Il taglio delle pensioni salvaguardia il principio di affidabilità?

Scritto il alle 09:18 da [email protected]

Finalmente esiste il testo sul taglio delle pensioni d’oro. Annunciato all’inizio di agosto, è stato reso disponibile a metà settembre. Il progetto di legge dispone “il ricalcolo della quota retributiva delle pensioni e degli assegni vitalizi di importo complessivo pari o superiore alla soglia di 90.000 euro lordi annui, in modo che le pensioni superiori a 4500 euro netti, le cosiddette «pensioni d’oro», siano ridotte fino a quest’importo. I risparmi ottenuti saranno destinati all’integrazione delle pensioni minime e delle pensioni sociali, fino all’importo di 780 euro”.
La relazione introduttiva della proposta di legge  parte da lontano ed è tutta incentrata a dimostrare la costituzionalità del provvedimento proposto, anche se i cosiddetti “privilegiati” hanno semplicemente avuto l’applicazioni  di leggi vigenti al momento del loro pensionamento, leggi che in quanto tali sono state approvate a nome del popolo italiano. Rispetto all’età al pensionamento poi che è rilevante ai fini del ricalcolo,  per alcune categorie il limite di età per andare in pensione, data la specificità della professione era inferiore a quello generale. Si pensi ad esempio i militari ed gli appartenenti al comparto sicurezza, polizia, carabinieri, vigili del fuoco.
Ripercorrendo la relazione si evince come i firmatari argomentano la loro proposta partendo dalle modificazioni intervenute sul sistema pensionistico negli ultimi venticinque anni, sistema che  ha visto” una radicale inversione del proprio criterio operativo col passaggio dal calcolo retributivo a quello contributivo, resosi ineludibile al fine di assicurare l’equilibrio di bilancio.” Con tale trasformazione, pur graduata temporalmente, si sono evidenziate forti diseguaglianze intergenerazionali (in persistenza delle preesistenti diseguaglianze intergenerazionali, sempre più evidenti in ragione della crescente crisi economica) che hanno alimentato l’attuale, forte istanza sociale di maggiore solidarietà”.
Già nel passato, continua l’illustrazione introduttiva, si sono avuti provvedimenti ispirati ad istanze perequative che sono alla base di questa proposta di intervento normativo. I provvedimenti analoghi fatti nel passato, erano dettati da esigenze dovute alla crisi economica ed i tagli effettuati dalla necessità di reperimento di fondi   non a istanze di perequazione. Tutte questioni che sono stato sottoposte alla Suprema Corte.
L’osservazione dell’evoluzione,si argomenta,  in un tempo breve, delle risposte che la giurisprudenza costituzionale ha fornito a queste istanze di tutela è importante e significativa per quello che potrebbe essere il giudizio della Corte nel caso fossero sottoposte al vaglio le disposizioni presentate. Oggi, infatti, si può sostenere che la società è ben consapevole dell’obbligo morale e dell’urgenza di intervenire con un meccanismo correttivo di alcune evidenti iniquità di questo settore del welfare. Dalla lettura sinottica di alcune recenti sentenze della Corte, segnatamente la sentenza n. 223 del 2012, la sentenza n. 116 del 2013 e da ultimo la sentenza n. 173 del 2016, emerge evidente l’evoluzione del bilanciamento dei princìpi e dei valori costituzionali, evoluzione che ha portato ad esiti decisionali impensabili poco tempo addietro. Si pensi a come la Corte nel vagliare alcune norme, ha palesemente posto l’accento sul loro carattere di misura improntata alla solidarietà previdenziale e pertanto conforme allo spirito degli articoli 2 e 38 della Costituzione. Il principio emerso è che il legislatore può emanare disposizioni che cambiano i rapporti ma non arbitrariamente, ovvero risultino improntate a un carattere di ragionevolezza e proporzionalità e a scadenza. A tale proposito sembra evidente il carattere di non arbitrarietà, ragionevolezza e proporzionalità delle misure di ricalcolo applicate alle pensioni d’oro se disponessero solo per il futuro, mentre il testo prevede che ne disponga per il passato. Esse possono essere considerate – come si è espressa la Corte costituzionale nella citata sentenza n. 173 del 2016 – «una misura di solidarietà “forte”, mirata a puntellare il sistema pensionistico e di sostegno previdenziale ai più deboli, imposta da una situazione di grave crisi del sistema stesso, valutazione atta a «conferire all’intervento quella incontestabile ragionevolezza, a fronte della quale soltanto può consentirsi di derogare (in termini accettabili) al principio di affidamento in ordine al mantenimento del trattamento pensionistico già maturato. I proponenti si spendono molto nel dimostrare che non si menoma il principio di affidamento. Perché è su questo punto che può franare tutto il meccanismo, oltre ad altri aspetti legati alla ragionevolezza e alla valutazione dei limiti di età imposti e delle speranze di vita di allora, nonché la corrispondenza sinallagmatica dei contributi. Perché nel sistema retributivo le pensioni erano comunque correlate alle contribuzioni e la pensione si valutava del 2% per ogni anno di contribuzione.
Basta ricordare che la Corte Costituzionale ha posto la buona fede anche come limite all’azione del legislatore, con particolare riferimento alle leggi retroattive a carattere extra-penale, che vadano ad incidere con effetti sfavorevoli sul cittadino.
Uno degli elementi fondamentali di uno Stato di diritto risulta infatti essere la sicurezza giuridica, che comporta la tutela di diritti maturati da parte del legislatore. E qui si entra nel campo sterminato dei diritti acquisiti.
Che cosa significa “Diritti quesiti”?
“Costituiscono una categoria di diritti o situazioni soggettive che sono divenuti immutabili con il decorso del tempo: non sono toccati da eventuali modificazioni legislative. Un esempio di diritto quesito è quello del lavoratore alla retribuzione per prestazioni già effettuate” (Brocardi.it).

