Il lungo periodo è il miglior paracadute contro il rischio spread

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Andamento dello spread da gennaio 2018

La Previdenza complementare nel 2017 chiuse un anno estremamente positivo, pur in presenza di titoli con rendimenti a tasso zero. La ripresa economica mondiale e quella “arrancante” italiana portarono la capitalizzazione della Borsa di Milano a sfiorare i 25.000 punti ( ora arranca sui 18.000 a livello degli anni bui 2007/2015) ed era stato uno dei fattori che aveva consentito performance di tutto rispetto al settore delle pensioni private. E’ innegabile che lo scenario domestico ora è sensibilmente cambiato da quando il nuovo governo ha palesato le sue intenzioni di politica economica, pretendendo in primis la cancellazione di 250 miliardi di debito che secondo me non è stata mai completamente cancellato nel retro pensiero dei proponenti ed è uno dei fini riposti dell’attuale scontro con la UE.
Quando fu resa nota tale richiesta, poi depennata, immediatamente, gli investitori più consistenti ed avveduti, cominciarono a ritirare i loro soldi temendo una fuoriuscita dall’euro e lo spettro di rimborso con una diversa moneta, frutto di una deliberata scelta politica. Gli atteggiamenti successivi sono conseguenti , e si vanno, almeno finora, consolidando. La manovra che aveva già ottenuto un tacito consenso di uno sforamento di 1,9% invece dell’1,5%, con la previsione del deficit al 2.4% del PIL , ha spiazzato un po’ tutti, aggravando ulteriormente la situazione. Lo spread che già era cominciato a salire da 130 punti di inizio 2018 a oltre 310 punti in questi giorni ha aggravato il fardello del debito pubblico da pagare in futuro e la caduta della borsa, in media quasi due punti percentuale al giorno per una settimana, non altro significava che un’ accelerazione della fuga dei capitali. Dopo la bocciatura della manovra si è preferito dare risposte muscolari e dichiarazioni di guerra ad effetto, che avranno avuto il merito di aumentare il gradimento del governo, ma che avvicina pericolosamente il ripetersi del copione già recitato in Grecia.
Si può anche credere ai complotti dei poteri forti, ma bisogna sapere che la quantità dei titoli di Stato e la quantità degli investitori, che spaziano dai grandi fondi pensione ai piccoli risparmiatori, rende impossibile che questi possono decidere sull’andamento dello spread.
Come ha scritto Giuseppe Cannizzaro su Pikline, lo spread è la differenza di rendimento tra i nostri buoni del tesoro decennali e quelli tedeschi e rappresenta il rischio percepito dagli investitori acquirenti dei titoli Italiani. A parità di tasso d’interesse, tutti sceglierebbero di comprare i bund tedeschi, notoriamente i più sicuri, quindi il Tesoro Italiano per vendere i suoi titoli deve dare una remunerazione maggiore, la cui misura sarà tanto maggiore quanto più alto sarà il rischio. E’ facilmente intuibile che al crescere dei timori sulla sua solvibilità lo Stato Italiano si vedrà sempre più costretto ad aumentare il tasso di interesse (ecco lo spread) per convincere gli investitori a scegliere i nostri titoli tra i tanti disponibili sul mercato.
Tuttavia, gli Italiani , continua Cannizzaro, non sembrano particolarmente preoccupati e si mostrano, anzi, particolarmente reattivi e pronti a scroscianti applausi sulle esclamazioni del tipo “prima le persone poi lo spread”. Cosa significa dunque “prima le persone poi lo spread”? Un Paese con oltre 2.300 miliardi di euro di debito non può permettersi di ignorare irresponsabilmente la voce “spesa per interessi” iscritta in bilancio. A meno che, ovviamente, non si voglia sfasciare tutto, tornare alla lira e stampare moneta. Che sarebbe un inimmaginabile disastro.”
La salita dello spread ed il calo della borsa non lascia indenni gli investitori istituzionali come i fondi pensione che seguono con apprensione l’evolversi della situazione e già mettono in conto che il corrente anno non sia così roseo come lil 2017 e già guardano a quello successivo.
A loro favore gioca il fatto che gli investimenti dei fondi sono di lungo periodo. L’arco temporale medio è di 15 anni circa, più che sufficiente per assorbire le crisi che ciclicamente si presentano sui mercati finanziari.
Il sistema di finanziamento dei fondi è a capitalizzazione pura, quindi si capisce bene l’importanza dell’andamento dei mercati finanziari.
Nel frattempo bisogna approfittare degli interventi sulla legge Fornero per rilanciare le adesioni alla previdenza complementare. Infatti essa appare più che mai indispensabile per assicurare il tenore di vita ai lavoratori. Le riforme che si propongono, l’istituzione della pensione di cittadinanza e il taglio delle pensioni d’oro, anche quelle che sono il corrispettivo dei contributi versati, rende chiaro un approccio ideologico anche se non esplicitamente enunciato, della tendenza al livellamento in basso. Una cosa è fare appello al senso di solidarietà ai lavoratori più fortunati affinchè contribuiscano ad alleviare il disagio dei percettori di pensioni minime, un’altra è scaricare su costoro il rancore ed il livore sociale perché comunque ( è il retro pensiero) pensioni alte non possono essere mai eque e legittime.
Poi c’è da fare il discorso sulle coperture per l’innalzamento delle pensioni minime, ma questa sembra essere l’ultima preoccupazione. L’Inps ha reso noto che circa 6milioni di pensionati percepiscono una pensione di 500 euro mensili . Per ognuno di questi ci sarebbe una integrazione di 208 euro che all’anno sono 3640 per 6 milioni farebbe 22 miliardi circa.
Ma torniamo alla previdenza complementare, essa serve specialmente a coloro che pur avendo lavorato una vita, maturano una pensione attorno all’importo previsto per la pensione di cittadinanza. Di conseguenza bisogna rilanciare le adesioni, attraverso un nuovo periodo di silenzio assenso e una adeguata campagna informativa ed istituzionale. Non solo, si devono incentivare fiscalmente le nuove iscrizioni riportare la tassazione degli investimenti dei fondi pensione ad una aliquota non superiore all’11% com’era prima e promuovere le condizioni perché i fondi investano in economia reale, prediligendo il sostegno alle infrastrutture e lo sviluppo, anche se giorno per giorno si allunga l’elenco delle opere che sono bloccate non solo la famosa Tav, ma anche i lavori della metropolitana a Napoli perché le grate di areazione turberebbero l’estetica di Piazza Plebiscito..

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