Il rilancio del lavoro e nuovi criteri garantiranno pensioni adeguate

Scritto il alle 09:12 da [email protected]

Per pensione adeguata si intende una pensione che consente  di affrontare la vita senza eccessive difficoltà dopo che si smette di lavorare, non solo per le incombenze di tutti i giorni  e per quelle situazioni emergenziali impreviste. Anche perché il welfare pubblico che copriva tutti i rischi sociali, oggi non lo fa più. La crisi economica mondiale ha accelerato la corsa alla privatizzazione della sicurezza sociale. A questa tendenza si è associata con entusiasmo anche l’Italia. Passata questa crisi che in Italia non finisce mai, come dimostrano gli andamenti dello spread e dall’inizio della fuga dei capitali stimata, secondo Repubblica in 100 miliardi al mese perché siamo bravi ad aggravarla da soli facendo del tutto per spaventare i mercati, in Europa si discute sul futuro del lavoro.
L’Italia ci riprova con il decreto legge Di Maio in corso di approvazione definitiva al Senato dopo che ci hanno provato un po’ tutti in verità; gli ultimi provvedimenti sono stati quelli della Fornero, di Enrico Letta ( bonus giovani) Matteo Renzi (Jobs act) ed ora il ministro del lavoro attuale spera di riuscirci dove gli altri hanno fallito. Con la reintroduzione dei voucher un minimo di aumento occupazionale è comunque garantito.
L’immediata ricaduta del lavoro, poco, precario e discontinuo, sono le pensioni. Già oggi i pensionati che hanno avuto un mercato lavorativo fortemente tutelato, hanno dei problemi perché non sono coperti da pensioni adeguate o se lo erano si sono svalutate nel tempo. Nella maggior parte dei paesi c’è solo l’adeguamento all’inflazione e nessuno prevede un aggancio alle dinamiche salariali. Il restringimento e l’involuzione del mercato, l’incremento dell’aspettativa di vita peggiora ulteriormente la situazione perché non consente l’accumulo di risorse da redistribuire, se non “potando” gli assegni in essere ai più fortunati. Per ristabilire l’equilibrio si avrebbe bisogno di reali opportunità occupazionali per maturare pensione e poter risparmiare per maturare altresì una pensioni integrativa in modo che i due assegni sommati insieme possono costituire quella che viene definita una pensione adeguata.

Ana Carla Pereira, capo dell’unità per la modernizzazione dei sistemi di protezione sociale presso la Commissione europea, ha presentato i principali risultati del rapporto sull’adeguatezza delle pensioni 2018 e sull’invecchiamento. La sostenibilità e l’adeguatezza delle pensioni sono due facce della stessa medaglia. Le politiche sociali richiedono un approccio olistico che rifletta gli aspetti politici ed economici delle pensioni. Per “approccio olistico” infatti si intende infatti un intervento “integrato”, in grado di sfruttare i punti di forza di diverse discipline. Un approccio che è quindi per sua natura flessibile poiché utilizza tecniche e metodologie differenti
I risultati di queste relazioni forniscono informazioni aggiornate e proiezioni sulle pensioni, fornendo così un valido supporto alle decisioni degli Stati Membri europei in fase di progettazione o di riforma dei sistemi pensionistici.

