In vigore la IORP II: può trasformare il panorama pensionistico dell’UE

Scritto il alle 09:07 da [email protected]

Il decretone sul reddito di cittadinanza e su quota cento non è ancora apparso sulla Gazzetta ufficiale, ma suquella  del 17 gennaio 2019, n. 14, è stato pubblicato il decreto legislativo 13 dicembre 2018, n. 147, con il quale sono state apportate modifiche al decreto legislativo 252/05  sui fondi pensione, in recepimento della Direttiva (UE) 2016/2341, relativa all’attività e alla vigilanza degli enti pensionistici aziendali o professionali (c.d. “Direttiva IORP II”).
La direttiva di revisione della Iorp 1, partita il 14 dicembre 2016, è quindi operativa anche in Italia con lo scopo di rilanciare la pensione complementare scossa dai cicloni nostrani sulle riforme del welfare e, in ambito europeo, dal mancato accordo sulla Brexit, che avrà incidenza anche sui fondi pensione. Con questa direttiva si tende a rafforzare la governance dei fondi, innestando elementi più tecnicamente professionalizzati, mentre in Italia sitende a considerare le competenze in un disvalore. Poi  si agevolano le attività transfrontaliere dei fondi pensione aziendali e professionali e si pone una  maggiore attenzione sugli investimenti in attivi sostenibili e a lungo termine tenendo conto dei fattori ambientali e sociali. L’operazione è stata facilitata dalla tendenza  comune in tutta la Ue:  alle fusioni di piani pensionistici più piccoli in grandi unità consolidate, come esemplificato dal caso olandese. Negli ultimi 20 anni, il numero dei fondi olandesi si è ridotto del 75%. Tendenze simili stanno emergendo ovunque, anche in Italia; l’ultimo esempio domestico è costituito dalla recente  fusione dei tre fondi della cooperazione. Dalla fusione di Cooperlavoro, Previcooper e Filcoop è nato Previdenza Cooperativa. Quinto in Italia per iscritti (112.000) e ottavo per patrimonio (1,9 miliardi di euro).
Secondo Amin Rajan Rocky Roadfor the European pension plans, tre fattori hanno favorito questa tendenza nei singoli stati membri.
Il principale fattore è la necessità di evitare la duplicazione dei costi dovuti alle comuni funzioni amministrative. Poi la crescente complessità delle politiche di investimento, infine la maggior parte dei piani pensionistici manca di adeguate competenze per la governance di attività rischiose e la riduzione del rischio. IORP II può accelerare questa tendenza. La direttiva permette alle aziende paneuropee di operare in più paesi della UE avendo standard comuni nei settori chiave come l’amministrazione, la scelta degli asset, la gestione del rischio e la  comunicazione. Quando è stato chiesto di identificare il benefici  di IORP II, almeno uno in ogni 3 intervistati ne ha identificato almeni quattro::
Il 43% pensa che fornisce una migliore governance e attività di vigilanza.
Il 39% apprezza la libertà per i dipendenti di trasferirsi all’interno della UE senza incidere sui loro diritti pensionistici.
Il 35% apprezza le economie di scala.
Il 32% cita una migliore allocazione delle attività, il rischio valutazione e comunicazione dei membri, in sostanza migliori performance finanziarie.

Gli accordi pensionistici precedenti si sono dimostrati molto dispendiose per le società transeuropee.  La maggior parte dei fondi nei vari Stati hanno regole diverse e tendono ad agire autonomamente senza condividere le idee e buone pratiche degli altri Paesi.
D’altra parte gli attuali sistemi pensionistici esistenti nell’Unione europea sono un prodotto della storia politica e sociale e come tali sono profondamente radicate nelle culture nazionali. Creare un quadro armonizzato, come l’IORP II intende fare, richiederà tempo e costanza. Secondo, di conseguenza, i progressi saranno incrementali e si concentranno sulle nuove pensioni.
Il bisogno di avere profonde capacità di investimento in questa fase di bassi ritorni è diventato fondamentale anche per la capacità di gestione del rischio. In un momento in cui due terzi dei fondi DB (a prestazioni definite) hanno livelli di finanziamento al di sotto del 100%,in tutta Europa e sono alla ricerca di rendimenti degli investimenti in grado di colmare il divario.
Anche nei piani DC (a contribuzione definita), in questo periodo di guerre commerciali sui dazi non se la passano molto bene, ma stanno comunque meglio dei fondi che si sono impegnati a garantire determinate prestazioni. Non dimentichiamo che i costi fanno la differenza sulle prestazioni, se combinate nel tempo.
IORP II farà la quadratura del cerchio dimostrando che 2 + 2 = 5, consentendo così l’armonizzazione dei piani pensionistici nell’UE.
ll risparmio sui costi è il primo risultato atteso, ma la chiave di volta sta negli investimenti.
Su queste rosee prospettive gravita lo spettro della Brexit. La prospettiva dell’uscita del Regno Unito dalla Comunità Europea senza nessun accordo provocherà diciamo così dei disagi che vanno su un continuum da “tutto rimane come prima, alla catastrofe finanziaria totale”. L’Italia alla quale è stata preconizzata in recessione tecnica e finora non ha fatto niente per fronteggiarla ( la Brexit ovviamente, ma anche la recessione, perchè questa semplicemente ora la si nega, come fu fatto prima sugli effetti dello spread) è la più esposta, pur cercando di esorcizzare il problema dietro il reddito di cittadinanza e quota 100. A livello generale bisognerà vedere quello che avverrà sul mercato finanziario globale, poi nello specifico della complementare cosa succederà sulla portabilità delle posizioni pensionistiche esistenti nei fondi inglesi verso il resto della UE e viceversa. Gli altri paesi, come la Germania e la Francia si sono già atrezzati con specifici strumenti di intervento rapido ipotizzando scenari peggiori, noi invece dopo circa 70 anni dalla sua esistenza, abbiamo deciso che bisogna combattere il Fca, il “franco africano”.

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