Fondi pensione con una crisi di spread

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Mentre era opinione comune che il governo si sarebbe mantenuto al disotto del 2% di disavanzo, alla fine, la linea di Tria, che rimane stranamente al suo posto dopo essere stato beffeggiato e vilipeso, sia lui ed i suoi collaboratori, strattonato per la collottola e ormai ridotto un’anatra zoppa, è stata pesantemente sconfitta. La nota di aggiornamento al Def come sappiamo abbondantemente, prevede il fatidico disavanzo del 2,4% non solo per il 2019, bensì per tre anni per finanziare il reddito di cittadinanza, una mini-flat tax e la riforma della legge Fornero sulle pensioni. Solo briciole saranno devolute per gli investimenti, nonostante i proclami contrari. Un debito produttivo in questo caso potrebbe anche trovare una sua ragionevolezza, mentre quello consumistico difficilmente finisce per creare ricchezza. Il circolo virtuoso che il debito poi alla fine si ripaga perchè aumentano i consumi che fa  aumentare l’irpef complessivo , sono tutte cose da verificare. E’ lo stesso  teorema che sosteneva gli 80 euro e come si sa  non ha funzionato. I mercati non l’hanno presa bene, lo spread si è portato fin quasi a 280 punti e l’indice della borsa ha sfiorato il meno 5% bruciando in un solo colpo 22 miliardi di capitalizzazione.. Di fronte a questi prevedibili risultato i rappresentanti del governo hanno fatto le spallucce, come si dice ripetendo i loro illusionistici mantra. Però hanno abolito la povertà e questo perdona tutto.
La riforma delle pensioni sarà uno dei piatti forti della prossima legge di bilancio, solo allora si vedrà effettivamente cosa si vuole e come realizzarla,  sapendo a questo punto che non esistono limiti di spesa, ci si potrà sbizzarrire a iosa a strutturare la pensione di cittadinanza, la pensione anticipata eccetera. Oggi sul tappeto di concreto c’è solo  il taglio delle pensioni d’oro che dovrebbe dare un gettito di neppure mezzo miliardo, cioè una goccia d’acqua nella spesa sociale. Ma di fronte al deficit ipotizzato la cosa è irrilevante. Anzi anche la vecchia richiesta delle Organizzazioni sindacali intesa ad ottenere la separazione della spesa pensionistica da quella assistenziale non ha più ragione di essere perché le due cose per il futuro saranno sempre più  intrinsecamente connesse
In questo contesto la previdenza complementare , in preda ad una crisi dovuta per l’eccessivo e repentineo impennarsi dello spread, è come se si trovasse su una nave sballottata dalle onde. I sussulti economici di questi mesi e l’impennata di questi giorni dello spread, se lasciano indifferenti i governanti, non lascia indifferenti gli amministratori dei Fondi pensione che hanno nel portafogli una marea di titoli di debito domestico il cui valore si svaluta ad ogni stormire di dichiarazione politica. Qui non si tratta di poteri forti e di “spectre” della finanza, ma di lavoratori che hanno deciso di risparmiare parte del loro reddito, in special modo il tfr, per costruirsi una pensione adeguata nella vecchiaia.
Ani proprio nel corrente mese di ottobre prende il via della campagna di educazione finanziaria promossa dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria

Le risultanze di questo stato di cose non sono prevedibili, anche perché le fasce dei percettori di reddito più basse, già restie ad aderire ad una forma di previdenza complementare, di fronte al miraggio della pensione di cittadinanza, può decidere di rinunciarvi del tutto. Con il risultato di potersi trovare, quando avrà l’età della pensione senza né l’una né l’altra,
Questo come primo effetto per gli aderenti. Come secondo effetto è quello di dover ricercare una nuova politica di investimento che metta i fondi pensione al riparo da una volatilità che può diventare molto rischiosa.
Ormai i patrimoni dei fondi pensione e delle Casse dei professionisti sono usciti dall’irrilevanza economica e costituiscono una massa critica di tutto rispetto. Da qui l’interesse manifestato dal precedente governo, di convogliare queste risorse nell’economia reale, specie in opere infrastrutturali. E si stava lavorando su questo senso. Solo che ora questo tipo di investimento, incoraggiati verbalmente sono osteggiati nei fatti. Il governo ora vorrebbe che i fondi investissero nelle starup, contribuendo a finanziare progetti d’impresa innovativi. Ma se si volesse veramente rassicurare un po’ tutti, al di là del profluvio di dichiarazioni fatte in favore degli investimenti all’idomani del varo del Dpef, basterebbe dire una parola chiara su . la Tv o la Tap, se no sono dichiarazioni che diventano pure esercitazioni teoriche.
A questo punto, se non mutano gli scenari la strada obbligata nel definire i nuovi asset, sarà quella di continuare ad investire in titoli esteri perché i fondi hanno l’obbligo di assicurare la conservazione del risparmio previdenziale maggiorato dei rendimenti, con ulteriore impoverimento dell’Italia.

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