Il pensionamento felice

Scritto il alle 08:41 da [email protected]

Una buona pensione contribuisce alla felicità individuale, familiare e alla pace sociale. Detta così sembra una ovvietà. Ma è una cosa tremendamente seria per cui gli sforzi per conseguirla ieri erano totalmente a carico dello Stato, oggi vi si deve contribuire anche individualmente, anche se questo è un concetto ancora di difficile acquisizione come pattern mentale. Basta vedere la spasmodica attenzione sul reddito di cittadinanza, pensione di cittadinanza e quota 100, il cui decreto legge di approvazione slitta un giorno dopo l’altro.
Presi da questi obiettivi, il ragionamento sulle pensioni è sostanzialmente focalizzato sul primo pilastro, mentre si è ancora più allontanato sullo sfondo delle cose necessarie, il secondo pilastro costituito dalla pensione complementare. Con quota 100 certamente ci saranno molti italiani che si libereranno anticipatamente dal lavoro anche se incasseranno un assegno più magro per minore capitalizzazione dei versamenti contributivi, ma se la scelta è fatta consapevolmente saranno più felici.
Il concetto di pensionamento felice, è un’acquisizione recente come il benessere aziendale che inteso come modello organizzativo senza attriti e conflitti, è sfociato nel welfare aziendale.


Al giorno d’oggi i dati sulle pensioni e sugli atteggiamenti al pensionamento non mancano, ivi compresi quelli sulla gratificazione della pensione, oggetto di uno studio particolareggiato di State Street Global Advisors. Osservando la realtà dei fenomeni legati al pensionamento con gli occhi del singolo risparmiatore, sono stati analizzati diversi aspetti e prospettive per comprendere davvero le esperienze delle persone nei rapporti con gli enti previdenziali statali e istituzionali. In questo modo si è stato in grado di definire i problemi in maniera multidimensionali, quali i bisogni della gente, dei piani e delle politiche coinvolte nel processo di risparmio ai fini previdenziali.

L’indagine sui sistemi pensionistici mondiali, il Global Retirement Reality Report2018 è stata condotta nel primo trimestre dello scorso anno con il coinvolgimento di otto paesi e oltre 9.400 partecipanti, che hanno o avevano aderito a un regime a contribuzione definita o a un piano di risparmio equivalente. Sono stati intervistati soggetti che al momento dell’indagine erano lavoratori o pensionati, il che ha permesso di analizzare i diversi punti di vista, le loro aspettative ed esperienze.

Lo scopo era trovare aree di coerenza fra stati d’anomo, aspettative e realizzazioni. Ci si è chiesto ad esempio se le previsioni previdenziali dei lavoratori corrispondono alla realtà da pensionati e se i giovani lavoratori hanno messo in conto un prolungamento e un’evoluzione della loro vita lavorativa. Emerge l‘incongruenza, in particolare quella proveniente dal divario tra i dati oggettivi sull’adeguatezze dei risparmi e i dati soggettivi sulla soddisfazione espressa. In questa sede è stata approfondita l’idea di cosa costituisca un pensionamento felice. Come nel caso della felicita in generale, è sottolineato nel Report, non c’é un solo fattore determinante, ma diversi elementi che, se correttamente combinati e applicati consentono un pensionamento felice e sicuro.

Come il pensionamento, anche |a felicità riguarda e unisce tutti noi, come idea, stato d’animo e obiettivo a cui tendere.Parallelamente al cambiamento sul modo di concepire il pensionamento, cambia anche il concetto di felicità. Non è più considerata come uno stato di inattività, ma come un indicatore di progresso.

Gli elementi rappresentativi della felicita sono la libertà, salute e aspettativa di vita, generosità, sostegno sociale, in combinazione con i fattori finanziari , come fare la spesa senza preoccupazione, andare in vacanza, capacità di sostenere spese impreviste. I risultati, che emergono dai documenti di monitoraggio come il World Happiness Report, il Rapporto Mondiale sulla Felicità promosso ogni anno dalle Nazioni Unite, ci raccontano una storia avvincete ma prevedibile: le persone (e i paesi) più felici sono più produttivi, innovativi e, in ultima analisi, più ricchi. In contrasto, in quelli più poveri, c’è il dilagare dello stress, della tristezza, della rabbia e del dolore.

