Dall’OECD attacco alle pensioni di riversibilità

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Le prospettive sui sistemi pensionistici
Le riforme effettuate nell’ultimo decennio nei paesi dell’ OECD (The Organisation for Economic Co-operation and Development,in italiano OCSE) hanno reso i sistemi pensionistici più sostenibili, è quanto emerge dal Rapporto Oecd-pensions-outlook 2018, presentato a Parigi il 3 dicembre 2018

Il Rapporto afferma che sulle pensioni i governi si trovano in difficoltà perchè devono affrontare sfide quali l‘invecchiamento della popolazione, bassi rendimenti sui risparmi previdenziali, bassa crescita, lavori sempre meno stabili e copertura pensionistica insufficiente. Questi problemi hanno creato incertezza e sfiducia fra i lavoratori sul tenore di vita al raggiungimento dell’età pensionabile.

“La riforma delle pensioni rimane una sfida continua poiché i paesi devono garantire che le persone ottengano una pensione adeguata pur restando sostenibili”, ha affermato il segretario generale dell’OCSE Angel Gurría, presentando il rapporto.
Per superare i problemi sopraccennati, molti paesi hanno introdotto meccanismi automatici per adeguare i benefici pensionistici alle dinamiche economiche e demografiche e introdotte delle opzioni predefinite per aiutare le persone che non vogliono o non possono fare scelte. I Paesi hanno anche adottato misure per rafforzare le reti di sicurezza per prevenire la povertà della vecchiaia.

Gli Organismi istituzionali e quelli politici hanno anche adottato provvedimenti per rendere più efficaci la regolamentazione e la vigilanza sui sistemi pensionistici a capitalizzazione, tipiche per le forme di previdenza complementare, per assicurarsi che queste gestiscano i risparmi delle persone nel migliore interesse degli aderenti.

Le norme fiscali dovrebbero essere semplici, stabili e coerenti in tutti i piani di risparmio previdenziale. I costi imposti dai fondi pensioni ai propri membri devono essere fatti presenti con chiarezza. In Italia c’è il cosiddetto “Isc”, l’indicatore sintetico dei costi reperibile sul sito della Covip.

I fondi pensione non devono essere istituzioni pubbliche soggette ai governi, ma essere tuttavia sottoposti ad una ferrea vigilanza per orientare e definire la politica di investimento, la massima trasparenza sulle loro deliberazioni e sulla gestione degli investimenti e dei rischi e renderli edotti alle diverse parti interessate.

Funzionalità automatiche, opzioni predefinite, informazioni e scelte semplici, incentivi finanziari ed educazione finanziaria possono portare a risultati di pensionamento migliori, dato che bassi livelli di conoscenza finanziaria e di pregiudizi comportamentali possono indurre le persone a prendere decisioni inadeguate per la loro futura pensione.

Pur essendo necessario un innalzamento quasi automatico dei limiti di età, occorre introdurre ampi criteri di una maggiore flessibilità per quanto riguarda l’età pensionabile delle categorie con lavori pesanti e con minore aspettativa di vita. Le politiche volte a migliorare la sostenibilità dei sistemi pensionistici alla luce dell’aumento dell’aspettativa di vita dovranno considerare in che modo le persone appartenenti a diversi gruppi socioeconomici e di genere potrebbero essere tutelate.


Dopo queste considerazioni di carattere generali, il rapporto OECD affronta il problema delle pensioni ai superstiti.
Si ricorda che l’introduzione di questo tipo di tutela costituì  un punto di svolta della sicurezza sociale. L’alta incidenza degli incidenti sul lavoro, l’elevata morbilità, oltre alla vecchiaia, causavano una folla sterminata di vedove e di orfani spesso senza nessun sostentamento se non quello “peloso” delle varie forme caritatevoli esistenti.
Ancora oggi le pensioni dei superstiti svolgono un ruolo importante nel livellare gli standard di vita dopo la morte di un partner. Tuttavia, per l’Oecd non si dovrebbero ridistribuire i contributi previdenziali dai single alle coppie o limitare la loro funzione di disincentivo al lavoro ( del tipo tanto ho la pensione, che mi importa di lavorate, un’argomentazione risibile).

