Elicopter money policy

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La politica dei soldi gettati al vento dall’elicottero per realizzare il welfare tale e quale come lo immaginò nel 1942 lord Beveridge nel suo celebre rapporto Social Insurance and Allied Services, non serve né alla crescita dell’occupazione né al benessere dei pensionati. L’impianto di Beveridge era costituito da una serie di misure interconnesse compatibili con un’economia di mercato  con il sostegno dell’intervento pubblico mirato e senza sprechi. Beveridge individuò il modo per sconfiggere quelli che per lui costituivano i cinque grandi mali dell’umanità: miseria, malattia, ignoranza, squallore, ozio, mettendo in piedi un sistema fondato sulla corrispondenza tra il dovere di contribuzione e il diritto alle prestazioni. Esso si fondava sull’idea che tutti i cittadini hanno diritto a un livello minimo di sussistenza. In effetti grandi sono stati i progressi dal dopo guerra in poi, come grandi sono stati i regressi dagli anni 90, quando le prime crisi economiche, per non parlare di quella del 2007, hanno cominciato a mordere ed a erodere l’economia mondiale nonostante che la ricchezza globale prodotta per la comparsa sulla scena di paesi “emergenti” sia nel frattempo aumentata. Paesi come il Brasile, l’India, la Corea del Sud, Singapore e infine la Cina che sembrava insidiare addirittura il primato economico degli USA, sono dei giganti economici anche se con piedi d’argilla.. A maggiore ricchezza globale però corrisponde minore risorse a livello individuale. Il paradosso è facilmente spiegabile perchè le politiche redistributive di impronta marxista e poi socialdemocratiche si sono infrante di fronte alla deregulation che ha favorito il concentrarsi della ricchezza in poche mani e, con l’avvento di internet, in poche aziende.
L’Italia non si è potuta sottrarre a questo trend ed il suo welfare si è progressivamente ridotto e riversato a carico dei diretti interessati. Infatti come ciliegina sulla torta abbiamo la notizia Istat che la crescita paesana quest’anno si è bloccata, dopo tre anni di andamenti positivi. Ai posteri individuare le cause e a chi spetta l’onore del merito. Questo stop blocca un po’ le aspettative degli ideatori della “manovra del popolo” che prefiguravano una crescita del Pil di sicuro del 1.5%, ma anche del due / tre per cento.

Uno dei punti cardini della politica monetaria dell’elicottero, è quella di sperare di portare sollievo alle fasce più bisognose della società con misure assistenziali a pioggia, anche se abilmente infiocchettate da poderosi ragionamenti, come per esempio,  l’introduzione del reddito di cittadinanza e la pensione di cittadinanza. Prestazioni di natura meramente assistenziali quindi che aggraveranno le casse dello Stato. Non perchè il concetto sia sbagliato, ma ma ci sono, oltre al problema delle copertura, difficoltà oggettive di sostenibilità,  non potendosi finanziare il debito col debito.
Questo come problema principe, ma poi ve ne sono di insormontabili di natura applicativa e di vigilanza per evitare ingiustizie, sperequazioni ed indebite attribuziuoni.
Ma per non buttare i soldi al vento da un elicottero in volo che come si è visto, sarebbe una inutile dispersione di risorse, tranne per qualche fortunato che riesca ad arraffare qualcosa, bisogna rendere strutturali i benefici ottenuti per le categorie rientranti nell’ape sociale che saranno fagocitati dalla quota 100 e rendere accessibile la pensione calcolata con il metodo contributivo a 67 anni,  eliminando o modificando gli attuali vincoli di accesso. Vincoli costituiti dall’obbligo di maturare una pensione di importo pari ad una volta e mezzo l’assegno sociale per coloro che vanno in pensione per vecchiaia pari a 680 euro mensili e 2.8 (1280€) dello stesso importo per chi vorrebbe optare per la pensione anticipata. Finchè non si raggiungono questi requisiti attualmente non si può andare in pensione, a meno di non avere 70 anni
Ma l’attenzione principale è focalizzata dal reddito di cittadinanza e la pensione di cittadinanza, che possono diventare un uso proficuo e produttivo di risorse oppure un ennesimo sciagurato episodio di sperpero. Dipende sostanzialmente come queste misure saranno legiferate e come concretamente applicate. Intanto sarebbe meglio procedere al rafforzamento del reddito di inclusione ( REI) e introdurre ammortizzatori Universali e  di un reddito di garanzia e di continuità per i giovani .
– Il reddito di cittadinanza non avrebbe il carattere universale perchè dovrebbe essere accessibile solo a quei  disoccupati e inoccupati residenti da almeno 5 anni in Italia, incorporerà il Rei ma non sono ancora chiari i requisiti reddituali e in che modo entra in relazione con il sistema delle tutele già oggi presenti, a partire dagli ammortizzatori, in particolare la Naspi.
– Tutto si basa sulla capacità dei Centri per l’impiego di prendere in carico i destinatari e sostenerli nella ricerca di occupazione e di attivazione nel mercato del lavoro. Operazione immane nel breve periodo e già si pensa di coinvolgere i patronati ed i Caf.
Alla proposta si collegherebbe l’obbligo di svolgere 8 ore settimanali di lavoro sociale, misura giudicata dai sindacati molto pericolosa col rischio  di riprodurre una storia di lavoro povero e non pagato, oltre che di determinare sostituzione e riduzione in ambito pubblico di lavoro qualificato.
Che poi questo reddito debba  essere interamente speso ( a parte il discorso delle spese morali ed immorali) indica l’intenzione di favorire comunque i consumi per evitare il flop degli 80 euro che solo parzialmente incrementarono i consumi.
La pensione di cittadinanza, infine, totalmente scollegata dalla vita contributiva, non risponde a criteri di equità e di tenuta solidale del sistema previdenziale. La riposta pensionistica delle persone con percorsi lavorativi discontinui o con basse retribuzioni
resti la proposta, avanzata unitariamente dal sindacato, della pensione contributiva di
garanzia. Ed è altresì un modo per incoraggiare il lavoro e bloccare quello in nero.

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