Country report: gli squilibri italiani mettono a repentaglio anche gli altri paesi

Scritto il alle 08:34 da [email protected]

La Comunità Europea è passata alla correzione dei compiti sulle manovre finanziarie dei paesi membri. Sembra che chi abbia commesso più errori sia proprio l’Italia, in rosso il reddito di cittadinanza, in blu quota cento.
Secondo il Country Report UE sull’Italia, reso noto lo scorso mercoledì, la manovra 2019 non stimola affatto la crescita e non diminuirà di un euro il debito pubblico. E’ un giudizio pesante ampiamente  anticipato e prevedibile e che comporterà l’adozione di misure draconiane dopo le elezioni europe . L’Italia ha ancora degli squilibri economici “eccessivi”, ha affermato la Commissione europea.  In particolare, “l’alto debito (pubblico) e la scarsa produttività protratta comportano rischi con un significato transnazionale, in un contesto di alti livelli di NPL ( Non performing loans = crediti deteriorati) e disoccupazione”, si legge nel rapporto. “Il debito non diminuirà nei prossimi anni, dato che le deboli prospettive macroeconomiche e gli attuali piani del governo,  meno espansivi di prima, implicano un deterioramento dell’avanzo primario”. La Commissione ha affermato che “il bilancio del 2019 comprende misure che ribaltano elementi di importanti riforme fatte in precedenza, in particolare sulle pensioni, e non include misure efficaci per aumentare il potenziale di crescita”. Nonostante alcuni progressi nel risanare i bilanci delle banche, le riforme del diritto fallimentare e le politiche attive sul mercato del lavoro, l’impatto delle riforme è stato ampiamente bloccato nel 2018″. La Commissione ha affermato che “i tassi di interesse a seguito dello spread, più elevati rispetto ai livelli dell’inizio del 2018, incidono sui costi di finanziamento e sulle riserve di capitale delle banche,riducendo l’offerta di credito all’economia e la crescita del PIL”. Lo stock di crediti in sofferenza è diminuito in modo significativo, ma mantenere il ritmo di riduzione degli NPL sarà difficile date le condizioni del mercato. Presentando il rapporto, il vicepresidente per l’Euro Valdis Dombrovskis ha dichiarato: “rimaniamo preoccupati che il debito non diminuisca a causa dei deboli piani economici del governo, e in generale l’impulso delle riforme si è fermato”. Poi ha aggiunto “La Commissione rimane vigile e monitorerà da vicino la situazione italiana” per fare una valutazione di primavera basata soprattutto sull’ “ambizioso livello  del programma  di riforme”. La situazione italiana è “preoccupante” e il messaggio della CE è “notoche : deve migliorare le sue finanze pubbliche, l’efficienza della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario e rafforzare il sistema finanziario”, ha dichiarato il commissario per gli Affari economici Pierre Moscovici. . Inoltre ha detto che l’urgenza è ancora più sentita dall’indebolimento dell’economia italiana che cresce dello 0,2%“. La Commissione controllerà se il reddito di cittadinanza per i poveri e le persone in cerca di lavoro è “sostenibile” per le finanze pubbliche, ha dichiarato infine la commissaria per l’Occupazione Marianne Thyssen. La Commissione valuterà anche il suo impatto sul lavoro, data la debolezza delle politiche dell’occupazione. Mentre c’è un sostanziale giudizio sospeso sul reddito di cittadinanza,  una delle due politiche di punta nel bilancio del 2019 più netta è la presa di distanza su quota 100 , ma con un sostanziale outlook negativo.Come mai questo giudizio diversificato su due misure che comunque sono finanziate “a debito”?
Una prima spiegazione può essere ritrovata nel fatto che il reddito di cittadinanza rientra nel novero delle misure che tutti gli Stati dell’Ocse stanno adottando per contrastare la povertà e favorire  l’inclusione attiva. E’ una particolare inclusione sociale che oltre a dare un sostegno economico contro la povertà, vuole eliminare l’esclusione dei singoli o di gruppi o di nuclei familiari dal contesto relazionale sociale. Ed è attiva nel senso che ognuno nell’ambito delle proprie possibilità “ si deve dar da fare” con l’aiuto delle istituzioni,per uscire dalla situazione critica in cui si trova. Altrove si chiama reddito garantito, salario sociale eccetera, ma sostanzialmente sono specifiche misure di sostegno al reddito e appartengono al welfare state e gravano sulla fiscalità generale. Si investono delle risorse per avere delle ricadute in termini sociali ed economici. Diverso forse è stato il ragionamento su quota 100, che è una misura pensionistica, in netta controtendenza rispetto al trend di innalzamento dell’età pensionabile. Quota 100 non ha nessun filtro come quelli previsti dall’ape sociale, mina la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale perché comporta 5 anni di contribuzione previdenziale in meno e 5 anni di assegni pensionistici in più che si scaricano sulle futuri generazioni minando ancora di più quel patto generazionale fra lavoratori attivi e quelli in quiescenza. Non favorirà le assunzioni, perché gli ordinativi alle imprese, come certificato dall’Istat, sono diminuiti e il blocco dei cantieri blocca l’economia. Anzi le imprese in difficoltà si libereranno più facilmente della forza lavoro in esubero. Né rilancia l’economia gli investimenti fatti oggi per nuove opere, perché dalla delibera del CdM alla realizzazione passano in media  circa 10 anni..Le reazioni sono state varie ed immediate, da Tria che ha dichiarato come la Commissione non può andare a sindacare nel merito le singole proposte, al premier Conte che ha affermato sostanzialmente che non ci hanno capito niente, al vice premier. Il vice premier e ministro del Lavoro e dell’Industria, Luigi Di Maio, ha minimizzato le preoccupazioni della Commissione Europea negando che il bilancio del 2019 stia soffocando la crescita. “Non penso che le nostre misure blocchino la crescita”, ha affermato. Ha detto che le misure governative “servono per uscire da uno stato di crisi in cui si trova l’Unione europea”. E voi che pensavate che il governo puntava a risollevare solo le sorti dell’Italia. Vasto programma, avrebbe detto De Gaulle.

Camillo Linguella

 

 

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