Fondi pensione 2018: un’istantanea su un asset di € 7,2trilioni di euro

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L’ asset dei primi 1000 fondi pensione europei supera ora i 7,22 trilioni di euro – un aumento del 2,49% rispetto allo scorso anno.
IPE pensions ha pubblicato un report sui principali 1000 fondi pensioni comunitari aggiornati ad agosto 2018. Le fonti primarie sono costituite dalle relazioni annuali dei singoli enti pensionistici e delle Autorità di Vigilanza nazionali. Ulteriori dati sono stati forniti direttamente dagli  stessi fondi pensione. Nella maggior parte dei casi il documento riporta l’ultimo stato patrimoniale, le attività di investimento o il valore delle attività del piano IFRS disponibili i per la data stabilita, che nella maggior parte dei casi è il 31 dicembre 2017. L’IFRS è il principio contabile internazionale che regola la contabilizzazione dello “share based payment”, ovvero della disciplina valutativa ed espositiva dei pagamenti effettuati per mezzo di strumenti rappresentativi del capitale  quali azioni, opzioni su azioni, warrants, etc.
Le cifre si riferiscono al patrimonio previdenziale investito in fondi pensione professionali dedicati, regimi finanziati nel primo pilastro, fondi sovrani e entità simili. I dati aggregati dei singoli fondi pensione per i singoli paesi sono stati tratti dall’aggiornamento dei fondi pensione dell’OCSE, pubblicato nel giugno 2018. Questo è uno dei più recenti set di dati consolidati per le attività totali dei fondi pensione alla fine del 2017.
Le altre cifre del rapporto sono state ricavate dalle relazioni OCSE del 2017. Le cifre relative alla popolazione di lavoro provengono dal database della Banca mondiale. L’indagine Asset Allocation UE Mercer 2018 è stata utilizzata per i dati aggregati sugli asset.

                          fonte Ipe Report

E’ così possibile accedere a tutti i rapporti sui paesi inclusi nel rapporto dei 1000 fondi pensione a livello mondiale. Essi rappresentano una massa finanziaria enorme che possono influire sulla crescita economica sia di ciascun singolo paese, sia a livello globale e, cosa non teascurabile, assicurare una vecchiaia soddisfacente alla quasi totalità dei beneficiari. La situazione però non è omogenea ed ogni Stato deve superare le sue peculiari difficoltà, con aèpprocci diversi caso per caso. A titoli esemplificativo ecco sommariamente alcuni flashes realativi ai paesi della zona Euro
Austria: superare un’eredità travagliata
Dato che il sistema a contribuzione definita (DC) diventa lo standard in molti sistemi pensionistici, poche persone sono consapevoli che l’Austria ha uno dei più antichi sistemi pensionistici professionali puramente DC. Da sempre le pensioni aumentano e diminuiscono in linea con gli sviluppi del mercato. Pensionskassen sta predisponendo degli ammortizzatori in previsione di scenari peggiori. L’associazione austriaca dei fondi pensione, FVPK, accoglie con favore il nuovo principio della prudenza che sostituirà tutti i massimali d’investimento nei regolamenti austriaci. I fondi pensione sostengono che ciò renderà le loro vite più semplici.
La mancanza  crescita delle adesioni e la sfiducia che alcuni aderenti più anziani nutrono per i fondi pensione rimangono preoccupanti, anche se tutti gli sforzi sono direzionati a superare questa travagliata eredità.
Belgio: le difficoltà della portabilità
Come altri Stati membri dell’UE, il Belgio ha tempo fino al gennaio 2019 per ratificare la nuova Direttiva  sui fondi pensione,  IORP II. Mentre l’Italia ha già ratificato il provvedimento  all’inizio del corrente mese di settembre, in Belgio si sta ancora  lavorando. Il ministro delle pensioni, Daniel Bacqueliane, dovrebbe presentare un progetto di legge al governo entro la fine dell’anno.
A giugno, il parlamento ha approvato un provvedimento  che modifica la legge  che era in conflitto con la direttiva UE del 2014 sulla portabilità .
Secondo la direttiva UE, la durata complessiva di ogni periodo è limitata a tre anni prima della maturazione  del diritto alla  pensione professionale. Invece per quanto riguarda l’iscrizione ad un fondo aziendale o professionale, l’età minima per  non può essere superiore a 21 anni. mentre  i regimi pensionistici professionali potrebbero stabilire che un dipendente possa accedere al piano pensionistico  dall’età di 25 anni.