L’effettività e la gravità della crisi in cui il sistema attualmente versa ( la relazione non specifica se è una crisi di sistema globale o del sistema previdenziale e del welfare) consentono, nel più recente indirizzo costituzionale, di considerare salvaguardato anche il principio del legittimo affidamento dei soggetti che saranno incolpevolmente penalizzati. Perché una cosa è chiedere un contributo per alleviare le sorti dei cittadini meno fortunati, un’altra è classificare un’intera categoria come privilegiati. In molti casi si tratta di professori universitari, primari che salvano vite. Sempre per evitare censure costituzionali si affrettano a precisare che non si tratta di una tassa: le misure proposte non costituiscano un contributo di natura tributaria, perché se no devono essere estesi a tutti, anche ai parlamentari per esempio. Non si tratterebbe di somme prelevate e acquisite dallo Stato, né destinate alla fiscalità generale. Infatti presisano i proponenti, il prelievo è di competenza diretta dell’INPS, che lo trattiene all’interno delle proprie gestioni per specifiche finalità solidaristiche e previdenziali. E proprio l’INPS, costituitosi in un recente giudizio di legittimità costituzionale, ha chiesto per una fattispecie la sussistenza dell’articolo 53 (Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività. L’art 53 Cost. (Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva), andrebbe considerato in termini non assoluti, ma relativi, interpretando il principio dell’universalità dell’imposizione in necessario coordinamento con il principio solidaristico di cui agli articoli 2 e 3 della Costituzione, essendo ben possibile l’introduzione per singole categorie di cittadini di specifici tributi, purché nei limiti della ragionevolezza.
Quindi si prende atto del più recente indirizzo della Corte che, nell’ottica dello spirito costituzionale di solidarietà politica, economica e sociale e nel rispetto dei criteri di ragionevolezza e di proporzionalità, ha già valutato positivamente recenti misure che incidevano su una platea ristretta di destinatari. Il nostro sistema ha visto un drastico spartiacque nel momento in cui, per legittime e ineludibili esigenze di equilibrio di bilancio, si è passati dal sistema retributivo a quello contributivo, pur con una quota della popolazione che resta beneficiata da un regime misto.
Come si vede qui vengono riconosciute esigenze ineludibili di equilibrio di bilancio, mentre per altre misure il principio viene messo in quarantena.
“Nel nostro Paese tre diversi sistemi pensionistici”: un sistema in cui il cittadino percepisce un trattamento totalmente sganciato da quelli che sono stati i suoi reali versamenti alla cassa previdenziale in costanza dell’attività lavorativa ( cosa non vera perché, come già è stato detto,  non è mai esistito una pensione totalmente sganciata dai contributi, se non quelle sociali), un sistema improntato alla filosofia opposta, ovvero di severa correlazione tra il versato e il ricevuto, e un sistema intermedio, misto, quale presunta garanzia di legittimità e di rispetto del legittimo affidamento, riservato a coloro i quali sono entrati nel mondo del lavoro con precise aspettative in merito al futuro trattamento pensionistico, poi del tutto disattese all’introduzione del metodo contributivo.
In un quadro di fatto e di diritto così rappresentato, non sembra infondato ai proponenti ritenere che le misure di ricalcolo illustrate, la cui ratio è quella di introdurre un correttivo ad alcune palesi diseguaglianze che – queste sì – appaiono totalmente disallineate rispetto ai princìpi costituzionali richiamati, sarebbero accolte positivamente dalla Corte costituzionale, nonostante che i tagli sarebbero permanenti. Anzi, la destinazione dichiarata, a integrazione delle pensioni minime e degli assegni sociali, dei fondi che si libereranno in esito al ricalcolo attribuisce alle disposizioni non solo carattere di piena legittimità costituzionale, conformemente ai princìpi di solidarietà (articolo 2 della Costituzione), eguaglianza (articolo 3 della Costituzione), proporzionalità, ragionevolezza e quant’altro.
Ora è indubbio che di fronte a rendite di pensioni così elevate un contributo può e deve essere richiesto, facendo proprio leva sul principio della solidarietà e dell’equità sociale, ma è altrettanto indubbio che i meccanismi proposti, le diverse fasce di anzianità di base di calcolo, la durata indeterminata delle riduzioni pongono una serie di problemi che la relazione tenta di esorcizzare, di cui gli esiti si vedranno nel concreto in futuro.

proposta di legge AC1071

 

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 9.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0 (from 0 votes)
Il taglio delle pensioni salvaguardia il principio di affidabilità?, 9.0 out of 10 based on 1 rating
Nessun commento Commenta

Articoli dal Network
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
DISCLAIMER : Qualsiasi informazione, notizia, nozione, previsione, valore, prezzo o tec
Ormai questa finanziaria si sta trasformando in una barzelletta dove i derisi siamo noi, perché
Primi minuti di seduta in lieve rosso per il Ftse Mib che si muove attorno 18.650 punti con una corr
Lo sapete che in una recente intervista e attraverso il nostro Machiavelli ho scritto che il pro
Ecco fatto, adesso la situazione si complica e non di poco. Chi ha visto il video di TRENDS avr
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
La settimana scorsa abbiamo intravisto un quadro di mercato abbastanza negativo. Era necessario un
DISCLAIMER : Qualsiasi informazione, notizia, nozione, previsione, valore, prezzo o tec
Ftse Mib: l'indice italiano apre l'ottava in lieve ribasso. I livelli da monitorare rimangono gli st