Attualmente, a livello UE, circa 17,3 milioni (il 18,2%) di coloro che hanno più di 65 anni sono a rischio di povertà o esclusione sociale, il divario di genere nelle pensioni è di circa il 37,2% per i pensionati tra 65 e 79 anni. Alcune categorie di lavoratori, come i lavoratori autonomi e le persone che svolgono forme di lavoro atipico, sono i più a rischio di avere un reddito pensionistico inadeguato, pur tenendo conto che ci sono grandi differenze tra i vari paesi.
Per molti Stati membri lo scenario ipotizzato è quello di non apportare “nessuna modifica delle politiche” se non attuando delle migliorie. In futuro, le tendenze demografiche ed economiche previste, i cambiamenti strutturali nel mercato del lavoro, la contrazione della forza lavoro, il cambiamento degli stili di vita e le relazioni di lavoro richiederanno ai governi di riformare ulteriormente i loro sistemi. Senza cambiamenti, non saranno in grado di fornire redditi pensionistici adeguati e di consentire alle persone anziane di godere di uno standard di vita dignitoso e di indipendenza economica, pur mantenendo la sostenibilità a lungo termine dei sistemi.
Non ci si può strutturare le pensioni solo sulla previdenza pubblica. I dati testimoniano che i regimi pensionistici integrativi possono contribuire a una protezione e un sostegno al reddito più adeguati, prevenendo così la povertà in età avanzata e mantenendo il tenore di vita dei pensionati. Un sistema pensionistico multi-pilastro che includa sia PAYG ( sistemi a ripartizione) sia i fondi a capitalizzazione è maggiormente in grado di raggiungere i suoi vari obiettivi ed è più resistente di fronte ai molteplici rischi per la sicurezza finanziaria. Basare i redditi da pensione su un sistema pensionistico multi pilastro consente di alleggerire l’onere sui sistemi pensionistici pubblici e contribuire ad aumentare l’adeguatezza delle pensioni in tutti gli Stati membri. Le scorciatoie di carattere assistenziale al momento non sono percorribili, non è questione di battere i pugni in Europa e combattere le elites, meri slogan per i social, oppure lo sono molto parzialmente perché nel sistema Payg i costi si trasferiscono sulle generazioni successive o sul disavanzo pubblico, accelerando le cause di recessione.
Considerando che la pensione pubblica darà risultati inferiori ai cittadini dell’UE negli anni a venire, è importante che gli Stati membri aumentino la copertura e forniscano un livello adeguato di contributo alle pensioni integrative facilitando l’accesso a pensioni pensionistiche complementari di qualità, sicure ed economicamente vantaggiose.
La capacità dei sistemi pensionistici di coprire diversi tipi di attività economiche avrà un impatto significativo sulla futura adeguatezza dei redditi di vecchiaia. Sarà fondamentale che gli Stati nel decidere come fornire una copertura previdenziale, possono stabilire se questi i lavoratori devono essere coperti da pensioni pubbliche o private, dall’eventuale esistenza di un qualche tipo di obbligo (ad es. autoiscrizione, copertura obbligatoria) e dalla fornitura di ulteriori incentivi fiscali e finanziari.

Costituito il gruppo di esperti ad alto livello sulle pensioni che la Commissione europea ha recentemente istituito. Il mandato del gruppo inizia a luglio 2018 e dura 18 mesi.

Per tracciare una comune linea operativa, nel dicembre 2017, la Commissione europea ha adottato la decisione di costituire un gruppo ad alto livello di esperti in materia di pensioni. Questo gruppo è di piccole dimensioni e comprende solo tre membri che rappresentano le parti interessate nelle pensioni, quattro accademici, le parti sociali a livello di UE, l’EIOPA e la Commissione europea. Gli altri rappresentanti delle parti interessate provengono da Insurance Europe e AGE Platform Europe.
Il gruppo di esperti fornirà consulenza politica alla Commissione su questioni relative ai modi di migliorare le prestazioni, la sicurezza attraverso norme prudenziali, l’equilibrio intergenerazionale, l’adeguatezza e la sostenibilità delle pensioni integrative (professionali e personali). Gli esperti saranno responsabili della preparazione di una relazione indipendente che fornisca analisi e consulenza politica relativa al ruolo delle pensioni integrative nel contribuire all’adeguatezza dei redditi della vecchiaia e allo sviluppo del loro mercato nell’Unione. Inoltre, il gruppo contribuirà al dibattito pubblico sulle pensioni e promuoverà lo scambio delle migliori prassi e l’apprendimento reciproco negli Stati membri in relazione alla promozione delle pensioni integrative su base transfrontaliera.

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