L’insostenibile leggerezza del tormentone pensioni

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Come indebolire con un colpo solo pensioni obbligatorie e complementari senza aumentare il lavoro
Nubi fosche si addensano sulle pensioni, alla fine se si lascia tutto così com’è e si continuasse a realizzare quanto concordato dal governo Gentiloni con i sindacati nel 2016 tutti trarrebbero un sospiro di sollievo.
I lavoratori dipendenti e quelli autonomi prossimi all’età pensionabile ormai vivono al cardiopalma e mai come oggi sono attenti alle notizie più o meno ufficiali che appaiono su tutti i mezzi possibili, giornali, tivu, face book, facedibronz ecc… e ad ogni variazione della versione precedente sulla quota 100 si mettono a fare i relativi aggiornamenti alternando espressioni di gioia a scuotimenti del capo. Né si hanno notizia certe sull’ape sociale che scade a fine anno (una proroga costerebbe un altro miliardo, addirittura 100 miliardi secondo il presidente dell’Inps, subito invitato a dimettersi e a presentarsi alle elezioni, facendo il bis con un altro invito a dimettersi, stavolta rivolto ai responsabili delle Banca d’Italia e a presentarsi parimenti al corpo elettorale. E’ dovuto intervenire perfino il Presidente della Repubblica a ricordare che la Costituzione prevede le autorità indipendenti. Si fa un pò di confusione fra le istituzioni e il governo, fra i pareri tecnici e le scelte politiche, ma miliardo in più o in meno, non ci sembra il caso di sottilizzare su queste quisquilie, visto che né spreaddebito fanno più paura a nessuno ed i poteri forti se ne accorgeranno!. Per far vedere quanto siamo capaci di resistere ai complotti dei mercati, ci si è messa anche Wall Street a scendere in picchiata. Tutto questo non lascia indenne il capitolo pensioni dove sembra che ci sia un pò di incertezza di come superare la riforma Fornero. Delle Commissioni tecniche istituite dalla legge di bilancio per il corrente anno e che dovevano produrre delle relazioni lo scorso mese di settembre sulla gravosità dei lavori e sulla dinamiche della speranza di vita, si sono perse le tracce anche se qualcuno mormora che sono state prorogate. Intanto gira un’altra idea : stabilire il nuovo limite di età a 67 anni per tutti senza ulteriori aumenti per il futuro. Poi c’è l’opzione donna da ristudiare perchè in quota 100 i beneficiati sarebbero quasi esclusivamente i dipendenti statali come categoria e i dipendenti del nord come territorio. Le donne che hanno carriere più discontinue e non c’è stata in questi anni nessuna reale parificazione previdenziale di genere e che sono più desiderose di tornarsene a casa a giocare con i nipotini, come affermò un precedente illuminato leader politico, sono le più penalizzate: Penalizzate sul lavoro, penalizzate sulla pensione, tutto fila dunque.
Il taglio delle pensioni d’oro darebbe un’inezia , a parte la costituzionalità del provvedimento, si parla di 150/300 milioni di risparmio di fronte agli otto miliardi necessari. Di fronte all’evidente esiguità della cifra per realizzare la pensione minima di 780 euro mensili forse occorrerebbe un altro miliardo subito. Qualcuno ipotizza di reperire le risorse subito, magari per decreto legge, quei provvedimenti che diventano subito legge, previsti dalla Costituzione ( art 77) in casi straordinari di necessità ed urgenza, senza stare a perdere tempo con le lungaggini previste come iter legislativo ai progetti di legge. Devono essere convertiti entro 60 giorni. Ma questo non sarà un problema. Ormai la certezza del diritto è come una piuma al vento.
Ma a prescindere dal mezzo giuridico adoperato, per reperire il miliardo for cash, l’asticella del taglio pensionistico delle pensioni auree dovrebbe scendere da 4500 euro mensili a 3000/3500 euro. Cosa subito esclusa da fonti governative. Rimane aperto il punto interrogativo da dove si andranno a pescare.
Un altro doloroso salasso verrebbe imposto al pubblico impiego, perché se entrasse in vigore veramente quota 100, sui 400.000 previsti, sarebbero circa 160.000 dipendenti delle Pubbliche amministrazioni ad avere gli anni anagrafici e contributivi previsti nelle varie ipotesi. Allora si pensa di bloccare ( ancora!) il pagamento del Tfs/Tfr, dall’età del pensionamento all’età legale. Cioè se uno statale va in pensione a 62 anni, diversamente da un lavoratore del settore privato che viene liquidato subito, costui dovrà prima aspettare il compimento di 67 anni, dopo di che scattano i due anni di ulteriore attesa previsti dalla legge ordinaria e la rateizzazione degli importi se superiori a 50.000 euro. Stiamo parlando di un’attesa dai 5 anni in poi. E’ un meccanismo perverso già in vigore con l’ape sociale, il cumulo e la Rita. Insomma il governo pensa ancora di fare cassa non pagando il dovuto. Ma anche per il settore privato una richiesta eccezionale di liquidazione del Tfr potrebbe creare dei problemi.
L’ultimo boatos prevede che le misure da adottarsi decorreranno nel corso dell’anno, non da gennaio 2019, forse a marzo, giugno, chissà. Ormai non resta che aspettare il testo scritto.

