Il premio aziendale meglio se va alla complementare

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Il welfare aziendale sta conoscendo una fase di tumultuoso sviluppo andando ad affiancare sempre più prepotentemente   quello pubblico, mentre il governo studia delle tutele, come il reddito di cittadinanza, che mira a favorire anche chi è incolpevolmente escluso dal mercato del lavoro. Uno dei pericoli è la dispersione delle risorse in mille rivoli e rivoletti gratificanti nell’immediato ma poco utili nel lungo periodo.
Nell’ambito della gamma dei servizi offerti, quelli più richiesti, come emerge dal I° rapporto sul welfare aziendale Censis Eidaimon, prevalgono quelli relativi alla tutela della salute (53,8% dei lavoratori), seguite da quelle relative alla previdenza integrativa (33,3%), poi buoni pasto e mensa aziendale (31,5%), trasporto da casa al lavoro (ad esempio, abbonamento per i trasporti pubblici: 23,9%), convenzione per acquisti convenienti presso negozi e buoni acquisto (21,3%), asilo nido, campus, centri vacanze, rimborsi spese scolastiche per i figli (20,5%). Le prestazioni proprie del welfare, dalla sanità alla previdenza, vincono su quelle di integrazione del reddito, mentre la presenza di figli piccoli fa prediligere le prestazioni dedicate alla famiglia ( asili nido ecc).
Dare vantaggi fiscali alla trasformazione di premi o aumenti retributivi in prestazioni di welfare è oggi utile per dare una spinta al settore, ma nel medio-lungo periodo deve fare i conti con la “fame” arretrata di reddito dei livelli bassi: la trasformazione di quote percentuali di reddito finisce per avvantaggiare i redditi alti, piuttosto che consentire l’erogazione di servizi e prestazioni a chi più ne ha bisogno.
Il welfare aziendale ha ancora una forte connotazione legata ai meccanismi premiali o comunque più rivolto a dirigenti, quadri, lavoratori a più alto reddito
I risultati del 1° Rapporto Censis-Eudaimon da cui sono tratte alcune delle presenti considerazioni, evidenziano il contesto reale in cui deve inserirsi il welfare aziendale, al di là di semplificazioni o annunci puramente mediatici, garantendosi consenso, efficacia e sostenibilità. E allora di certo lo sviluppo del welfare aziendale richiede il superamento del rischio di rispecchiare tali e quali le differenze retributive tra lavoratori, trovando il modo di operare come un meccanismo di contenimento o riduzione delle disuguaglianze e, più ancora, di risposta efficace ai bisogni reali di tutela e di servizi dei lavoratori. Il welfare aziendale non potrà e non dovrà conservare troppo a lungo il volto del “welfare fiscale” emerso dalle Leggi di Bilancio, altrimenti rischia di perdere la sua anima di pilastro del welfare propriamente detto, la cui mission è fatta di tutela per le persone che ne hanno maggiormente bisogno

Ma per non disperdere le risorse a legislazione vigente, bisogna saperle canalizzare.
La Legge di Bilancio per il 2017 ha modificato la disciplina del premio di risultato – veicolato da contrattazione aziendale o territoriale – introdotta dalla Legge di Stabilità per il 2016, prevedendo esplicitamente la possibilità di convertirlo tutto o in parte in contribuzione al fondo pensione godendo in tal modo di vantaggi sotto il profilo fiscale.
La novità è data dalla possibilità di convertire il premio di produttività al fondo pensione godendo (nei limiti di 3.000 euro, innalzato a 4.000 euro per premi regolati da accordi stipulati fino al 24 aprile del 2017) di una deducibilità fiscale totale in fase di versamento.
In tal modo i lavoratori che optano per il versamento del premio ad un fondo pensione o altra forma di previdenza integrativa, potranno dedurre nell’anno i contributi versati anche oltre il limite ordinario di deducibilità di 5164.57 euro, fino ad una cifra complessiva di 8164,57 euro.
La legge di bilancio per il 2017 ha specificato che l’esenzione, già prevista, si sarebbe protratta anche in fase di erogazione della prestazione sia in forma di capitale che in forma di rendita e ad ogni forma di erogazione del montante accumulato presso il fondo pensione, comprese anticipazioni, riscatti e rendita integrativa temporanea anticipata,c.d. RITA, (Circ. l’Agenzia delle Entrate n. 5/E del 29 marzo 2018).
L’Agenzia delle Entrate, con tale provvedimento, è intervenuta sulla materia del welfare aziendale e contrattuale con puntuali precisazioni anche su altri versanti, confermando un crescente interesse verso questa tematica di cui si attende un inarrestabile sviluppo.

C.L.

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