La complementare in cono d’ombra, così non soffre il caldo

Scritto il alle 09:22 da [email protected]

A circa un paio di mesi dall’insediamento immaginato salvifico dell’attuale governo, e alla vigilia di ferragosto, il differenziale titoli italiani/titoli tedeschi non accenna a diminuire, aumentando di circa 50 miliardi di euro ( in lire sarebbero circa 968 miliardi, se non ho sbagliato i conti) il deficit del nostro beneamato bilancio pubblico. Attualmente la situazione economica rispetto all’insediamento non è migliorata e le stime di crescita tendono al ribasso, lo spread si è stabilizzato intorno ai 250 punti, lontano dai 180 circa di gennaio e se va bene portiamo a casa 1.3% di Pil in più, ma al momento nel secondo semestre 2018 c’è stato un rallentamento che su base annua porterebbero ad un crescita dello 0,9%, senza mettere contabilizzare gli effetti delle manovra finanziaria, quelle sull’Ilva e la Tav che al momento possono peggiorare il quadro. Già ora c’è in atto un un cauto allontanamento degli investitori che potrebbe trasformarsi in un attimo in fuga precipitosa. Il rilancio del Paese passa attraverso massicci investimenti infrastrutturali, ma l’Italia è un paese che non vuole infrastrutture, vuole la decrescita felice, tutti a pane ed acqua con l’unica eccezioni possibili per i calciatori ed i divi in genere, attori, cantanti, comici, presentatori ecc…i soli che possono aver diritto al companatico senza che si gridi al privilegio
La ridda delle voci sulle pensioni pubbliche con la previsione di tagli generalizzati, tagli resi ancora più credibili dalla ventilata marcia indietro del governo, mette in allarme non solo il ceto medio alto, ma anche quello che supera i 10mila euro annui equiparati da coloro che avrebbero diritto alla pensione di 780 euro a zero contributi. Cioè coloro che hanno “smazzato” una vita, equiparati a chi avrà fatto qualche lavoretto occasionale o lavorato in nero. Sui tagli pare che il disegno di legge sia pronto, chissà se tiene conto del parere espresso dal Consiglio di Stato sui vitalizi dei parlamentare che mette una infinità di paletti ostativi,  sul resto se ne parlerà con la legge di bilancio 2019.
Non tragga in inganno il dato dell’Inps sulla diminuzione dei pensionamenti nello scorso anno. Non è dipeso dalla volontà degli interessati, ma dagli impedimenti di legge, vedesi l’aumento dell’età pensionabile delle donne. La gente se potesse, scapperebbe via, perchè il clima di insicurezza è troppo forte. Semplicemente ci si vuole mettere al sicuro quello che si è maturato con le attuali regole.
Tale riforma ha ingenerato nella maggioranza dei lavoratori attivi, il convincimento, che forse la pensione pubblica sarà una specie di pensione sociale generalizzata a prescindere dall’attività lavorativa svolta, per quanti anni e lo stipendio percepito.
Di fronte a questo scenario e a questo convincimento il governo forse non è consapevole della prospettiva di un trend di riduzione della pensione pubblica obbligatoria, non fa menzione alla previdenza complementare e non ha messo in campo nessuna misura per rilanciarla, a cominciare da incentivi fiscali mirati mentre dilaga il welfare aziendale e la proliferazione dei fondi integrativi sanitari.
Nei lavoratori, è questa è la seconda cosa sorprendente, forse abbacinati dalla prospettiva di una pensione comunque , quest’idea affievolisce ancora la propensione all’adesione alla previdenza complementare. I nuovi scossoni dei mercati finanziari fanno molta paura e spingono a tenersi stretto il Tfr che almeno si rivaluta automaticamente a prescindere dallo spread ( il tfr si rivaluta annualmente del 1,5% + 0,75% dell’inflazione).
La Covip non ha ancora pubblicato i dati statistici dei rendimenti relativi al secondo trimestre e quindi si ignorano le sorprese che possono nascondere, ma quandanche fossero positivi, il cataclisma di questi giorni getta fosche nubi sul futuro e annulla qualsiasi realistica previsione.
Perché in questo caso si verifica il il paradossale costo circuito fra le esigenze dei Fondi di avere delle Asset a basso rischio e quello del Paese di collocare i suoi BPT. Ad ogni declassamento di valutazione decisa da qualsiasi agenzia di rating, i Fondi non solo non comprano i titoli declassati, ma sollecitati anche dalle direttive di vigilanza, tendono a liberarsi di quelli in possesso con ulteriore spinta in alto dello spread. Ma ora è tempo di vacanze e pertanto per un paio di settimane stacchiamo la spina. La colplementare almeno, messa com’è in un condo d’obra almeno in questo periodo non soffrirà ecccessivamente il caldo come noi. Ma alla ripresa dei lavori, riprendendo la delicata materia delle pensioni che incide sulla nostra vecchiaia, non si potrà che fare un ragionamento a tutto campo, pensione obbligatoria, complementare e sanità integrativa.
Buone vacanze e buon ferragosto

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