Pensioni: ma si farà poi questa riforma?

Scritto il alle 08:45 da [email protected]

La prima bozza della finanziaria non conteneva la norma sulla riforma delle pensioni, ma solo lo stanziamento, la bozza successiva la conteneva, quella “bollinata” , no
La riforma delle pensioni è diventata un fiume carsico che compare e scompare a giorni alterni. Ormai sono pochi a capirci veramente qualcosa. Di certo si intravede la presa di coscienza ( forse) che i costi sarebbero enormi e che bisognerebbe diluirli nel tempo
anche per calmare le acque dei mercati finanziari e gli strali della UE, dopo che i paesi “amici “( Austria, Polonia e Ungheria) si sono associati al rigore dei rimanenti Stati membri. Perché anche se “sovranisti”, i governanti di questi paesi non ci pensano proprio che i loro euro vadano a finanziare  altrui paesi, sia pure ideologicamente affini, a fare la vita pacchia con i soldi degli altri. Se questa tardiva presa di coscienza fosse avvenuta solo qualche settimana scorsa, avremmo limitato molti danni a livello di spread e di indice di borsa,  e probabilmente avremmo, in questo caso, potuto discutere con la UE da una posizione relativamente più forte e con maggiore possibilità di  ottenere comprensione.
Le misure previste in tema pensionistico ed assistenziale sono sostanzialmente confermate, ma si procederà attraverso disegni di legge collegati, emendamenti o norme delegate, mentre sembrava esclusa la possibilità del ricorso ai decreti legge, invece anche questa ipotesi è possibile.
Intanto comincia a manifestarsi e a montare rabbia e delusione fra gli interessati, specie fra i “quotacentisti”. Ormai fra questi stop and go cominciano a perdere le certezze. La misura la vogliono ora e subito nella manovra. In sostanza stiamo assistendo da parte del governo del “cambiamento” alla stessa manfrina che ha caratterizzato i governi “statici” quelli che facevano il teatrino della politica.

I pezzi forte sono ormai stranoti ma continuano ad essere ignoti i criteri di attuazione, per cui ci si limita a ricordarli: reddito di cittadinanza, pensione di cittadinanza, quota 100, taglio delle pensioni d’oro, proroga opzione donna.
Per ridurre l’importo delle pensioni superiori a 4500 euro netti mensili la nuova bozza prevede l’introduzione di un contributo di solidarietà per 5 anni attraverso un paio di ipotesi. che è inutile stare a ripetere perché scritte sulla sabbia, ma sembra che chi ha maturato una pensione d’oro interamente con il sistema contributivo non avrà nessun taglio
. Al momento non c’è, invece, il blocco dell’adeguamento al costo della vita degli assegni.
Anzi, si prevede che si attuino le normali regole degli scatti legati all’inflazione.
Il sindacato dei pensionati tuttavia paventa il pericolo che comunque la rivalutazione delle pensioni potrebbe essere messa in discussione. “Il contributo di solidarietà sulle cosiddette pensioni d’oro è solo uno specchietto per le allodole, dice lo SPI, perché è noto a tutti che in questo modo si portano a casa pochissime risorse. L’obiettivo è piuttosto quello di sterilizzare e modificare il sistema di rivalutazione per quelle medio-basse. Non ci vedo nessuna equità in questa operazione e nemmeno nessun segno di cambiamento, visto che lo hanno già fatto altri in passato. Si fermino ed evitino di produrre un ulteriore danno verso pensionati che hanno lavorato per una vita e che hanno versato i contributi”

Quota 100
L’età di pensionamento sarà di 62 anni con 38 di contributi, ci saranno 4 finestre per l’uscita (2 per gli statali).
I lavoratori privati che avessero maturano i requisiti entro dicembre 2018 potranno uscire il 1 aprile 2019. Se li matureranno dal 1° gennaio 2019 potranno ricevere la pensione «trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti», quindi con una sorta di finestra mobile trimestrale.
I lavoratori pubblici che maturano i requisiti per quota 100 entro il 31 dicembre avranno l’assegno pensionistico dal primo luglio, se maturano i requisiti successivamente il diritto alla decorrenza dell’assegno sarà maturato dopo sei mesi. Ma già si parla di slittamento a settembre 2019 mentre per il personale della scuola la finestra è annuale.
Aumento età congelata parzialmente
Resteranno fermi a 42 anni e 10 mesi (41 anni e 10 mesi per le donne) anche l’anno prossimo (senza l’aumento di cinque mesi previsto) i contributi necessari a lasciare il lavoro a prescindere dall’età ma è prevista una finestra mobile trimestrale anche per chi esce con questa norma. Non c’è il blocco dell’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia. Nel 2019 si andrà in pensione di vecchiaia a 67 anni e rimane l’aggancio agli andamenti della speranza di vita.
Prorogata l’ «Opzione donna» che permette di uscire con il ricalcolo contributivo con almeno 58 anni e 35 di contributi.
Turnover con il contributa aziendale per il “ricambio”
Si lavora a una norma sui fondi di solidarietà bilaterali per favorire il turn over
Divieto di cumulo per due anni
La pensione anticipata non sarà cumulabile almeno all’inizio con redditi da lavoro (a meno che non siano per lavoro autonomo e per meno di 5.000 euro lordi annui) per due anni.
Riscatto periodi figurativi, laurea
I lavoratori interamente nel sistema contributivo (senza contributi prima del 1995) avranno la possibilità di riscattare in tutto o soltanto in parte i periodi non coperti da contributi. L’onere è a completo carico degli aventi diritto (che lo deducono) ma può essere sostenuto anche da un parente o affine entro il secondo grado (che lo detrae). Il meccanismo potrà essere usato anche per riscattare i periodi di studio universitari che hanno portato al conseguimento di una laurea.

Ape Sociale
Non è ancora ben chiaro se ci sarà la proroga dell’Ape sociale come sembrava sicuro fino a poco tempo fa.

Ruit hora, il tempo corre, speriamo che la riforma poi si faccia.

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