Quota 100: il ricorso ai fondi di solidarietà

Scritto il alle 09:28 da [email protected]

Il governo non demorde sulla pensione di cittadinanza e del relativo importo mensile di 780 euro, nonostante gli allarmi di diversa natura che provengono da più fronti e che sono stati esternati da Alberto Brambilla, considerato l’ispiratore della Lega in campo pensionistico, anche se l’interessato ha sempre negato di essere consulente di chicchessia. Dunque chi afferma che parla a titolo personale, sostanzialmente ha ragione. Tuttavia la sua proposta di coinvolgere i fondi di solidarietà per la realizzazione della quota 100 di 62 anni invece di 64 non è convincente e non sarà  l’uovo di Colombo che risolve il problema, perché ne crea degli altri specie di equità e di discriminazione.
In sostanza quello che si cerca di fare è di caricare i costi direttamente sulle imprese mutuando il meccanismo messo in piedi per le tre Api: volonaria, sociale e aziendale, il cui limite di età per richiederla è di 63 anni, esattamente fra 62 e 64 di cui si discute con animosità in questi giorni. Fare riferimento all’ape volontaria ed a quella aziendale è molto “furbesca” se mi è consentito il termine, perché queste prestazioni se le pagano gli interessati, direttamente o tramite azienda. L’Inps ci mette solo la sua tecnostruttura, ma non sborsa un euro. Già è stato detto che secondo uno studio del Sole 24 Ore realizzato dalla società di simulazioni Tabula di Stefano Patriarca, questo si ex consulente previdenziale di palazzo Chigi del precedente governo,, per superare i limiti imposti dalla legge Fornero occorrerebbero 13 miliardi ora che a regime diventerebbero circa 20. La platea che potrebbe godere del nuovo meccanismo è enorme. . I potenziali pensionati spaziano da 300.000 a 600mila considerando quelli con 62 anni e coloro che hanno maturato .41,5 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica. Circa la metà degli aventi diritto risiede al Nord e uno su cinque al centro Sud. Rispetto al genere gli uomini costituirebbero la stragrande maggioranza con il 78 per cento. Possono le imprese caricarsi di un fastello così oneroso? Senza aspettare i posterii per l’ardua sentenza, possiamo subito dire di no
I fondi di solidarietà sono nati per dare un sostegno al reddito per i dipendenti di quelle imprese, specie  del settore creditizio che non hanno diritto agli ammortizzatori sociali, segnalatamente della cassa integrazione. Questo modello è stato generalizzato e rafforzato con la legge sul mercato del lavoro  n. 92 del 2012 affidando anche a soggetti privati l’istituzione e la gestione di strumenti di sostegno del reddito dei lavoratori in presenza di crisi aziendali le quali abbiano comportato la riduzione, anche parziale, del personale. Si va sempre più verso un modello di welfare dove c’è l’intervento  privatistico per  gli oneri finanziari e e pubblico per quanto riguarda la fissazione delle regole normative.
Dopo i primi interventi di istituzione dei fondi a macchia di leopardo, dal 2016 è stato istituito il Fondo di integrazione salariale (FIS), cui sono obbligatoriamente iscritte tutte le aziende con più di 5 dipendenti, che non hanno titolo alla CIG sulla base della legislazione ordinaria e che non sono iscritte a nessun Fondo di solidarietà di settore.
I fondi di solidarietà bilaterali possono contribuire all’APE,  erogare assegni straordinari di sostegno al reddito, ossia prepensionamenti fino a 5 anni di anticipo rispetto alla data di maturazione del diritto. Essi dovrebbero poter intervenire anche per la realizzazione della quota 100, questa sarebbe l’idea di massima, una specie di estensione del meccanismo dell’ape aziendale per questa fattispecie..
Attualmente i datori di lavoro, escluse le amministrazioni pubbliche, gli enti bilaterali o i fondi di solidarietà settoriali, in attuazione dell’ape aziendale  possono, con il consenso del lavoratore, incrementare il montante contributivo individuale maturato da quest’ultimo, versando all’INPS in unica soluzione al momento della richiesta dell’APE un contributo non inferiore all’importo della retribuzione percepita nel periodo di Ape. Si determina così un incremento della misura dell’assegno pensionistico che il lavoratore percepirà al momento dell’accesso alla pensione abbassando, pertanto, la rata ventennale di restituzione dell’assegno per coprire il prestito finanziario.
L’APe aziendale si aggiunge alla cd. isopensione, l’assegno di accompagnamento previsto dall’articolo 4 della legge 92/2012 che continuerà a funzionare nella forma attualmente vigente. L’isopensione ha però un costo superiore per le imprese esodanti perchè  sono tenute anche alla corresponsione dell’assegno di esodo cioè quella somma economica che “accompagna” il lavoratore alla pensione. Somma che nell’APE aziendale è sostenuta, in ultima analisi, dal lavoratore stesso. L’Ape aziendale, inoltre, ha un raggio d’azione più ampio rispetto all’isopensione perchè coinvolge tutti i lavoratori dipendenti del settore privato anche impiegati presso datori di lavoro  al di sotto dei 15 dipendenti, che sono fuori dall’isopensione e non richiede la presenza di un accordo sindacale.

Probabilmente l’idea finale sarà quella di dividere i costi fra aziende e finanze pubbliche ma si deve evitare il rischio di dividere i lavoratori fra i dipendenti delle categorie forti e quelle deboli e i più penalizzanti sarebbero i lavoratori dipendenti dalle piccole o à asspiccolissime aziende, anche se sicuramente sarà assicurata  una formale parità fra i lavoratori,  e comunque  la sostenibilità economica sarà sempre tutta da verificare.

 

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0 (from 0 votes)
Nessun commento Commenta

Articoli dal Network
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) )
Gli small traders sono ancora in una situazione di sicurezza, però il quadro continua ad essere c
  Quando parlavo di mercato unidirezionale, molti facevano finta di non capire. Ora gli
Ftse Mib: l'indice italiano apre in gap up dopo il taglio del rating di Moody's che è stato comunqu
DISCLAIMER : Qualsiasi informazione, notizia, nozione, previsione, valore, prezzo o tec
Guest post: Trading Room #296. Sono state giornate difficili ma ora ci siamo tolti il dente del do
Dal 2011 la legge ha attribuito alla COVIP la vigilanza sugli investimenti e sulla composizione del
Tanto tuonò che piovve anche se in realtà, più che lampi quelli di Moody's si sono rivelati i
Analisi Tecnica Andiamo a chiudere il piccolo gap a 19660 e riprendiamom a scendere andando a testa
Stoxx Giornaliero Buona domenica a tutti, l’indice di riferimento europeo lascia invariata