Taglio delle pensioni: si naviga a vista, ma benvenuti al Sud

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Nella sezione “attività legislativa” del sito web   della Camera dei Deputati risulta che il 6 agosto 2018 è stato presentata la proposta di legge D’Uva e Molinari recanti “Disposizioni per favorire l’equità del sistema previdenziale attraverso il ricalcolo, secondo il metodo contributivo, dei trattamenti pensionistici superiori a 4.000 euro mensili” ( AC 1071).. Cercando il testo, fino a questo momento,  esce la scritta “Testo non ancora disponibile”.
Evidentemente qualche bozza ci sarà da quale parte, non accessibile ai comuni mortali che devono pertanto accontentarsi dei resoconti ampi e dettagliati dei “giornaloni” perché, mutatis mutandis, le cose devono rimanere sempre di esclusiva conoscenza della casta e delle élite, della serie cambiano i musicanti ma la musica è sempre la stessa, al massimo c’è  qualche variazione strumentale. Da questi giornaloni che dovrebbero essere il Corriere, la Repubblica, la Stampa ed il Sole, abbiamo appreso che il testo approntato ma non pubblicato, mira a ridurre le rate pensionistiche superiori ai 4000 euro netti mensili non attraverso il ricalcolo, secondo il metodo contributivo, cioè tenendo conto dei contributi effettivamente versati, ma su un rapporto fra i coefficienti di trasformazione relativi all’età previsti dalla Fornero riferiti a quelli dell’età effettiva raggiunta dal lavoratore da punire, in qualsiasi periodo sia andato in pensione. Cioè se uno doveva andare in pensione a 67 anni ed è andato a 60, magari per obbligo di legge, dovrebbe subire 7 anni di penalizzazione, anche se  vi è andato  prima della eventuale entrate in vigore di questa nuova legge: Oggi le leggi possono decorrere da Adamo ed Eva in poi, non più necessariamente per il futuro. Perché di fronte ai privilegi non esistono diritti acquisiti. Questi sembrano essere i nuovi indirizzi dottrinari in giurisprudenza. Tuttavia non bisogna mai dimenticare che parliamo sempre di soggetti che se per effetto delle nuove disposizioni potrebbero, poniamo,  andare a percepire solo 3000 euro netti mensili, si tratta sempre di una bella cifra. Non so se la proposta di legge prevede anche la restituzione delle quote percepite in più. Staremo a vedere appena ci sarà un testo ufficiale disponibile. Naturalmente a fare gli schizzinosi si possono intravedere principi di incostituzionalità, ma il fine (aumentare le pensioni basse) giustifica i mezzi.
Sempre dalla stampa siamo informati di un cambio di rotta: invece del taglio si pensa di introdurre nuovamente un contributo di solidarietà per un triennio per le pensioni  non più da 4000, ma da 2000 euro in poi,  ma stavolta non  per aumentare le pensioni basse, bensì per poter concedere un credito di imposta in favore delle imprese che assumono.
In aggiunta a quest’ipotesi, visto che molti pensionati italiani non riuscendo a sbarcare il lunario in patria sono emigrati all’estero, per fare concorrenza a Tenerife che ormai è una città di pensionati italiani, il governo o alcuno dei componenti dello stesso, pensa di ridurre il carico fiscale ai pensionati che decidessero di trasferirsi al Sud, sperimentalmente in Calabria, Sicilia e Campania.
Tutti questi repentini cambi di rotta e di annunci, indicano fra l’altro l’assenza di una visione chiara del problema, di ciò che si vuole costruire complessivamente sul  sistema pensionistico italiano, i principi ispiratori e le fonti di finanziamento. Da una parte c’è chi pensa(va) che abolire la riforma Fornero era la soluzione di tutti i mali, dall’altra chi doveva punire tutti i privilegiati , senza pensare di mettere all’ordine del giorno nessuna legge che riduca gli stipendi ai parlamentari, l’impressione è un navigare a vista per la contemperazione di queste opposte esigenze.
Tuttavia l’idea di favorire una migrazione al contrario dal nord al Sud non è peregrina,con dei pro e dei contro e come in tutte le cose, bisogna vedere quali sono quelli prevalenti.
Già oggi, in assenza di qualsiasi beneficio fiscale, molti pensionati, ritornano al paesello natio dove magari hanno costruito una casa, qualche volta anche non abusiva. Vengono dal cosiddetto triangolo industriale del Nord ( almeno una volta si diceva così) ma anche dalla Germania, dal Belgio e dal Regno Unito, perché sono bei paesi, ma c’è troppa umidità. Una volta erano i famosi arricchiti che venivano dall’America e che dopo aver fatto il giro dei parenti, ormai americanizzati se ne tornavano negli States con la prima nave.
Questi emigranti di ritorno ripopolano paesi che sono sull’orlo della dissoluzione e riportano un po’ di vita.
D’altra parte il costo della vita nel sud è di molto inferiore a quello del nord, a cominciare dalle abitazioni ed il vitto è di sicuro  autenticamente biologico e alla portata di tutti, anche se pure in queste zone c’è la grande distribuzione dei supermercati.
Un altro aspetto positivo riguarda la qualità della vita, si fa vita sociale, non si è costretti a trascorrere le giornate nel chiuso della propria abitazione inchiodati davanti alla televisione, stretti fra l’isolamento e la solitudine, oppure  condurre una parvenza di socialità nei centri per gli anziani. Insomma nel piccolo paese si può ancora bere un bicchiere di vino con gli altri e con l’aiuto di Voltaren giocare a bocce.
I contro sono costituiti dalla qualità ed efficienza dei servizi pubblici, sanità, trasporti, assistenza specialistica per gli  anziani eccetera. A prescindere dalle solite eccezioni ed eccellenze, come dato complessivo certificato da report pubblici il divario nord sud è enorme. Pur lasciano da parte la sanità,   è recente il caso della Calabria dove mancavano i tutor per le fratture, pensiamo ai trasporti . Ai figli rimasti al nord che vogliono visitare il genitore o viceversa la cosa non sempre è agevole. Se si vuole evitare la micidiale Salerno – Reggio Calabria con i suoi infiniti cantieri e viadotti, ci sono le Ferrovie. Statisticamente è raro che un treno freccia bianca, rossa o argento ( per gli Intercity non se ne parla proprio) da Roma a Reggio Calabria non registri almeno un’ora di ritardo. Per avere un dato concreto di confronto basta considerare che il treno  che parte da Roma Termini verso le 10 a.m. dovrebbe impiegare solo 7 ore, se poi la destinazione è Palermo i tempi diventano biblici. E’ vero che ci sono gli aerei che risolvono molti problemi, però poi dall’aereo alla destinazione finale se non viene qualche parente, anche questo non è sempre facile.
Basterà uno sgravio fiscale a compensare tutto questo? Può darsi, come potrebbe essere auspicabile che questa iniziativa potrebbe  mettere in moto un circuito virtuoso di miglioramento dei servizi di welfare e delle infrastrutture rilanciando l’economia di queste zone con lo sviluppo della cosiddetta “silver economy”.

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2 commenti Commenta
clinguella
Scritto il 29 agosto 2018 at 09:31

Ad oggi 29 agosto 2018 sul sito della Camera dei Deputati Attività legislativa>progetti di legge, il testo ufficiale non è ancora disponibile

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