I fondi pensione italiani ora puntano su investimenti alternativi

Scritto il alle 09:11 da [email protected]

Pochi italiani sono disposti a prestare i loro risparmi allo Stato, questa è la lettura che emerge dalla prima fase di offerta agli investitori retail di Btp Italia a scadenza quadriennale, nonostante una cedola minima garantita dell’1,45%. I singoli  risparmiatori italiani, perchè questi sono gli investitori retail,  non si sono precipitati ad investire per salvare la manovra di bilancio 2019. La raccolta è stata di circa 863 milioni di euro, mentre nell’offerta di maggio aveva ottenuto circa 4 miliardi.
Ora è partita l’offerta di collocamento  dedicata agli investitori istituzionali, fra cui i fondi pensione. L’inizio non sembra al momento esaltante. Vedremo poi quale sarà la risposta finale questa volta, specie quella dei fondi pensione.
Intanto, nel clima di incertezza finanziaria che non depone bene per gli investimenti routinari, i fondi negoziali complementari stanno cercando delle vie alternative per l’allocazione del risparmio previdenziale.
Secondo Carlo Svaluto Moreolo, di Ipe pensioni,  Otto fondi pensione italiani hanno costituito una partnership per effettuare investimenti in asset class illiquidi. Generalmente rientrano nella categoria dei prodotti finanziari illiquidi le Obbligazioni bancarie, Polizze assicurative a contenuto finanziario, Derivati OTC, Azioni di banche non quotate, ecc (Comunicazione CONSOB n. 9019104 del 2 marzo 2009).
Normalmente vengono definiti comeprodotti  a basso rischio e “a capitale garantito”: sottostimando o nascondendo  la rischiosità dovuta alla scarsa “liquidità” ovvero al fatto che si tratta di strumenti non negoziabili sul mercato, da cui il termine di illiquidi. I Fondi  pensione ordinariamente possono aspettare con tranquillità la scadenza degli investimenti, per cui sotto questo punto di vista non ci dovrebbero essere problemi.
Assofondipensione, l’associazione italiana dei fondi pensione negoziali di categoria, coordina l’iniziativa, che sarà la prima del suo genere in Italia. I Fondi associati ad Assofondipensioni rappresentano il fondamento del sistema pensionistico italiano di secondo pilastro. Sono l’unica categoria di fondi senza fini di lucro. Ci sono 31 fondi negoziali, tutti a contribuzione definita. Sia le attività che gli aderenti sono cresciuti di quasi l’8% tra il 2017 e il 2016.
Più di due terzi delle loro attività sono investiti in obbligazioni governative e obbligazioni societarie liquide, mentre circa il 20% è investito in titoli azionari.L’iniziativa, lanciata da tre fondi relativamente piccoli – Arco, Prevedi e Concreto, che assieme comunque hanno circa 1,5 miliardi di euro di patrimonio – è stata successivamente ampliata per includere altri fondi più grandi.
I fondi si sono incontrati formalmente a Roma all’inizio di questo mese per suggellare la partnership, e secondo Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione, si incontreranno di nuovo questa settimana per una prima messa a punto dei dettagli tecnici. Discuteranno i tempi e il modo di selezione di un consulente per aiutare i fondi ad attivare i loro processi di selezione.

Le classi di attività e la tipologia dei fondi in cui investire devono ancora essere decisi. Tuttavia, si ritiene che mirino a investimenti in debito privato, private equity, infrastrutture e immobili.
L’associazione ha lavorato all’’iniziativa per quasi due anni – ha detto il presidente Maggi all’Ipe – In seguito agli input di Arco, Prevedi e Concreto, abbiamo coinvolto tutti i suoi membri in una discussione trasparente e diretta. Noi vogliamo inviare un segnale che i fondi possono lavorare insieme – ha aggiunto – e giocare positivamente sui loro punti di forza in una fase complicata per i mercati finanziari.
“Abbiamo trovato otto investitori che sono disposti ad andare avanti con una partnership. La partnership è aperta e più investitori sono invitati a partecipare.
“L’obiettivo è mettere in comune le risorse, al fine di raggiungere una massa critica economica più forte da offrire ai gestori patrimoniali e migliorare la governance degli investimenti”.
Gli appelli per la collaborazione tra fondi negoziali italiani sono stati fatti ripetutamente negli ultimi anni da autorevoli voci del settore, tra cui la Covip. Finora, i fondi erano mostrati riluttanti a muoversi in questa direzione, ma l’ iniziativa ha segnato un possibile cambio di passo trattandosi di una prima iniziativa nel suo genere e potrebbe costituire un modello per le future partnership in cui i fondi possono creare forti sinergie.
L’istituzione della partnership segue una decisione di Covip dell’inizio di quest’anno che ha aperto la strada agli investimenti nei fondi chiusi da parte dei fondi  di categoria perchè questa tipologia di investimenti non sono mai stati formalmente vietati dalla legge, Covip ha chiarito alcuni aspetti tecnici, rendendo così più facile l’attuazione delle nuove forme di  investimenoi.
L’Autorità di vigilanza sulla previdenza complementare ha chiesto ai fondi pensione di adattare i propri documenti di politica di investimento e poichè le politiche di investimento sono riviste ogni tre anni, per  la maggior parte dei fondi pensione si procederà all’aggiornamento nel corso del prossimo anno, anche per sottrarsi alla spada di damocle dello spread è giocoforza cerca di liberarsi dai titoli di Stato, che rischiano di depauperare tutte le future rendite.

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1 commento Commenta
vuvuzela
Scritto il 23 novembre 2018 at 11:23

se fanno una buona offerta di CIR o altri strumenti di risparmio di cui si accennava a inizio legislatura, aderiremo in massa. Il BTP italia ha rendimenti troppo scarsi. Le tue ipotesi, caro Camillo, sono fandonie. Goditi la pensione ed il Maalox

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