Utilizzando i risultati del Global Retirement Reality Report, si può vedere come, da questa angolazione, la felicità può essere un indicatore della preparazione al pensionamento e della soddisfazione conseguente.
In particolare, è stato interessante sapere da coloro che attualmente lavorano se si impegnano attivamente sul versante previdenziale e assumono scelte conseguenti, come l’adesione ad una forma di previdenza complementare così da riuscire a garantirsi una stabilità economica e un reddito gratificante.

Da coloro che sono già in pensione è stato interessante conoscere se hanno raggiunto Ia stabilità e la gratificazione ricercata o le delusioni inaspettate e quali insegnamenti possono trarre dalla loro esperienza coloro che hanno appena iniziato un percorso di risparmio previdenziale in un fondo.
Sulla base di questi elementi si è delineato un modello per una struttura pensionistica che combina pratiche efficaci con esperienze gratificanti, raccolte a livello mondiale.

Dai dati statistici dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE),a quelli del Melbourne Mercer Global Pension lndex fino ai risultati dei molteplici strumenti di monitoraggio dei regimi pensionistici utilizzati dai gestori degli investimenti, esiste una molteplice serie di dati per determinare I’adeguatezza del risparmio previdenziale e l’efficacia dei sistemi pensionistici. Sulla base del rapporto tra il totale dei lavoratori attivi e il prodotto interno lordo, gli Stati Uniti, i Paesi Bassi e l’Australia sembrano possedere Ie più alte riserve di risparmio previdenziale. Seguono Svezia e Regno Unito, mentre i sistemi meno adeguati sono quelli irlandese, italiano e tedesco.
Accanto alle riserve di risparmio previdenziale, in ciascuno dei suddetti paesi
esistono inoltre regimi a ripartizione pubblici più o meno generosi.

E’ difficile stabilire il concetto di sufficienza, in particolare quando si valutano i livelli di risparmio e gli stili di vita delle diverse popolazioni e regioni. Tra i paesi campionati dal Report, i requisiti per l’ adesione alla previdenza complementare sono diversi, come lo è l’adeguatezza delle pensioni erogate dallo Stato, il costo della vita in pensione e le opzioni per accedere al risparmio durante il pensionamento. Nonostante tutte queste variabili, si può agire sulle aspettative per il futuro e la consapevole responsabilità per migliorare il livello educazione previdenziale e aiutare di dipendenti a raggiungere una più ampia conoscenza nei seguenti modi:

– Fornendo agli iscritti rendiconti regolari che riportino gli attivi maturati e traducano questi risparmi in un reddito potenziale mensile anche per consentire alle persone di capire se sono sulla giusta via per realizzare i loro obiettivi

– Offrire piani di risparmio competitivi che riflettano profili di rischio adeguati a ciascun risparmiatore

. Bilanciare flessibilità e sicurezza all’interno delle soluzioni previdenziali che consentano ai pensionati di disporre di liquidità nei primi e più avventurosi anni di pensione. In Italia ciò è reso possibile dalla facoltà di avere in unica soluzione fino al 50% del montante accumulato alla propria forma pensionistica.