Il Rapporto introduce quelli che dovrebbero essere alcuni punti fermi per la concessione della pensione al partner superstite (quasi sempre una donna) e sul loro finanziamento.
Il suggerimento principale è di non erogare la pensione di reversibilità finché il beneficiario non abbia raggiunto l’età di pensionamento, fornendo a chi è in età più giovane un aiuto temporaneo di adattamento, che tenga conto di fattori quali la presenza di figli ( Sole24Ore del 3.12.18)”. L’Italia ha una forte spesa spesa per le pensioni di reversibilità in relazione al Pil, aggravata da un’occupazione femminile tra le più basse.  Insomma, la pensione di reversibilità resta necessaria, ma dovrebbe evolversi al passo con i tempi. L’Ocse suggerisce anche di “internalizzare” il costo delle pensioni di reversibilità all’interno della coppia. A fronte degli stessi diritti previdenziali accumulati, la pensione di vecchiaia di una persona che vive in coppia dovrebbe cioè essere inferiore a quella di un ‘single’ per finanziare la pensione di reversibilità (che altrimenti sarebbe implicitamente finanziata anche dal ‘single’, che però non si potrebbe avvalere di un analogo beneficio). Questo potrebbe valere anche per gli assegni familiari, ecc, ma se il single ha un figlio?
In Italia già nel Def 2016, il Documento di programmazione economica, si affacciò l’idea di rivedere i criteri per la concessione delle pensioni di reversibilità. Al capitolo “Contrasto alla povertà e welfare“, la riforma in arrivo «razionalizzava le prestazioni di natura assistenziale e quelle di natura previdenziale introducendo il principio di “universalismo selettivo”’, e si poneva l’obiettivo di superare la frammentarietà delle misure esistenti». Di questo ne siamo perfettamente consapevoli, ma con il reddito di cittadinanza non ci saranno più problemi. Tuttavia c’è da rilevare che le prestazioni di natura previdenziali, cioè quelle supportate da versamenti di specifici contributi all’Inps, non possono subire lo stesso iter delle prestazioni assistenziali che gravano sulla fiscalità generale. in quanto la pensione ai superstiti, indiretta o di reversibilità è una prestazione di natura previdenziale.
Ciò significa che in futuro le vedove per averne diritto avrebbero dovuto possedere requisiti diversi e più penalizzanti di quelli attuali. Questa  previsione fu ritirata a furor di popolo anche perchè l’intera materia era stata regolamentata ex novo con la legge Dini (legge 335/95).
Attuamente l’importo è determinato applicando alla pensione diretta le seguenti percentuali: 60%, se solo coniuge; 70%, se solo un figlio; 80%, se coniuge e un figlio o due figli senza coniuge; 100% se coniuge e due o più figli o tre o più figli; 15% per ogni altro familiare, avente diritto, diverso dal coniuge, figli e nipoti.
La pensione ai superstiti in base alla legge 335/95 è ulteriormente ridotta se il titolare possiede altri redditi.
Se il reddito posseduto è superiore a 3 volte il trattamento minimo, c’è una riduzione del 25%, 4 volte riduzione del 40%, 5 volte, riduzione del 50%.
Oltre a ciò a seguito di un presunto proliferare del fenomeno di matrimoni fra “caregiver” meglio conosciute come badanti, ed i loro assistiti.  Legge 111/2011 art 18 comma 5, stabilì ulteriori elementi di restrizioni ( le cosiddette norme anti badanti).
Dal 1° gennaio 2012, in conseguenza di un matrimonio contratto con consorte di età sopra i 70 anni e più anziano/a di 20 anni, la pensione sarebbe stata ulteriormente ridotta se il matrimonio fosse durato meno di 10 anni (un  taglio  del 10% per ogni anno in meno al decennio). Non c’era decurtazione in presenza di figli minori, studenti, o inabili. La platea interessata comunque si aggirava sui 20.000 soggetti, che su 17 ,milioni di pensionati è veramente poca cosa.
Con la sentenza n. 174 del 15 giugno 2016, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 18, comma 5, della legge 111/2011, rilevando che ogni limitazione del diritto alla pensione di reversibilità deve rispettare i principi di uguaglianza, ragionevolezza, nonché il principio di solidarietà che è alla base del trattamento pensionistico in esame.
Ma in ultimo,  non a carico delle vedove che si riduce il disavanzo previdenziale.

 

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