentrazione e aggregazione. Infatti non sempre la numerosità dell’offerta è un elemento positivo, tanto è vero che da tempo si tende a mettere in atto tutti gli strumenti, anche quelli legislativi per ridurre ulteriormente i fondi pensione in un processo di riduzione.L’incipit sarebbe dovuto venire persino dalla legge sul mercato e la concorrenza, la L 124/17 che però non ha avuto nessun esito, almeno per quanto riguarda la previdenza integrativa.
Per cui qualche volta capita che i soggetti interessati agiscono spontaneamente. I vantaggi nell’effettuare questa operazione sono di per sé evidenti. Le difficoltà nascono da altri elementi che magari risiedono all’interno delle categorie i cui fondi vogliono aggregarsi. Quando c’è la buona volontà si superano tutti gli ostacoli perché si guarda sempre ai maggiori benefici per gli aderenti.
Un esempio positivo viene dal mondo della cooperazione che ha portato a compimento un percorso iniziato da tempo, la nascita lo scorso 1° luglio 2018, d i“ Previdenza Cooperativa”.
Esso è il risu8ltato dalla fusione di Cooperlavoro, Previcooper e Filcoop dando vita così ad uno dei fondi pensione negoziali più grandi e patrimonializzati del Paese. Previdenza Cooperativa è il fondo unico di previdenza complementare per i lavoratori delle cooperative italiane: il quinto per iscritti (112.000) e l’ottavo per patrimonio (1,9 miliardi di euro di attivo) e fa riferimento ai contratti di Confcooperative, Legacoop e Agci con Cgil, Cisl e Uil. A partire dal 16 luglio 2018  le aziende associate dovranno effettuare i versamenti contributivi complementari per i propri dipendenti al nuovo Fondo. I lavoratori già aderenti ai precedenti fondi  sono automaticamente iscritti a Previdenza Cooperativa e mantengono le anzianità di iscrizione maturate nei Fondi di origine, i requisiti di partecipazione, le posizioni individuali accumulate e il medesimo comparto di investimento. Il Consiglio di amministrazione transitorio, eletto nel febbraio scorso e guidato dal presidente Stefano Dall’Ara, porterà a fine anno all’elezione dei nuovi organi statutari.
L’unificazione dei tre fondi di previdenza della cooperazione, varata lo scorso febbraio a Bologna, e lo Statuto di Previdenza Cooperativa sono stati approvati a metà giugno dalla COVIP.

Previdenza Cooperativa consentirà di guadagnare in efficienza ed efficacia della gestione, per offrire ai 112 mila iscritti meno oneri e pensioni complementari ancora più sicure e vantaggiose. Le economie di scala legate alla fusione comporteranno, si stima, una diminuzione tra il 5% e il 10% delle principali voci di spesa di gestione, grazie alla razionalizzazione dei servizi e alla rinegoziazione con i fornitori e i gestori finanziari. Renderà inoltre possibile allocare meglio le risorse, consolidare gli assetti organizzativi e strategici e rispondere all’ampia domanda potenziale di previdenza integrativa ancora non soddisfatta nel mondo cooperativo.
Nonostante la crisi economica ed occupazionale iniziata nel 2008, negli ultimi 10 anni i tre Fondi previdenziali della cooperazione hanno registrato una crescita degli associati, un forte incremento del patrimonio e dati molto positivi di andamento nei diversi comparti, a fronte di costi di gestione molto contenuti.

 

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