In definitiva emerge un mondo più consapevole, più libero e probabilmente più ricco ma non necessariamente più felice. Infatti, se da un lato la vita moderna ci protegge maggiormente a livello fisico, il suo impatto sul nostro benessere emotivo individuale e collettivo è sempre maggiore, come risulta dall’lndice di Gallup sulle esperienze negative. Poiché si ritiene che la felicita costituisca una dimensione fondamentale per garantire la produttività, il progresso e la prosperità, nel valutare l’efficacia dei diversi sistemi si dovrebbe guardare oltre i dati puramente quantitativi.
Certamente i cambiamenti apportati ai sistemi previdenziale per contenere l’impatto sulle finanze pubbliche, mentre da un lato aumentano la consapevolezza di dover procedere individualmente ad un risparmio ulteriore in un fondo pensionistico non più pubblico ma privato, aumenta l’insicurezza sul proprio futuro e non favorisce quella serenità di animo che è uno dei fattori chiave della felicità. Anzi la pensione rischia di diventare per molti una vera ossessione, oltre alla paura che quando poi arriverà il proprio turno, addirittura non ci sarà più una pensione pubblica
Gli studi quantitativi non rappresentano fedelmente la realtà, dato il divario sulle risorse e le aspettative dei futuri pensionati specie se si tiene conto di quanto appena detto sopra. Se ci si addentra nell’analisi dei fattori che causano il divario, individuiamo le dimensioni di fiducia (nel sistema), responsabilità (a livello individuale) e consapevolezza reale (come misura della sicurezza di essere preparati al pensionamento) quali componenti di un‘ipotetica formula del pensionamento felice. L’unione di questi elementi favorisce la fiducia, la presa di coscienza, il rigore e I’affidabilità all’interno di un piano di risparmio previdenziale nel suo insieme, a vantaggio sia dei risparmiatori, sia della società senza dimenticare che la maggior parte dei lavoratori italiani si basa esclusivamente sulla pensione pubblica.
Solo un quarto degli intervistati ricorre ad altre fonti di reddito:
Il 20% ha un reddito integrativo erogato da un fondo complementare a contribuzione definita e solo il 5% ha una fonte di reddito proveniente da una assicurazione privata. Si tratta di una posizione abbastanza unica se confrontata ad altri paesi oggetto dell’indagine che conferma come la stragrande maggioranza degli italiani si affida solamente alla pensione pubblica.

Per gli italiani è lo Stato il principale responsabile della costituzione di un reddito pensionistico adeguato per i cittadini. Si tratta di un’opinione diversa da quella espressa dagli intervistati della maggior parte degli altri paesi, che si considerano di gran lunga i principali protagonisti della preparazione del loro pensionamento.

Ouesto affidamento sullo Stato può spiegare anche il perché I’Italia abbia i tassi di risposta più bassi sull’importanza della pensione complementare.

I Report sottolinea come a causa dello storico affidamento sullo Stato in materia di costituzione del reddito pensionistico, molti italiani si aspettano ancora che sia lo Stato a risolvere il problema. E necessario aiutare le persone a cambiare mentalità in modo che facciano sempre meno affidamento sulla pensione pubblica e diventino responsabili per arrivare preparati al pensionamento. Quest’esigenza è stata sminuita per la presenza di ammortizzatori familiari, ma che dovrà cambiare man mano che gli individui diventeranno sempre più consapevoli della situazione pensionistica generale.

Esiste inoltre molta confusione in materia di risparmio previdenziale e sulle opzioni a disposizione dei lavoratori. Molto deve essere fatto per semplificare le opzioni e le informazioni fornite. Può essere d’aiuto, riducendo, ad esempio, l’uso di termini tecnici e semplificando i| linguaggio utilizzato nelle comunicazioni.
|| sistema pensionistico pubblico italiano è state storicamente uno dei più avanzati: il lavoratore medio che aveva versato tutti i contributi previsti poteva contare su un reddito pari all’80% del proprio stipendio al momento del pensionamento. Tuttavia con l’andare del tempo e la riduzione delle risorse pubbliche lo ha portato ad essere anche uno dei sistemi meno sostenibili, con conseguente riduzione delle prestazioni e con redditi da pensione non é più sufficienti a permettere uno stile di vita desiderato.
Quest’atteggiamento spiega molto bene l’aspettativa quasi messianica che gli italiani stanno ponendo ora sul reddito e pensione di cittadinanza,più che  su “quota 100”.

 

 

 

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