Aumentati gli investimenti istituzionali, ma il 2018 promette meno bene

Scritto il alle 08:55 da [email protected]

Ingresso di pal Wedekind Roma

E’ stato presentato a Roma, nella sontuosa cornice di Palazzo Wedekind, di proprietà dell’Inps, a pochi passi da palazzo Chigi, il 5 settembre 2018, il  Quinto Report sugli investitori istituzionali italiani a cura del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali coordinato dal Prof Alberto Brambilla.

Anche l’Italia inizia a vantare un mercato di spessore, con un totale di oltre 20 miliardi l’anno di flussi da reinvestire. Però quest’anno il trend sembra rallentato se non addirittura fermo in attesa di vedere concretamente che direzione effettiva si prenderà in campo economico. L’accordo sull’Ilva è un elemento tranquillizzante. Ma fin qui, nonostante la lunga crisi  i patrimoni, la cui gestione è peraltro sempre più spesso esternalizzata mediante acquisti di Oicr, Fia, Sicav e Etf, sono cresciuti. Sono queste alcune delle principali linee di tendenza tracciate dal Report per il 2017.. Giunta alla quinta edizione, la pubblicazione si pone l’obiettivo di fornire un dettagliato quadro quantitativo sul mondo degli investitori istituzionali che operano nel nostro Paese, con focus particolare sui Fondi Pensione, con un’importante novità che caratterizza l’edizione 2018, vale a dire l’analisi dettagliata degli investimenti nella cosiddetta “economia reale domestica”, di cui il Report evidenzia l’entità ancora troppo modesta.
Le Fondazioni Bancarie sono i maggiori investitori in economia reale con il 49,5% del
totale attivi di bilancio, seguite dalle Casse Privatizzate dei Liberi Professionisti con il 14,6%; modesto invece l’apporto di fondi negoziali e preesistenti, seppure in aumento rispetto al 2016. La percentuale di investimenti in forme obbligazionarie effettuati dai fondi pensione nel complesso, valgono circa il 70% del patrimonio.
«Impressiona in particolar modo l’esiguità degli investimenti dei fondi di natura contrattuale, in gran parte alimentati dal TFR che è “circolante interno” alle aziende ed è quindi la prima e principale forma di finanziamento dell’economia reale» – ha commentato

Alberto Brambilla

al riguardo Alberto Brambilla,  nel corso del Convegno di presentazione, suggerendo l’urgenza di un ripristino del fondo di garanzia, strumento istituito dal D.Lgs. 252/2005 e abolito successivamente, « perché la gran parte degli oltre 6 milioni di lavoratori che operano in aziende con meno di 15 dipendenti, è scoperta da qualsiasi protezione complementare anche a causa delle difficoltà di queste piccole imprese ad approvvigionarsi sul mercato del credito»
Gli investitori istituzionali che operano in Italia sono 402, (35 fondi Negoziali, 88 Fondazioni di origine Bancaria, 20 Casse Professionali Privatizzate, 259 Fondi Preesistenti), e gestiscono un patrimonio di 237,25 miliardi di euro (+106,6 rispetto al 2004).
Sommando anche le risorse gestite dai fondi pensione aperti e dai PIP (53,77 miliardi) e le riserve delle Compagnie di Assicurazione (539 miliardi) il patrimonio complessivo raggiunge quota 830,42 miliardi di euro, cioè il 48% del Pil.
Nonostante la lunga crisi nell’ultimo decennio e più, il patrimonio di Casse, Fondi e Fondazioni è  costantemente cresciuto e praticamente più che raddoppiato.
Rendimenti e gestione
A eccezione delle Fondazioni, le performance degli altri investitori si confermano in calo rispetto al 2014 e alle medie a 3, 5, 10 anni e si mantengono in linea con quelle dello scorso anno. Tuttavia, anche per il 2017 i fondi pensione, salvo per qualche linea d’investimento come quelle con garanzia e le obbligazionarie, hanno ottenuto rendimenti superiori ai parametri obiettivo (inflazione, media quinquennale del Pil e Tfr). Anche nel primo semestre 2018 prosegue la discesa dei rendimenti e, dopo molti anni alcuni fondi, performano meno dei parametri obiettivo.
Complici la volatilità dei mercati finanziari dovuta in gran parte a fattori geopolitici, prosegue la ricerca di nuove asset Class. Bisogna vedere che ulteriore effetto comporterà la fiammata dello spread che al momento sembra fermarsi intorno ai 250 punti in attesa del primo testo della manovra finanziaria e in questi ultimi giorni gli esponenti di punta del governo sembrano aver ammorbidito i toni delle dichiarazioni (ma non la sostanza delle richieste).
A margine della presentazione del Quinto Report, c’è stato  uno spazio  per
qualche riflessione sul futuro del comparto e, in particolare, su temi di strettissima attualità come quello della flat tax che, come evidenziato, rischia di indebolire il pilastro della previdenza complementare. Per come è stata realizzata nei Paesi che l’hanno introdotta e, in Italia per la precisione dovrebbe trattarsi di una dual tax con due aliquote, la flat tax prevede  l’abolizione di tutte le deduzioni e  detrazioni facendo venir meno i benefici fiscali su cui si fonda, in primis la deducibilità dei 5.164,57 euro che è il volano più valido finora messo in campo per invogliare le adesioni. Questo sarà un duro colpo per la previdenza integrativa. Inoltre c’è da chiedersi  se rimarrà l’aliquota di imposta sostitutiva finale, tra il 9 e il 15%, oppure anche questa sarà assorbita dalla flat tax. .
Il welfare integrativo rischia di uscirne indebolito: a partire da quello  aziendale  fino a quello dell’assistenza sanitaria integrativa .
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A fine 2017 i Fondi Pensione Negoziali sono 35 con 2.805.751 iscritti (+8% rispetto allo scorso anno, incremento in parte dovuto alla cosiddetta adesione contrattuale prevista dai CCNL) e un attivo netto destinato alle prestazioni di circa 49,456 miliardi di euro (+7,7% rispetto al 2016). Ai primi posti della classifica per numero di iscritti ci sono  Prevedi (anche per effetto della citata adesione contrattuale), Cometa, Fonte, Fonchim, Laborfonds; guidano invece la classifica dei fondi per patrimonio Cometa (10,83 mld), Fonchim (6,11 mld), Fonte (3,63 mld), Laborfonds (2,58 mld) e Fondenergia (2,17).
In merito alla composizione del patrimonio dei fondi negoziali, la quota più rilevante continua a essere costituita dai titoli di debito pari al 61,03% seppure in continuo calo rispetto ai due anni precedenti; di questi, i titoli di Stato rappresentano circa il 44% delle risorse gestite (il 18,5% sono italiani) e le obbligazioni corporate il 17,02% (di cui il 15,5% emesse da aziende estere).
Rispetto all’anno precedente l’esposizione sui titoli di Stato è diminuita di circa 10 punti percentuale mentre quella sugli altri titoli di debito è aumentata di circa 5 punti. In aumento le quote investite in azioni e OICR, rispettivamente pari al 20,76% e al 8,03%, mentre i depositi si attestano al 6,82% del patrimonio. La gestione dei fondi pensione negoziali è quasi totalmente esternalizzata a gestori patrimoniali professionali; nel 2017 da quattro passano a sei i fondi che hanno acquistato direttamente quote di fondi immobiliari o mobiliari chiusi (Eurofer, Solidarietà Veneto, Labofonds, Priamo, Prevaer e Byblos) per un ammontare complessivo ancora modesto, pari a 117 milioni di euro.

Camillo Linguella

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