Né va meglio la previdenza complementare il cui patrimonio sta subendo pesanti colpi. Questa volta non si tratta di poteri forti che vengono colpiti, non di nababbi che si impoveriscono e devono cambiare il proprio yacht di 60 metri ad uno di 15, ma più banalmente e più drammaticamente si tratta dei risparmi previdenziali di 8 milioni di lavoratori, colpiti in due direzioni, causati dal verificarsi di due fattori che purtroppo non sembrano indurre a nessuna riflessioni, ma a produrre risposte sferzanti e fuori luogo: lo spread e l’indice della borsa di Milano.
Indice dello spread:
Gennaio 2018 :135
Ottobre  2018 : 305
Indice Ftse Mib:
Gennaio 2018 24..000 punti
Ottobre  2018 19.000 punti

Ad ogni aumento delle spread si deprezza il valore di bond statali detenuti in portafoglio ed i fondi negoziali in maggioranza hanno tutti titoli di debito domestico. Ad ogni diminuzione dell’indice di piazza Affari, che è una registrazione della diminuzione di valore delle azioni, corrispondentemente si deprezzano i titoli azionari posseduti dai Fondi. Dal 26 settembre, prima del deficit/Pil al 2,4%, ha perso l’11% e bruciato 70 miliardi di euro
Una duplice manovra a tenaglia che lascia senza fiato contro la quale i gestori finanziari stanno facendo salti mortali per limitare i danni.
Fortunatamente si tratta di investimenti di lungo periodo, per cui le oscillazioni cicliche in un arco temporale ampio vengono generalmente riassorbite. E si deve ricordare che  agli iscritti alla previdenza complementare, soccorre la libertà della scelta della data da cui far decorrere l’erogazione della pensione integrativa. Nel senso che quando si va in pensione il trend borsistico non è dei più favorevole, si può aspettare un attimo e poi richiedere la prestazione complementare, che diversamente da quella Inps, può anche decorrere in una data successiva al pensionamento..

Anche la presunzione che una folla di pensionamenti creerebbe nuovi posti di lavoro è un mito. Molte aziende ne approfitteranno per ristrutturare, assorbendo molto poco. Si pensi al pubblico impiego, dove più urgente è il bisogno di svecchiamento ed innesto di giovani. Magari fosse così, con 160mila giovani, con minore cultura guridica e più quella manageriale 4.0, si avrebbe meno burocrazia,  servizi più veloci ed adeguati e saremmo tutti contenti.

 

 

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