La burocrazia della Ue complica la vita dei fondi e ne aumenta i costi

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La manovra del popolo è legge, la legge n. 145/2018 approvata, come è noto, ed in condizioni perfino peggiori per la libera discussione, con l’ennesimo voto di fiducia. Per quanto riguarda le misure clou, reddito e pensioni d cittadinanza e quota 100, ci dovrebbe essere a brefve un decreto legge, che probabilmente sarà approvato con un altro voto di fiducia. Per quanto attiene la previdenza complementare, silenzio assoluto, se si esclude una norma procedurale semplificativa sul versamento dei contributi ai fondi di previdenza pubblica (comma 269).
Vedremo se è una semplice dimenticanza o una precisa scelta politica, in quanto il secondo pilastro pensionistico, così indispensabile per le giovani generazioni, non ha mai avuto uno spazio particolare nella agenda del governo. Ma di previdenza complementare all’interno della UE si opera e si agisce, vedi per esempio  la recente direttiva Iorp 2.
Come è evidente dall’esplosione dei cosiddetti “sovranismi”, in molti paesi membri la maggioranza non è contro la Comunità Europea in sé, che ha prodotto e produce benefici che altrimenti non si sarebbero potuti conseguire, sia alle imprese che alle persone, oltre ad aver impedito la deflagrazione di conflitti armati fra i vari Stati europei e quelli confinanti con l’Europazona, come la Russia. Le critiche si incentrano piuttosto sulla eccessiva burocraticizzazione della Comunità con un travaso dei poteri dalle istituzioni agli Uffici. Burocrazia significa letteralmente “potere degli uffici “.
Non sfugge a questo potere ovviamente neppure la previdenza complementare. Originata dalla giusta necessità di sicurezza, armonizzazione e trasparenza specie per quanto riguarda gli investimenti del risparmio previdenziale, poi nella sostanza si finisce per appesantire strumenti agili e funzionali e non garantire comunque gli aspetti negativi come una maggiore esclusione dai rischi finanziari, rischi che spessono non dipendono dagli amministratori dei Fondi, bensì magari da un tweet emanato a chilometri di distanza.
L’ultimo esempio concreto è il recepimento definitivo della Iorp2 da parte del nuovo governo gialloverde, che della lotta alla burocrazia Ue ne ha fatto una bandiera. Per carità, a scanso di equivoci, ben venga questa nuova regolamentazione sulle forme d i previdenza complementare, alla cui stesura ha contribuito in una posizione non affatto marginale la nostra Covip, unitamente agli altri analoghi organismi di vigilanza nazionali. Tra le novità imposte dalla UE c’è l’istituzionalizzazione delle figure fondamentali dei fondi pensione (art. 5-bis): gestione del rischio, revisione interna e attuariale (se necessaria) di quella attuariale. Gli incaricati di tali funzioni dovranno possedere i requisiti di onorabilità e professionalità da definirsi in sede di revisione del d.m. Lavoro 79/2007 e potranno essere sottoposti all’applicazione di sanzioni amministrative da parte della Covip.
Importante sarà la funzione di controllo del rischio. Bisognerà vedere se questo comporterà un ulteriore aumento delle competenze ( e potere) del Direttore Generale, di fatto il vero dominus della riforma. Per adeguarsi alla direttiva occorrerà quindi aumentare tutta la parte amministrativa con una conseguente lievitazione dei costi, oltre a quello implicito della richiesta di adeguamento dei compensi connessi alle nuove responsabilitàè. In effetti si punta all’espropriazione dei consigli di amministrazione sempre più organi di mera ratifica.

Nell’applicazione concreta il primo pericolo potrebbe essere un eccessivo appesantimento burocratico, un ritardo nell’assunzione di decisioni che magari vanno fatte all’istante e in ultimo l’esplosione , come paventato, dei costi di gestione. Strutture, personale qualificato, eccetera, costano e gli attuali costi come si vede dagli Isc  ( Indicatori sintetici dei costi) sono compressi al massimo e che incidono in maniera non marginale sull’ammontare della rendita integrativa. Un aumento di un punto percentuale, può portare nel lungo periodo anche ad una diminuzione della rendita mensile perfino oltre il 10%. Non si vorrebbe che questo servisse surrettiziamente a diminuire l’attuale divario che esiste fra i fondi negoziali, che non hanno come fine il lucro, come le Ong in sostanza, ed i fondi aperti ed i PIP che notoriamente hanno costi molto più alti.
Si dovrà aspettare le delibere attuative della Covip da emanarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto di recepimento, dopo la consultazione con gli operatori, sentite anche la Banca d’Italia, la Consob e l’Ivass. Teoricamente se si fa presto, il prossimo mese di settembre.

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