I fondi pensione in fibrillazione per lo spread

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Agli sgoccioli il mese di agosto, l’anno si avvia alla ripresa di tutte le sue attività in un clima di grande incertezza. I protagonisti fanno i tonitruanti sciorinando per ogni problema una immediata soluzione riassunta in una frase, uno slogan, belli a sentirsi ma che finiscono con l’alimentare l’incertezza e il concretizzarsi delle affermazioni. Di questa situazione la previdenza complementare, che non sembra rappresentare nessuna priorità per il governo, soffre parecchio, rischiando di mettere in difficoltà il risparmio previdenziale che ha bisogno di essere salvaguardato. Alla fine del 2017, il patrimonio da investire da parte delle forme pensionistiche complementari, risulta pari a 128,2 miliardi. Si escludono da tale aggregato le riserve matematiche destinate a prestazioni previdenziali dei fondi preesistenti (25,6 miliardi) e le risorse dei fondi interni a banche, imprese di assicurazione e società non finanziarie (1,6 miliardi).
L’aumento dello spread che oggi supera i 280 punti scea una comprensibile fibrillazione perchè il 58,1 per cento del patrimonio è allocato in titoli di debito, per complessivi 74,5 miliardi di euro mentre solo  il 17,7 per cento è costituito da titoli di capitale che totalizzano 22,7 miliardi di euro e il 14,4 da quote di OICR il cui controvalore è di 18,5 miliardi.
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Nel primo semestre del 2018, il rialzo dei rendimenti delle obbligazioni in Europa e negli Stati Uniti e l’allargamento dei differenziali dei rendimenti dei titoli di Stato nell’area dell’Euro hanno ridotto i corsi dei titoli obbligazionari detenuti nei portafogli dei fondi pensione italiani, causando perdite in conto capitale. Le tendenze osservate si sono riflesse sui risultati ottenuti dalle forme pensionistiche complementari. Claudio Cacciamani, professore di Economia degli intermediari finanziari all’Università di Parma afferma che di solito, il mercato sconta  decisioni o prospettive dei mesi futuri. In questo caso, il banco di prova è la legge finanziaria 2019, ma  è del tutto imprevedibile quello che accadrà: non vi sono ancora punti certi che saranno inclusi nella manovra. Gli impegni di spesa devono trovare adeguata copertura. La minaccia di sforare il 3% aggrava la situazione e vanamente il ministro del Tesoro Tria da Pechino cerca di smussare i toni.  La stessa decisione di Moody’s di rinviare il suo giudizio dell’Italia a dopo il Def, quindi a metà ottobre è emblematica. I dati della bilancia dei pagamenti, poi, mostrano un calo degli investimenti esteri in titoli di debito per 38,3 miliardi a giugno e per 33,4 miliardi a maggio: quasi 72 miliardi di euro.
Gli investitori istituzionali e i grandi fondi esteri si sono messi in stand by così che l’Italia è l’unico paese del G7 che cresce meno degli altri anche per via della politica dei Dazi che frena le nostre esportazioni.  Sempre Cacciamani all’Adnkronos così continua: in un momento in cui c’è ancora altissima e tantissima liquidità nel mondo per via di tassi di interesse estremamente ridotti, questo denaro sarà dirottato altrove.”
I fondi pensione sono sull’otto volante e temono il peggio. Invece di politiche definite di lungo termine e certezza del diritto, sono sommersi da dichiarazioni forti e muscolari ma che sembrano sortire effetti opposti.
Dai dati ufficiali della Covip, come già abbiamo fatto notare,  risulta che nel primo semestre del 2018, i rendimenti aggregati, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, sono stati in media leggermente negativi per tutte le tipologie di forma pensionistica: -0,6 e -0,7 per cento, rispettivamente, per i fondi negoziali e i fondi aperti; -1,0 per i PIP. Niente di preoccupante, intendiamoci, ma comunque è un’inversione di tendenza
Coloro che mettono le mani avanti denunciando complotti dei “poteri forti” e delle élite di Bruxelles dove bisogna andare a battere i pugni sul tavolo, come se la Ue fosse una potenza occupante, dovrebbero semplicemente  ricordare l’intervento che fece Alcide De Gasperi all’Assemblea Costituente il 19 dicembre 1947 sul “Quarto Partito” :
“A coloro che mi dicevano: ma che vuoi fare cambiamenti; allargamenti! Siamo i tre partiti più grandi, i tre partiti più numerosi dell’Assemblea e del paese ( DC, PCI, PSI – ndr), abbiamo noi la rappresentanza responsabile della grande maggioranza del popolo italiano, perché vuoi fare allargamenti? Io ho risposto: esiste un quarto partito: è il partito dei risparmiatori, proprio dei piccoli risparmiatori non in grado di controllare la situazione né politica né amministrativa, e sono oggi allarmati. Vedete come ritirano i depositi dalle banche? Come non portano più denaro, attraverso l’acquisto di titoli, allo Stato? Come v’è un allarme straordinario in borsa. E ho detto: bisogna fare qualche cosa per calmare questo quarto partito che appartiene a tutti gli strati sociali.”

Camillo Linguella

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