La Relazione annuale dell’Inps scontenta tutti

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Ieri 4 luglio 2018 nella sala della Regina della Camera dei Deputati è stato presentato il XVII rapporto dell’Inps presente anche il ministro del lavoro Di Maio. Nella sua relazione annuale, il presidente dell’Inps a fianco della rendicontazione dell’attività dell’Istituto delle quotidiane difficoltà nell’erogazione dei servizi ai cittadini, non ha rinunciato alle solite invasioni di campo assumendo ruoli diversi dall’amministratore dell’ente. L’Inps è un maxistituto che per le masse monetarie che gestisce e per le prestazioni che ne  fanno capo , è in assoluto il più rilevante istituto della sicurezza sociale europeo, specie dopo la incorporazione dell’Ipost, l’Enpals ed l’Inpdap.

Da 120 anni a questa parte l’Inps è quotidianamente al centro di un crocevia. A tutte le età, direttamente o indirettamente, si guarda all’Istituto per avere le prestazioni che eroga.
L’assicurazione sociale quando da volontaria è diventata obbligatoria ha fatto perdere di vista a molti lavoratori la natura assicurativa dei contributi, facendoli apparire come tasse anziché come risparmio obbligatorio.
Quest’anno il rapporto annuale analizza, nella prima Parte, gli andamenti del mercato del lavoro, mettendo in evidenza gli effetti dei recenti interventi normativi, a partire dal Jobs
Act e offre poi, nella seconda Parte, una fotografia dei nuovi lavori che si collocano a cavallo fra lavoro autonomo e alle dipendenze, nella cosiddetta gig economy, l’economia dei lavoretti. Nella terza Parte viene analizzata l’efficacia degli ammortizzatori sociali presenti nel nostro Paese, alla luce delle norme, varate nella scorsa legislatura, per estenderne il grado di copertura. La quarta Parte, infine, presenta un’analisi approfondita delle proprietà distributive intra e intergenerazionali della spesa pensionistica negli ultimi venti anni. Ci si sofferma in particolare sull’Ape sociale e sulle misure per i lavoratori
precoci. L’ultima Parte, infine, come di consueto offre un rendiconto del lavoro
svolto dall’istituto negli ultimi 12 mesi, soffermandosi in particolare sull’attuazione
di misure complesse ma di forte impatto sociale come il ReI ( Reddito di inclusione). Vengono anche documentati i progressi compiuti nel dare attuazione al Polo Unico della Medicina Fiscale, nell’avviare il processo di dismissione degli immobili non strumentali e
nell’ottenere ulteriori economie nei processi di approvvigionamento, a partire dal
settore informatico. L’Istituto si prepara ora ad accogliere nuove leve qualificate, perchè c’è un forte bisogno di nuovi e motivati professionisti della protezione sociale.
Il numero complessivo degli assicurati all’Inps  è risultato nel 2017 pari a 25,138 milioni di lavoratori.
Per quanto riguarda le classi di età, si sono assottigliate tutte quelle fino ai 49 anni mentre in crescita risultano tutte quelle con oltre 50 anni. Sia per le classi in calo sia per quelle in crescita le variazioni più intense interessano la componente femminile..
Nel complesso l’occupazione dipendente (non considerando il settore agricolo) risulta così in rialzo del 3,5% (da 17.774.866 a 18.391.228).
Gli italiani sottostimano la quota di popolazione sopra i 65 anni e sovrastimano quella di immigrati e di persone con meno di 14 anni. La deviazione fra percezione e realtà è molto più accentuata che altrove. Non sono solo pregiudizi. Si tratta di vera e propria disinformazione. Il nostro Paese ha bisogno di aumentare l’immigrazione regolare. Sono tanti i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere. Nel lavoro manuale non qualificato ci sono il 36% dei lavoratori stranieri in Italia e l’8% degli italiani.
Secondo Boeri “Quota 100” costa fino a 20 miliardi all’anno, quota 100 con 64 anni minimi di età costa fino a 18 che si riducono a 16 alzando il requisito anagrafico a 65 anni, quota 100 con 64 anni minimi di età e il mantenimento della legislazione vigente per quanto riguarda i requisiti di anzianità contributiva indipendenti dall’età costa fino a 8 miliardi ‘Ripristinando le pensioni di anzianità con quota 100 (o 41 anni di contributi) si avrebbero subito circa 750.000 pensionati in più’. Secondo Ghiselli della Cgil, sulla tenuta del sistema previdenziale e sull’impatto economico di eventuali riforme, il presidente dell’Inps, , “cita dati e stime che solo lui conosce, alcuni palesemente inattendibili, come quelle relative quota 100. Come si fanno a prevedere maggiori costi per 18-20 miliardi all’anno quando le stime di minori spese dell’insieme delle misure previste con la legge Fornero erano di 80 dal 2012 al 2021? Perché Boeri non chiarisce mai come arriva a determinare le sue stime e non consente a tutti di accedere alle banche dati dell’Inps?”
La storia recente dei giovani nel nostro Paese è una storia di inesorabili revisioni al ribasso delle loro aspettative. Fra queste delusioni anche quella di ritrovarsi sempre, quale che sia l’esito del voto, con governi che propongono interventi a favore dei pensionati, dice Boeri.
Sul tema dei giovani, poi non si possono evidenziare i rischi sociali per un’intera generazione e contrapporsi a qualunque modifica alle attuali regole del mercato del lavoro e del sistema previdenziale che, se rimangono tali, condannano le nuove generazioni ad un presente di precarietà sul lavoro e ad un futuro di anziani poveri”.

Il nostro sistema pensionistico è in grado di reggere alla sfida della longevità, almeno sin quando si manterrà l’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione. Ma non ha al suo interno meccanismi correttivi che gli permettano di compensare un calo delle coorti in ingresso nel nostro mercato del lavoro.
In sintesi, Boeri dipinge un futuro a rischio per il sistema pensionistico italiano: troppi pochi giovani a lavoro e troppi anziani in pensione.
I contributi dei primi non saranno in grado di pagare le pensione dei secondi. Ma l’equilibrio, ribadisce il presidente sulla scia dei dati rilevati, potrebbe essere raggiunto proprio attraverso il contributo del lavoro degli immigrati.

A chi gli faceva notare che vive su un altro mondo, Boeri ha risposto lapidario che i dati sono dati, piacciono o no.

c.l.

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