Danimarca: proteggersi dai rischi
Poichè il rischio dell’investimento è sopportato dal singolo piuttosto che dai fondi pensione del mercato aziendale, i fondi pensione danesi sono invitati a rendere consapevoli i loro aderenti dei rischi di investimento derivanti da pensioni di mercato non garantite.Nel 2017 le’autorità danese di vigilanza finanziaria (FSA, Finanstilsynet) ha pubblicato un documento di discussione sull’adeguatezza della protezione dei consumatori per i prodotti pensionistici non garantiti.
A marzo, Insurance & Pension Denmark (IPD, Forsikring & Pension) ha pubblicato una sua serie di quattro nuove iniziative per i consumatori per migliorare le informazioni sul rischio e sui rendimenti.
Francia: invogliare ai risparmi previdenziali
In Francia è in atto una riforma sostanziale delle pensioni su due fronti. Uno riguarda il sistema pubblico obbligatorio, principalmente finanziato con il metodo del pay-as-you-go- e l’altro i piani pensionistici integrativi volontari che possono essere messi in atto come parte del pacchetto di protezione sociale di un’azienda o sottoscritti individualmente.
L’adesione a questi regimi pensionistici rimane bassa. Secondo il governo, ci sono 220 miliardi di attività in prodotti di risparmio previdenziale contro 1,7 miliardi di euro in assicurazioni sulla vita e 400 miliardi in depositi a risparmio regolamentati. Il governo si prefigge l’obiettivo di aumentare il patrimonio del risparmio previdenziale a € 300 miliardi entro il 2022.
Germania: la solitudine della complessità
I datori di lavoro tedeschi sono preoccupati che l’Autorità europea per le assicurazioni e le regolamentazioni (EIOPA) sta espletando il suo mandato. L’Associazione tedesca delle casse pensioni, ABA, teme che il settore pensionistico professionale “muoia di rapporti” ai sensi delle nuove normative europee. In sostanza, troppa burocrazia!
All’inizio potrebbe sembrare una reazione istintiva a qualsiasi cosa provenga da Bruxelles o, in questo caso, da Westhafenplatz a Francoforte, dove ha sede l’Autorità Europea di vigilanza sulle pensioni. Ma bisogna che anch’essi si adeguano a Iorp 2.
Spagna: forse sta peggio dell’Italia
La Spagna sta invecchiando a un ritmo più veloce rispetto ad altri paesi europei, scaricando un’ulteriore pressione su un sistema di sicurezza sociale statale già sovraccaricato. Secondo le proiezioni dell’ONU, la Spagna avrà il secondo più elevato numero di anziani nell’OCSE nel 2050, subito dopo il Giappone.
Il sistema statale ha continuato a pagare  pensioni generose, con tassi di sostituzione per i lavoratori a tempo pieno di circa l’80%. La pensione di anzianità media è poco più di € 1.000 al mese, superiore al salario minimo di poco meno di € 860 al mese.. l sistema pensionistico del primo pilastro del paese ha subito diverse riforme negli ultimi anni, volte a contrastare l’impatto delle tendenze demografiche e tenendo conto dei problemi economici del paese – il sistema di sicurezza sociale della Spagna ha avuto un deficit negli ultimi sette anni, raggiungendo il record di € 18,8 miliardi nel 2017.
Le riforme introdotte nel 2011 includevano un graduale aumento dell’età pensionabile legale e un’estensione del periodo di riferimento utilizzato per calcolare la pensione. Fondamentalmente, nel 2013 è stato istituito un nuovo meccanismo per la rivalutazione annuale,  ed è il motivo per cui migliaia di pensionati sono scesi in strada chiedendo pensioni più eque..
Italia: si punta sulla quota 100
In Italia: il nuovo governo dà priorità alla revisione della pensione pubblica
Anche dal Report di Ipe pensons si evince come il nuovo governo italiano abbia messo le pensioni fra i primi obiettivi da conseguire.. Prima delle elezioni generali di marzo, entrambi i partiti della coalizione governativa avevano condotto una campagna veemente per rovesciare gli effetti della riforma Fornero del 2011 una volta al governo.
La riforma Fornero innescando un significativo aumento dell’età pensionabile legale e in genere abbassando le  pensioni pubbliche ha suscitato molto malcontento. In effetti non è stata ancora digerita bene dagli italiani. Da qui lo slogan superare la Fornero. Bisogna dire però che dal 2016 in poi diverse rigidità pensionistiche sono state superate con accordi sindacali e questi attendono invano una convocazione governativa. L’esecutivo alla ripresa della pausa estiva dovrebbe illustrare i suoi propositi specie sulla cosiddetta quota 100 addirittura a partire da 62 anni di età,  che dovrebbe cancellare l’Ape sociale. Comunque all’inizio di settembre il governo ha tuttavia recepito la direttiva europea Iorp 2 sull’attività dei fondi pensione complementare.

 

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